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Macrotoponimi – BOLOGNA/FELSINA

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

bologna-1277813_960_720uno studio di Massimo Pittau.

Felsina (nome etr. di Bologna) deriva dal lat. Felsĭna. Ha scritto Plinio il Vecchio (nat. hist., III, 15): Intus coloniae Bononia, Felsina vocitata tum cum princeps Etruriae esset…. «dentro della colonia (c’è) Bologna, chiamata Felsina allorquando era la principale dell’Etruria….». È noto che essa cambiò nome quando fu conquistata dai Galli Boi (sec. IV a. C.), che le misero il nome celtico di Bonomia.

 La presenza degli Etruschi nel sito di Bologna o nelle immediate vicinanze è ampiamente dimostrata anche da numerosi resti e reperti archeologici; e pure da una quarantina di iscrizioni in lingua etrusca (ThLE). In queste il nome della città in quanto tale non è documentato, mentre risultano ampiamente documentati alcuni gentilizi che sono chiaramente connessi col toponimo: Felz[n]a, Felznei, Felsinei, Felsnas, Felś ni (= lat. Felsinius).

Sono notevoli questi altri due gentilizi, perché derivano chiaramente dall’aggettivo etnico di Felsina: Felzumnati, Helzumnatial  (cognomen = “nativo-a di Felsina».

Ciò detto c’è ulteriormente da chiedersi se è possibile almeno intravedere quale possa essere stato il significato originario del toponimo Felsina, o, in altre parole, quale possa essere stato il significato del corrispondente appellativo. A me sembra probabile o verosimile che Felsna/Felsina possa essere confrontato col tedesco Fels, Felsen «roccia, rupe», supponendo però un significato effettivo di «*rocca, borgo».

E forse si può procedere ulteriormente con una proposta che ha i caratteri della buona probabilità. Torno a dire che, quando i Galli Boi conquistarono Felsina le mutarono il nome in quello di Bononia, che deriva dall’appellativo celtico bona «fondazione, base, oppidum», cioè «luogo fortificato», il quale trova largo riscontro nella Gallia e anche altrove. Si vedano Juliabona, odierna Lillebone, Boulogne-sur-Mer, Boulogne-sur-Seine, Ratisbona, Vindobona, odierna Vienna, ecc.

A questo fatto c’è da aggiungere ed osservare che Tito Livio (XXX 37, 4), parlando di Bologna, usa l’espressione ad Felsinam oppidum; è pertanto verosimile che in realtà i Galli mutando il nome di Felsina in quello di Bononia abbiano “tradotto” un vocabolo etrusco con uno corrispondente celtico, aventi entrambi il medesimo significato di oppidum «luogo fortificato». In tutti i domini linguistici infatti è un fenomeno assai frequente quello della “traduzione” di un toponimo espresso in una lingua precedente con un altro espresso in una seguente. La supposizione che anche per Felsina/Bononia sia intervenuto un fatto di “traduzione” trova una buona conferma appunto nella citata espressione latina di Livio.

E possiamo ragionevolmente interpretare che Bononia = oppidum non sia altro che la traduzione di Felsina = oppidum e che pertanto l’espressione liviana Felsina oppidum non sia altro che una tautologia o un toponimo bilingue. È dunque verosimile e probabile che la città etr. di Felsina in origine e in realtà significasse «oppidum, luogo fortificato».

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