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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Come si cambia…

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

eye-color-change-2852261_960_720Mi ha colpito così tanto che ci penso ancora. Sì, un paio di giorni fa, avendo letto su un qualche giornale che per l’Italia erano i giorni di Sanremo, intorno alle 9, ora italiana, ho cambiato canale su Rai1. Non lo facevo da tempo e non ne ero contenta di doverlo fare, ma perché no? Il perché no l’ho capito quasi subito, ed è stato un perché no che dopo dieci minuti mi ha costretto a cambiare di nuovo e a tornare al mio palinsesto personale. Quella sera l’ho finita a guardare il lancio del Falcon di Elon Musk, mentre le sere successive al Sanremo ho preferito un meraviglioso documentario di Channel 4 sui cosiddetti “vendicatori dell’Olocausto” capeggiati dal poeta Abba Kovner, e ieri un documentario sulla casa reale saudita.

Adoro i documentari, fosse per me guarderei sempre e solo documentari: non c’è argomento che trattato dentro un documentario ben fatto non prenda vita, non si faccia apprezzare nella sua importanza. Perché tutto è importante e, a ben guardare, è solo questa importanza di tutte le cose, anche di quelle minime, che ci salva dalla noia. La mia noia è diversa da quella Moravia, è prettamente mentale, intellettuale, arriva finanche ad essere meramente spirituale quando lo spirito è assettato di conoscenza. Perché la conoscenza è il cibo che lo nutre e senza si muore. Senza, torna la noia nell’anima, che non si sa come gestire.

Di buono c’è che per quanto vivremo ci sarà sempre qualcosa da imparare. Il mio argomento preferito sono le biografie di vita che se possibile vorrei conoscere tutte quante. Secondo dati studi cento miliardi sono gli individui che hanno vissuto su questo pianeta dall’inizio dei tempi. Dal tempo dell’homo sapiens sapiens, immagino. Ecco, io non riesco ad immaginare niente di più straordinario del conoscere le storie di tutte quelle vite: altro che Dante, altro che Shakespeare! Conoscere le vite degli individui è conoscere la storia del mondo, del suo pensiero, delle dinamiche che si sono estrinsecate come si sono estrinsecate e lo hanno portato ad essere ciò che è oggi. Quando dico “conoscere” le storie di vita, non intendo sotto dimensione gossipara, ma sotto mera dimensione spirituale. Vorrei insomma sapere cosa hanno fatto, come lo hanno fatto, perché lo hanno fatto e soprattutto come hanno ragionato mentre lo facevano. Cosa ha reso tutte queste persone a loro modo importanti, indimenticabili, amate o odiate non importa, coraggiose o codarde non fa differenza, perché tutte qelle modalità di essere si sono comunque risolte nel diventare storie di vita e le storie di vita non si giudicano… si conoscono per ammirarle, nei casi più felici per imparare dalle stesse.

Che a ben pensarci lo shock che ho provato nel venire a sapere che metà dei televisori italiani erano sintonizzati su quel programma che insultava la mia intelligenza, era proprio determinato da questo: le faccende costruite, non vere, mediatiche o non mediatiche, non sono “vita”. Per tanti versi non sono neppure “vita artificiale”, sono semplicemente “illusione di vita”. Ben inteso, anche le persone che fanno vivere quegli spettacoli, così come quelle che li guardano, vivono ciascuna una vita esemplare che io vorrei conoscere, da cui si potrebbe imparare tanto, ma il fatto è che gli aspetti che io vorrei conoscere non sono quelli mostrati colà… non è la facciata quanto piuttosto la determinazione, la forza, la paura, sovente la scaltrezza, la cattiveria, la bellezza, la disperazione che quella facciata la fanno esistere, mentre la vera domanda che mi farei sarebbe: perché?

Come si cambia… Sì, si deve essere cambiati profondamente se dopo un quarto di secolo non ci si riconosce più nei “riti comuni”, anche mediatici, che testimoniano la nostra appartenenza nazionale. Non che io sia mai appartenuta. Io non sono mai appartenuta a nulla e ho una sorta di spirito apolide orgoglioso di essere tale. A volte è un male, a volte è un bene, perché a quel punto le vite da incontrare, da conoscere, sono davvero tutte, idealmente proprio tutti quei cento miliardi di individui, mentre lo “spettacolo” offerto anche solo dal loro mero esistere è, per l’anima, senza rivali.

Come si cambia, per non morire, per vincere la noia.

Rina Brundu

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