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Nico Grilloni – Sul perché voterò per i Cinque Stelle

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

nuovo-simbolo-m5s-1516354309428Premetto di aver sempre votato. Sempre. Anche quando i comportamenti di buona parte della classe politica mi stimolava il vomito. Bisogna votare. Non ho mai capito chi dice “tanto non cambierà nulla e quindi…” Con questa forma mentis c’è poco da combattere per tentare il convincimento. Ed è inutile che spieghi una banalità: per certo se non andrai a votare aumenteranno le probabilità che nulla cambi.
Fra l’altro sono fra coloro che ha sempre dichiarato per chi ha votato. Ai tempi del pentapartito ho votato PSI fino all’avvento di Craxi, poi per il PRI e per il PSDI. Insomma ero sulla sponda sinistra anche se stavo vicino a riva. Non ho mai votato PCI pur coltivando grande stima per Enrico Berlinguer che considero tutt’oggi il politico più tormentato della Prima repubblica, ma anche il signore più fine, più educato che in quell’epoca abbia mai incontrato.
Mi corteggiò Giorgio Almirante col quale, per anni, intrattenni buoni rapporti, ma dissi “no, grazie” imbarcandomi in una lunga e ingenua spiegazione dei motivi del mio diniego. Gli dissi, in breve, che, pur grato della proposta, non la ritenevo per me praticabile in quanto mi trovavo dalla parte opposta della barricata. La vecchia e simpatica volpe mi chiese allora se fossi proprio convinto che ci fossero ancora le barricate che dividevano destra e sinistra. Solo più tardi capii la sottigliezza di questa domanda: lui, Almirante, aveva già capito – erano i primi anni 80 del secolo scorso – che era il tempo degli inciuci e che le barricate si mantenevano in auge solo attraverso esercitazioni puramente dialettiche con le quali si riempivano consigli comunali, provinciali, regionali e Parlamento al fine di far credere al popolo bue che ci fosse ancora una destra e una sinistra. Insomma era il tempo dei litigi in pubblico e degli abbracci in privato (laddove spesso si manifestava un andirivieni di mazzette, o di altri utili consistenti baratti).
Poi alle elezioni politiche del 2013 ho votato PD, ma più per mancanza di fiducia nei grillini che mi apparivano un po’ arruffoni e anche litigiosi in specie nelle piazze delle città di provincia, che per una sorta di fascinazione del “giglio magico”. Ma come molti italiani che alle ultime consultazioni hanno votato PD, adesso dico anch’io, basta. BASTA! Il PD, che dopo la formazione delle liste per Camera e Senato è sempre più un PDR – Partito di Renzi – è il peggio del peggio. E io credevo che il peggio del peggio non potesse esistere. Invece ESISTE. Però vorrei spiegare: il mio sconcerto per la corte del “giglio” non deriva dai casi Boschi, Consip, dallo squallore dei vari botta e risposta sulle banche, dal continuo promettere per poi non mantenere, dalle mirabolanti proposte preelettorali, ecc.. No, deriva da una sensazione che, mi auguro, da qui al 4 marzo sia sempre più diffusa fino a divenire collettiva. Una sensazione di brogli. Intendiamoci non brogli da codice penale, ma brogli orditi dal PD ai danni dei cittadini. Conoscete quella brutta sensazione che ci assale quando parliamo con qualcuno nei cui occhi leggiamo il falso e l’inganno? A me è venuta su assai spesso: perché più a lungo vivi più ti tocca, se non altro per motivi probabilistici, di incontrare emeriti farabutti. Che spesso hanno cercato di raccontarmi la famosa fiaba dell’orso ed io, pur avendo capito subito inganni e falsità, ho preferito continuare a far credere di esserci cascato. Perché? Ma perché ogniqualvolta mi son trovato dinanzi all’emerito farabutto ho avuto sempre qualche ritrosia a dirgli “brutto stronzo, vai a raccontare ‘ste balle alla tua mamma bella”. Beh, qualche volta l’ho fatto. In genere quando la protervia dell’ipocrisia aveva superato il limite di decenza. Ma nella maggior parte dei casi ho taciuto sapendo che il mio silenzio era la manifestazione del mio personale rispetto per la razza umana, non per il mio interlocutore che era e resterà sempre uno stronzo. In altri termini ho una sensibilità morbosa che mi porta a vergognarmi delle altrui porcate quando si celano dietro un’eleganza di maniera e un forbito eloquio. Ecco, gli ultimi periodi aderiscono perfettamente a ciò che sento a fronte delle dichiarazioni di buona parte degli uomini del PDR: mi vergogno per loro, mi vergogno per la razza umana che annovera simili personaggi senza avere idonei dispositivi espulsivi, e mi chiedo quanto deve essere grande la loro presunzione nel credere che chi li ascolta li reputi credibili e non degli sciocchi fantocci, dei fanfaroni.
Allora: a destra non posso votare e credo che i motivi siano ben chiari, a sinistra c’è solo il PDR (anche se prevedo un certo exploit d Grasso & c.). Chi rimane? I pentastellati. Ma vorrei chiarire che non è una scelta ad excludendum. Ravviso infatti ottime intenzioni in Di Maio e in coloro che lo circondano. Intenzioni che fra l’altro hanno già superato una fase di collaudo come, per esempio, il finanziamento di alcune piccole imprese con parte del loro emolumento mensile. Cosa, questa, inconcepibile, per i parlamentari della prima e della seconda Repubblica. Solo questo? Sì, solo questo, per il momento, e mi basta. Perché in un paese in cui l’entrare a Montecitorio o Palazzo Madama è spesso, troppo spesso, il mezzo per giungere a facili arricchimenti o per costruire proselitismo per le occasioni venture, trovare un gruppo di parlamentari che senza piagnucolare, ma anzi con entusiasmo, dedicano parte consistente del loro compenso per aiutare le imprese, mi appare già qualcosa di straordinario.

Nico Grilloni
P.S. Sulla candidatura di un Cerno vi intratterrò la prossima volta. Non è notizia che mi sia sfuggita.

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Chiudiamo Wikipedia. Non si lucra scaltramente sull’impegno di intelletto!

1 Comment on Nico Grilloni – Sul perché voterò per i Cinque Stelle

  1. Non esistono altre possibilità di voto in questa tornata per i cittadini onesti, che hanno a cuore la loro Patria, che sono disgustati da cio’ che hanno visto in questi quattro anni, che non hanno interessi da difendere, che hanno almeno una minima coscienza intellettuale degna di questo nome. Su tutti gli altri prederà Berlusconi e, ancora peggio, molto peggio, il ballista di Rignano che oggi si è visto spaparanzato su una poltrona di quella televisione incommentabile di cui è pure figlio. Arrivo fino a dire – perché questa è la mia opinione – che chi non vota quei ragazzi che sono i nostri figli, i nostri amici, che sono noi e che come noi hanno poco da guadagnarci da tutto questo… è un traditore del Paese e dei suoi valori più grandi. Nulla più.
    Rina Brundu

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