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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Riflessioni sul Quarto potere (19) – Quel bell’uomo di Alessandro Sallusti e quelli che la politica la sanno fare… a costo di mandare in malora il Paese.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Sallusti

Fonte: ilgiornale.it

Alessandro Sallusti è un giornalista di destra, ed è un raro giornalista di destra che può risultare simpatico anche quando pone in maniera molto forte una visione completamente diversa dalla tua. Peraltro, sembra riuscire a “crescere” nel tempo, e se questa crescita intellettuale sia un by-product di un vero cambiamento interno in progress, o  il risultato di una furbizia scaltra gestita con ammirevole capacità non è dato sapere, ma questo è.

Ieri sera Sallusti era ospite da Floris, a DiMartedì, e si è prodotto in una performance che a suo modo si fa ricordare. Tralasciando il momento in cui ha dato dell’onorevole a Lavia, il direttore del giornale renzista “Democratica”, e tra il serio e il faceto ha esclamato che avrebbe votato pure Grillo se portasse a casa il risultato (sempre a proposito di furbizia mediatica), il direttore responsabile de “Il giornale” che fu di Montanelli, si è prodotto in una accalorata, ma simpatica, apologia del politico che è tale perché saprebbe fare il suo lavoro. Non contento ha sciorinato tutta la sequela di ovvietà oratorie che di norma accompagnano queste esternazioni minime, e in virtù delle quali adesso sappiamo che lui ha amici onesti (buon per Sallusti!) a cui non affiderebbe mai il governo del Paese, e che egli stesso non avrebbe codeste qualità “politiche” ideali dato che non sarebbe convinto neppure sulle sue qualità “giornalistiche”.

Fa bene Sallusti a dubitare delle sue capacità giornalistiche, il discorso fatto ieri sera da Floris dimostra senz’altro che c’è ancora molto su cui lavorare, ma a suo merito va detto che rispetto a tanti altri suoi colleghi, si è quasi sempre distinto per il seguire almeno una minima etica deontologica e dunque dovrebbe dormire sogni tranquilli. Il vero problema del suo discorso era in realtà tutto nel “gist”, nel succo dello stesso. Alla maniera di Sallusti, io non ritengo di avere le capacità necessarie per fare politica attiva, ma cosa, in questa mia convinzione, mi dà diritto di pensare che questo mio “difetto”, questo mio “shortcoming”, questa mia “mancanza” sia anche una “mancanza” altrui? E cosa dà diritto a Sallusti di pensarlo in relazione ai suoi personali “shortcomings”?

Ne deriva che le domande che Floris avrebbe dovuto fare al direttore avrebbero dovute essere anche altre, come, per esempio: quanto tempo serve per capire se un politico è davvero “capace”? Da cosa si misura la capacità di “saper fare politica” del “politico”? Dal fatto che frequenta i salotti televisivi trendy, magari viaggia con la macchina blu come faceva la Bosken, o da altri argomenti? E l’assenteismo dal Parlamento, un debito pubblico oramai insostenibile, il fare il voltagabbana, il non mantenere le promesse fatte all’elettore, l’essere condannato per questo o quel reato, sono elementi sufficienti a raccontare un politico “incapace”? Ma, soprattutto: quand’è che arriva l’ora di decidere se una data classe politica, peraltro testata a più riprese, è adatta o non è adatta a governare? Prima o immediatamente dopo che il Paese che la sovvenziona è completamente andato in malora?

Ecco, se quel bell’uomo di Alessandro Sallusti, in queste sue interviste trendy la smettesse di fare di tutta l’erba un fascio, di fare il furbo e scaltro, di imitare la voce del padrone, ovvero di darsi troppo gagliardamente alla pratica dell’italica arte del “servo encomio”, e si concentrasse sui dati “factual”, oggettivi e disponibili all’analisi, storica, politica, sociale delle relative dinamiche nazionali, anche la sua capacità giornalistica e di giornalista sicuramente credibile ne trarrebbe vantaggio. Peraltro, a dispetto di ciò che pensa, Sallusti ha anche un modo di fare e di proporsi che a mio avviso gli permetterebbe di diventare persino un politico valido e credibile (questione importantissima, checché ne pensi il suo collega Massimo Franco), o ci vuole dare ad intendere che un Sallusti riflessivo sia meno capace di fare politica di un ducetto arruffone, furbo per elezione e formazione? Ma va, va là!

Rina Brundu

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