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4 marzo 2018, cambiamo l’Italia (55) – Alessandro Di Battista e il popolo bue

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

swot-up-1261538_960_720Alessandro Di Battista non è solo un ragazzo in gamba, bravo, simpatico, ma, a dispetto delle baggianate raccontate dai suoi “interessati” detrattori, ha anche una sicura esperienza politica: il tempo speso in Parlamento a fare un’opposizione esemplare durante l’estrinsecarsi della legislatura più criminale di tutti i tempi, docet!

Vero è però che se Di Battista non è così “giovane” alla Politica, egli è un giovane tout-court. Con questo si spiega, a mio avviso, anche la sua esternazione insofferente di alcuni giorni fa “Gli italiani? Li vedo molto rincoglioniti” che ha messo i brividi mediatici addosso al buon Luigi Di Maio. Sì, purtroppo (o per fortuna, è solo questione di punti di vista), Di Battista non è un navigato volpone politico renzista o berlusconico, e quindi non ha esitato a dire la sua quando, immagino, nel suo vagare tra le contrade italiche si è probabilmente scontrato con l’indifferenza verso la sua “sacrosanta” mission, forse persino con una plastica contrarietà alla stessa, e dulcis in fundo con il lassismo intellettuale procurato da un appiattimento culturale e da una emergenza informazionale e democratica epocale.

Naturalmente, Di Battista ha perfettamente ragione nel sostenere che noi moderni italiani siamo tutti un po’ (molto) rincoglioniti (il dato auditel sanremese ne è la prova più eclatante, quella più fresca), ma il “problema” è che in politica non bisogna dirlo: guai a dirlo! Senza dimenticare che se fosse bastato predicare per cambiare un Paese il risultato sarebbe stato già ottenuto tanti anni fa, almeno questa minima onestà intellettuale la dobbiamo all’indefesso lavoro politico dei nostri padri.

dibaCapito Di Battista? La prossima volta quando vaghi di borgo in borgo, di città in città, e incontri mandrie di buoi rassegnati, non lasciarti andare all’oratoria ingenua, quella del voglio avere tutto e subito, quella del solo io ho la verità in mano, che poi ti si ritorce contro mediticamente prima e politicamente dopo. Invece, ingegnati a colorare la realtà come si fa da tempo immemore tra i titoli della nostra scaltra stampa di regime. Di più: auto-convinciti che quelle che vai salutando per strada non siano mandrie di buoi, ma orde di tigri intellettualmente etiche, possenti, vivaci, determinate a cambiare la nazione per il meglio e a cambiare il mondo secondo dettami prettamente sessantottini. Sarà la morte loro… anche la nostra, naturalmente, ma almeno nell’immediato eviteremo di confrontarci con qualche altro articolo ebete e senza vergogna stile caccia all’untore nei tuoi confronti!

Rina Brundu

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Chiudiamo Wikipedia. Non si lucra scaltramente sull’impegno di intelletto!