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4 marzo 2018, cambiamo l’Italia (52) – Sulla forza della “reazione”. Il caso Sanremo

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

pepponeAvendo scelto di non seguire alcun programma politico televisivo tradizionale per tutto il tempo in cui durerà la campagna elettorale, e facendo punto di non fare mai alcuna tappa sui programmi RAI o sui giornali italiani completamente piegati agli ordini dei politicanti, avevo quasi scordato quel “particolare clima” che si instaura nel Paese ogni qualvolta c’é un appuntamento nazionale così importante come è quello del dover riassegnare le poltrone pubbliche che assicurano ad alcuni individui il continuato predare sulle casse dello Stato.

Ieri sera però, per un dieci minuti circa, ho avuto la pessima idea di sintonizzarmi su Rai1 in occasione della datata manifestazione sanremese, e ho avuto la “sfortuna” di collegarmi nel momento in cui Fiorello e il conduttore Baglioni improvvisavano un altro di quei siparietti penosi, eredi della tradizione d’avanspettacolo, ma che non usano più da tempo in nessun altro angolo civile del mondo. Fiorello ha avuto la pessima idea di voler far finta di “giocare” sull’imprescindibile diktat dall’alto di non discutere mai le cose della politica e dunque ha fatto una sorta di verifica interna all’Ariston su chi avrebbe votato cosa. Pareva di sentirlo nell’anima il silenzio glaciale che subito si è prodotto in quel teatro, mentre il segnale di “boo” quando il comico ha citato i Cinque Stelle era chiaro e tonante nella stessa ovattata augusta maison.

Ripensando quel momento, mi è venuto naturale vedere nello stesso un esempio plastico di cosa sia la forza della “reazione”. “Reazione” è un termine passato di moda, ma si trattava pure di un termine molto caro al Guareschi di Don Camillo e Peppone. La “reazione” era tutto ciò che rifiutava il futuro, il cambiamento, che auspicava il ritorno a forme di amministrazione dello Stato obsolete, autoritarie. Di fatto, oggigiorno, benché il termine “reazione” non venga mai usato, gli atteggiamenti “reazionari” dominano su tutto. Era “reazionario” quel “boo” contro un salutare cambiamento del Sistema Italia che si è sentito rimbombare nel grande salone canterino, che è per certi versi casa di un altro “peggio” nostrano da dimenticare, sono reazione gli infiniti articoli di giornali di regime come il “Corsera” e “Repubblica” che da par loro si battono contro il mutamento di un “sistema mediatico” che li aveva resi stelle di primaria grandezza nell’orientamento della pubblica opinione, è “reazionario” un ente televisivo pubblico italiano che esiste come esiste e si stende come tappeto davanti al ras politico di turno.

Tutte queste “forze” reazionarie, insieme a molte altre di simile natura, sono purtroppo anche tutto ciò che impedisce all’Italia di crescere, di modernizzarsi, di guardare al suo futuro. Ieri sera, in America, l’innovativa azienda Space X gestita da Elon Musk, il giovane miliardario visionario che vorrebbe portare i viaggi spaziali alla portata di tutti (una sorta di Michael O’Leary intergalattico, insomma), ha lanciato uno dei suoi più potenti razzi, il Falcon, verso Marte. Come sempre accade in questi tempi digitali avveniristici, noi abbiamo potuto seguire il lancio in diretta, abbiamo potuto persino seguire il razzo mentre viaggiava nello spazio, abbiamo ammirato le particole di pulviscolo atmosferico inquadrate dai raggi del sole che si illuminavano nel background, abbiamo sentito l’entusiasmo che circondava l’impresa sulla nostra pelle. O meglio, l’abbiamo sentito noi che abbiamo la fortuna di vivere a latitudini libere dalla “reazione”… in Italia invece ieri sera, in quegli stessi momenti, si continuava a fare ciò che si stava facendo un quarto di secolo fa quando io la lasciai: si cantava “passerotto non andare via”.

Ecco, anche questi sono gli effetti della reazione imposta da dati puttanieri, pronti a tutto pur di difendere i loro atavici privilegi: il 4 marzo 2018 cambiamo l’Italia o la “reazione” sarà per sempre!

Rina Brundu

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