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Riflessioni sul Quarto Potere (14) – Il caso Cerno: gliel’ha chiesto Matteo… Solidarietà ai giornalisti seri di “Repubblica”

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

No, non confondiamoci “gliel’ha detto Matteo” riguardava il caso di insider trading di un paio di settimane tra Matteo Renzi e Carlo De Benedetti, “gliel’ha chiesto Matteo” riguarda il novello caso giornalistico Tommaso Cerno, ex direttore de L’Espresso e attuale condirettore di Repubblica da circa tre mesi, fulminato, sembrerebbe sulla via di Rignano dall’indubbia capacità politica e carismatica del cazzaro più noto di quelle zone.

Confesso che quando ho letto i tre articoli raccolti da Dagospia (peraltro linkati, basta cliccare sull’immagine a corredo di questo post, qui sopra), per raccontare le deplorevoli dinamiche che farebbero da sfondo a questa ennesima storia giornalistica squallida, sono rimasta senza parole. A farmi incazzare è stata soprattutto la mia imbecillità. Se è vero infatti che di norma dedico sempre poche parole laudatorie ai giornalisti italiani, è pure vero che Tommaso Cerno mi era sembrato, specie nel periodo del renzismo più gagliardo, un personaggio almeno credibile…. Come no!

Certo è che se le storie di rozza compravendita politico-giornalistica, in stile rinuncio alla candidatura se fatte fuori Calabresi o mi date la direzione de La Stampa fossero vere, non ci sarebbero parole per descrivere lo schifo che si prova. Lo dico perché di personaggi simili, furbi, leccaculo per elezione e formazione, ne ho conosciuti parecchi, e so bene cosa vuole dire averci a che fare. Tutta la mia solidarietà va dunque ai tanti giornalisti di Repubblica che, a dispetto delle gagliarde avventure del suo editore e del suo management evidentemente più interessato alle ragioni dell’ascesa sociale che a quelle del fare buon giornalismo, hanno sempre lavorato continuando a “crederci” e ancora ci credono.

A titolo consolatorio mi sento di dire loro che, considerando la tipologia di padrino politico nelle cui mani Cerno ha messo il suo futuro destino, il momento del redde-rationem non dovrebbe tardare ad arrivare… Attendere con fiducia, dunque, date faccende, anche politiche, anche giornalistiche, assomigliano sempre alla prossima eruzione di un vulcano attivo: non è mai una questione di “se”, ma solo di “quando”.

Rina Brundu

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