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Lo specchio dei tempi (2) – Controcorrente. Bravissimo Antonio Ricci: “Piuttosto la morte che l’accoccolamento”. E sul perché Carlo Conti era meglio di Baglioni.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

antonio-ricci-300x211Che tempi! Non ci si capisce più nulla! Ma lasciamo perdere destra e sinistra, ormai non si capisce neppure più quale sia l’alto e quale il basso, cosa sia bianco cosa nero. La situazione è così degenerata che sono preoccupatissima: e se non riuscissi più a distinguere un avventuriero politico da un onesto cittadino? E se, svegliandomi una mattina da sogni kafkiani, mi ritrovassi trasformata in una renzista? Nel dubbio, ho già dato disposizione di abbattermi subito, non sia mai che mi venga in mente anche me di interessarmi di Consip nella futura legislatura a titolo di lontana parente del ducetto (siamo bis-bis-bis-cugini tramite l’homo herectus).

Esagero? Manco un poco. Basti pensare che oggi come oggi mi ritrovo a scrivere per sostenere Antonio Ricci nella sua epica battaglia contro i fan di Baglioni, nonché per difendere il lavoro dell’indifesso-operaio Rai Carlo Conti  e, di contro, per dare contro, appunto, al bravissimo critico televisivo Aldo Grasso. Il mondo capovolto o sono semplicemente i malefici influssi delle larghe “imprese” che verranno dopo il 4 marzo? Tutto può essere, certo è che io non mi sono mai trovata d’accordo con il modo di fare televisione proposto da Antonio Ricci, specie quando vedevo, in passato, infiniti personaggi fatti vittime di un bullismo mediatico orripilante sul suo programma “Striscia la notizia” (Canale 5), e che quei personaggi fossero colpevoli o meno del crimine infamante di cui erano stati accusati non mi cambia nulla. Penso infatti che di caccia all’untore, di lettere scarlatte, di liste di proscrizione nella nostra Storia ne abbiamo viste tante… sicuramente non sentiamo la mancanza di quelle televisive, anche se fatte passare per gesta epiche e nobili presso il solito pubblico di bocca buona nostrano.

Detto ciò, in queste ore mi ritrovo ad essere comunque completamente d’accordo con Antonio Ricci nella sua forte critica alla “statura autorale”, se così posso scrivere, di Baglioni, e soprattutto nel suo rispedire al mittente la ridicola petizione che gli hanno mandato i fan di colui dopo le sue critiche. Non so se ci siano scazzi privati nel background, ma è indubbio che Ricci abbia ragione quando si scaglia contro il tratto intellettualmente miserrimo che accompagna la produzione del cantautore Baglioni, che non è priva di colpe nel suo avere contribuito ad allevare generazioni di italiani bamboccioni vittime della Sindrome “dell’accocolamento”, appunto. Inoltre, a mio avviso il termine “cantautore” non dovrebbe essere mai usato per questo cantante, la cui arte non ha assolutamente nulla del tratto “impegnato” dei vari De André, Guccini, Dalla e compagnia. Di questo se ne accorge anche un bambino e bene fa Ricci a restare fermo sulle sue posizioni.

Come non bastasse tutto questo, Baglioni, nei dieci minuti in cui l’ho visto sul palco, mi ha fatto rimpiangere in maniera importante l’avere cliccato su Rai1 dopo oltre un anno quasi. Non ho mai amato Carlo Conti come conduttore, ma sarei disonesta intellettualmente se non dicessi che colui ha una sua arte televisiva. Un’arte che può piacere o non piacere, e a me non piace, ma questo è un altro discorso. Conti è infatti comunque bravo e questo suo merito va riconosciuto. Ad un tempo andrebbe pure detto che Fiorello è diventato noioso, prevedibile, scontato, artisticamente vecchio, trito, contrito, per dati versi è diventato il Baglioni della comicità, ma un tempo avevamo Aldo Grasso a fare queste considerazioni, ora non ci è rimasto più nessuno a farci amare la critica giusta, dunque dura e severa come solo può essere la critica che è anche didattica. Lo specchio dei tempi!

Rina Brundu

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