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Riflessioni sul Quarto Potere (18) – Sulla fine del giornalismo politico d’antan. Dal caso “Panorama” alla lista degli impresentabili PD perché il M5S dovrebbe sfruttare al meglio la forza “mediatica” del sito.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

continents-2660932_960_720Un fattoide mediatico che mi ha dato molto da pensare nei giorni scorsi – e che naturalmente è sfuggito all’attenzione delle menti brillanti della nostra Stampa – è stato il terribile effetto boomerang che ha procurato al settimanale “Panorama”, ma anche a “L’espresso” e a “La Repubblica”, il video denuncia di Luigi Di Maio. Si tratta di un video che si è portato a casa quasi un milione di visualizzazioni, che teoricamente è stato visto da quasi un italiano ogni sessanta, ma di cui naturalmente hanno avuto notizia molti di più. Piaccia o non piaccia al direttore di quel giornale e al suo editore, l’effetto si simili iniziative, soprattutto nel futuro prossimo, potrebbe essere deflagrante perché, se anche solo un 5% di quei potenziali lettori smettesse l’abbonamento, o di acquistare il giornale, le conseguenze economiche si farebbero sentire, eccome!

Parlo per me,  ma io non comprerò mai più il settimanale “Panorama”, e come me potrebbero non comprarlo molti altri. Naturalmente non è che non lo comprerò perché lo ha sputtanato Di Maio con il suo video, piuttosto perché, in dato modo, la sua ultima copertina è la prova provata della morte del giornalismo politico d’antan. Mi spingo fino a dire che, secondo me, questa tipologia di giornalismo non sia mai esistito, che il giornalismo vero e proprio in Italia non sia mai esistito. Noi in verità abbiamo avuto solo veline informative intinte nell’aceto o in salsa particolarmente gustosa a seconda del “mood” che l’editore voleva determinare nel lettore, nulla più! Ne deriva che dal presente status-quo non abbiamo nulla da perdere, ma solo da guadagnare, mentre l’in-più didattico prodotto da quella che veniva chiamata la “mediazione” (oggi viviamo in epoca d disintermediazione) dei media era una mera boiata indottrinante.

Come accade con molte altre situazioni simili, noi italiani arriviamo tardi a capire certe dinamiche. Il giornalismo italiano ci arriverà ancora più tardi, dato che nelle redazioni di quei giornali suindicati una perfetta comprensione di quanto è accaduto col video di Luigi Di Maio arriverà solo quando vedranno le buste con l’avviso di licenziamento sul tavolo, ma l’importante è che queste nuove “opzioni” le capiscano e le studino soprattutto i maggiori beneficiati. Da questo punto di vista, e in considerazione del fatto che il movimento cinque stelle non ha un suo giornale (un elemento su cui servirebbe lavorare), i redattori del blog (www.ilblogdellestelle.it), dovrebbero attivarsi per rendere più visibili le loro denunce, specie del comportamento della stampa di regime nei confronti dei pentastellati, in maniera più determinata.

Cosa bisognerebbe fare? Bisognerebbe non fargliene passare una. Bisognerebbe imparare a fare i nomi e i cognomi di questi signori che firmano certi pezzi farlocchi e diffamanti, senza alcuna paura, perché loro non si vergognano a firmarli; bisognerebbe puntare il dito contro queste testate senza indietreggiare mai, con determinazione appunto. A un tempo però, perché il merito bisogna riconoscerlo quando è dovuto, bisognerebbe fare altrettanta pubblicità ai giornalisti e alle testate deontologiche che non usano i loro mezzi per fare sguaiata pubblicità politica al loro editore, ma per informare i cittadini.

La promozione del merito – questione che sta molto a cuore ai pentastellati – dovrebbe passare anche attraverso l’utilizzo continuato di queste strategie… E, no, non si tratta di lesa maestà mediatica, quanto di sconfiggere un metodo mafioso e criminale che ha insultato i nostri intelletti per decenni riuscendo a farla sempre franca. Ora sono arrivati al capolinea, è finita, e bisogna trovare il coraggio di dirlo!

Rina Brundu

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