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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8º. Breaking News

Riflessioni sul Quarto Potere (14) – Il caso Cerno: gliel’ha chiesto Matteo… Solidarietà ai giornalisti seri di “Repubblica”

ROSEBUD TV – Francesco de Gregori – Generale

AFORISMI MEMORABILI E ZIBALDONE


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Il caso diffamatorio su Wikipedia 

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Gli stornelli del 4 marzo e dieci validi motivi per cui Luigi Di Maio sarà Premier!

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Dieci validi motivi per cui Luigi Di Maio sarà Premier!

Stornelli politici per il 4 marzo 2018

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Rina Brundu

No, non confondiamoci “gliel’ha detto Matteo” riguardava il caso di insider trading di un paio di settimane tra Matteo Renzi e Carlo De Benedetti, “gliel’ha chiesto Matteo” riguarda il novello caso giornalistico Tommaso Cerno, ex direttore de L’Espresso e attuale condirettore di Repubblica da circa tre mesi, fulminato, sembrerebbe sulla via di Rignano dall’indubbia capacità politica e carismatica del cazzaro più noto di quelle zone.

Confesso che quando ho letto i tre articoli raccolti da Dagospia (peraltro linkati, basta cliccare sull’immagine a corredo di questo post, qui sopra), per raccontare le deplorevoli dinamiche che farebbero da sfondo a questa ennesima storia giornalistica squallida, sono rimasta senza parole. A farmi incazzare è stata soprattutto la mia imbecillità. Se è vero infatti che di norma dedico sempre poche parole laudatorie ai giornalisti italiani, è pure vero che Tommaso Cerno mi era sembrato, specie nel periodo del renzismo più gagliardo, un personaggio almeno credibile…. Come no!

Certo è che se le storie di rozza compravendita politico-giornalistica, in stile rinuncio alla candidatura se fatte fuori Calabresi o mi date la direzione de La Stampa fossero vere, non ci sarebbero parole per descrivere lo schifo che si prova. Lo dico perché di personaggi simili, furbi, leccaculo per elezione e formazione, ne ho conosciuti parecchi, e so bene cosa vuole dire averci a che fare. Tutta la mia solidarietà va dunque ai tanti giornalisti di Repubblica che, a dispetto delle gagliarde avventure del suo editore e del suo management evidentemente più interessato alle ragioni dell’ascesa sociale che a quelle del fare buon giornalismo, hanno sempre lavorato continuando a “crederci” e ancora ci credono.

A titolo consolatorio mi sento di dire loro che, considerando la tipologia di padrino politico nelle cui mani Cerno ha messo il suo futuro destino, il momento del redde-rationem non dovrebbe tardare ad arrivare… Attendere con fiducia, dunque, date faccende, anche politiche, anche giornalistiche, assomigliano sempre alla prossima eruzione di un vulcano attivo: non è mai una questione di “se”, ma solo di “quando”.

Rina Brundu

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