Advertisements
CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Riflessioni sul Quarto Potere (15) – Sull’imbarazzo intellettuale procuratomi da Massimo Franco ieri sera a “DiMartedì”. E sul concetto di “credibilità”… anche giornalistica.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

francoFrancamente non so come affrontare questo argomento senza tirarmi addosso altre accuse di saccenza o, peggio, di lesa maestà mediatica. Tuttavia, resto convinta che così come i “giornalisti” di regime abbiano ogni diritto di esprimere le loro considerazioni su vasta scala a noi resti il diritto di critica. Anzi, resto convinta che anche il nostro sia un dovere, un dovere di mostrare una prospettiva di visione diversa.

Ma a dispetto di questa mia convinzione, continuo a non sapere come trattare questo post perché, per onestà intellettuale, mi trovo costretta a scrivere che ieri sera, in quel del “DiMartedì” (La7) condotto da Giovanni Floris, il giornalista Massimo Franco, che credo sia un notista del Corriere della Sera, e in piccola parte Massimo Giannini di “Repubblica”, mi hanno procurato un profondo imbarazzo intellettuale durante l’intervista a Luigi Di Maio.

Per tutte,  basti ricordare che a fronte di una linea chiarissima quale è stata quella espressa dai pentastellati in materia di “alleanze” (vale a dire che come ha detto Grillo questo movimento non fa alleanze, e come ha confermato e ribadito più volte Di Maio, egli stesso, nella sua funzione di Premier designato, si limiterà a proporre, in fase post-elezioni una proposta governativa a chi la condividerà), Di Maio ha dovuto esternare più volte lo stesso misero concetto senza che i due signori in questione riuscissero evidentemente a farlo proprio.

Tra le tante altre “perle” intellettuali proposte da Franco ce n’è stata anche una che si fa ricordare: “La credibilità è un concetto impalpabile”. Impalpabile, dice, Franco? Io direi invece che sia un concetto palpabilissimo, e che sia stato proprio in virtù dello stesso che Di Maio, a dispetto dei quintali di merda che sia il suo giornale che le televisioni di Berlusconi gli hanno tirato addosso e continuano a tirargli addosso, è diventato proprio in questi giorni il leader che riscuote più consensi! Peraltro, la credibilità giornalistica è pure quella cosa che lei e i suoi colleghi in redazione avete perso da molto tempo e non tornerà più.

Ma a che pro ribadire l’ovvio? D’accordo pure il nostro incurabile background culturale tendente al provincialismo e alla superstizione (credo, ma non ne sono sicura e mi auguro di sbagliarmi, che Franco faccia parte pure di quelle schiere pseudo-intellettuali direttamente legate al Vaticano, o comunque a questa tipologia di circoli e sette), ma siamo sicuri che in materia di opinionismo, di cogitazione importante, di potenzialità di azionare un giornalismo d’assalto capace di fare le pulci al politico di turno come sarebbe giusto fare, questo è davvero tutto ciò che Floris o La7 riescono a proporre?

Se così fosse è indubbio che siamo messi male, davvero messi molto male!

Rina Brundu

PS Aggiungo a posteriori che come si evince da questo suo meraviglioso aforisma, Berlinguer aveva idea diversa da Franco e colleghi su cosa fosse la credibilità in politica, ma Berlinguer naturalmente non era pro-renzismo come il giornale(?) per cui scrive questo signore: “Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora, ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi”.

Advertisements

Chiudiamo Wikipedia. Non si lucra scaltramente sull’impegno di intelletto!