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I CAVALIERI NERI E LA TAVOLA BISLUNGA

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

refugees-1494209_960_720Immaginiamo di incontrare Bashar al Assad, e i membri dell’Isis o Daesh come desiderano essere chiamati, per porre loro alcune domande. Magari dentro quel che resta del Krak dei Cavalieri. Seduti a una tavola bislunga, perché quella rotonda appartiene agli eletti.

La Syria, una Nazione che aveva molte risorse, soprattutto relative ai siti archeologici di grande interesse mondiale, che attiravano masse di turisti da tutto il mondo incrementando le entrate di denaro, ora è un deserto immenso, altro che l’Oasi di Palmyra!

Intere città distrutte, rase al suolo da guerre intestine che, perdonatemi l’ignoranza, non ho compreso poiché le ritengo inutili.

  • Dicci, Assad, che effetto fa essere un dittatore che è riuscito a inimicarsi il suo popolo? Se una dittatura può servire al proprio Paese, perché chi lo governa pensa al bene dei suoi abitanti, non la contesto. Se è nata da un incomprensibile prestigio personale, a cosa serve sottomettere una Nazione, a impoverirla? Quale finalità ha tutto questo?

Silenzio, Assad non risponde.

  • Se voi ISIS, Stato Islamico che si è dato l’organizzazione jihadista salafita dove fino al 2017 controllavate militarmente un ampio territorio, avete distrutto ciò che era il tesoro prezioso della Syria, ovvero tutti i siti archeologici, i musei che custodivano reperti di immenso valore storico, qual è stato il vostro tornaconto?

Silenzio, ISIS non risponde.

  • Ora, dopo i continui massacri, e la fuga di quelli che sono riusciti a scampare dalla distruzione, chi resta da governare, se avete reso questa Nazione terra bruciata? Se fossimo nell’anno 1031, quando i Cavalieri costruirono il Krak presso Homs, forse vi avrebbero impedito tale abominio.
  • Mi chiedo, anzi lo domando a voi, perché continuo a non comprendere, quali oscuri interessi hanno guidato le vostre nefaste azioni, il senso di tutto questo. Mi sento di paragonare tale situazione a quella di un marito che uccide la propria moglie, perché ritiene sia di sua proprietà e ne possa fare ciò che vuole, o per quella maledetta sete di potere che porta a distruggere ciò che si ama.
  • Ho visitato la Syria, quando ancora regnava la pace, immersa nel suo massimo splendore. Mi scorrono davanti agli occhi le immagini dello scempio che avete compiuto. Quale diabolico piacere vi ha procurato bombardare splendide città, luoghi che furono teatro della Storia? Io non lo so davvero, sono sbigottita. Da voi non otterrò mai una risposta chiara per cui tolgo il disturbo, ma lasciandovi un’ultima domanda sulla quale riflettere?

 Ne è valsa davvero la pena?

Sono ancora in attesa di risposta. Forse non ce n’è una che abbia un senso.

Danila Oppio

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