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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8º. Breaking News

4 marzo 2018, cambiamo l’Italia (33) – Il disastro ferroviario nel Nord Italia, emblema dello sfascio politico, economico, tecnico-amministrativo prodotto da quattro anni di renzismo nel Paese reale.

ROSEBUD TV – Fabrizio De André – Don Raffaè (The Godfather)

AFORISMI MEMORABILI E ZIBALDONE


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Attenzione la versione definitiva di questi testi uscirà solo dopo le elezioni politiche


Il caso diffamatorio su Wikipedia 

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  • Un popolo che elegge corrotti, impostori, ladri, traditori, non è vittima, è complice (George Orwell). Clicca qui per leggere tutto
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Gli stornelli del 4 marzo e dieci validi motivi per cui Luigi Di Maio sarà Premier!

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Dieci validi motivi per cui Luigi Di Maio sarà Premier!

Stornelli politici per il 4 marzo 2018

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Promuoviamo una coscienza e una lotta politica civile e democratica. Liberiamo l’Italia dal renzismo, dai suoi interessi familisti, dai suoi boiardi di Stato e dai suoi scandali. Per le ultime notizie su questi argomenti, clicca qui.

Rina Brundu

helicopter-548421_960_720No, non sto dicendo che sia stato Matteo Renzi ad impedire l’esecuzione di una corretta manutenzione nel tratto ferroviario che ha procurato il disastroso incidente di ieri nel Nord Italia, sebbene se un simile incidente fosse avvenuto a Roma i nostri giornaloni non avrebbero esitato ad additarlo tra i peccati di omissione della Raggi, ma sto dicendo che è un’altra conseguenza diretta del lassismo politico e amministrativo che ha caratterizzato gli anni del renzismo in Italia. Lo stesso discorso si può fare per l’emergenza migranti, per l’emergenza terremoto, per l’emergenza lavoro, e per tutte le altre infinite emergenze che hanno riguardato questi anni terribili per la nazione.

Esagero? Non direi. Proviamo a fare un piccolo esercizio di memoria: quand’è stata l’ultima volta che avete visto Matteo Renzi (o il suo avatar Paolo Gentiloni) che si sono occupati dei problemi del Paese reale? E come avrebbero potuto farlo impegnati com’erano prima a traghettare la sagoma della Concordia in diretta mondovisione nel porto di Genova, poi a occuparsi dei talent di Maria De Filippi, dello scandalo Guidi, delle sguattere del Guatemala, di creare una compagnia di bandiera “più sexy”, occupati com’erano a volare da Yahoo a Google a Machu Picchu, a seppellire anche la memoria di Berlinguer, a creare il Jobs Act, a censurare la Rete, a deporre in Procura per il Caso Consip, a dare “dritte” in borsa a De Benedetti, a difendere l’indifendibile nello scandalo Banca Etruria, a identificare un seggio “sicuro” da sei miliardi di Euro in quel dell’Alto Adige con cui ricollocare nel parlamento italiano la cocca Bosken invisa al nostro stesso popolo?

E mi fermo perché la lista rischierebbe di essere infinita… Io credo invece che sarebbe d’uopo riproporre qui di seguito un passo ad hoc tratto dal “Diario del golpe bianco” che, meglio di ogni altro commento che si potrebbe fare in questa occasione, dà plastica evidenza di come il renzismo ci abbia abituato a risolvere i problemi pratici: guardandoli dall’elicottero. Enjoy (si fa per dire!).

Rina Brundu

1 Dicembre  2014

Bisogna riconoscerlo, l’unico momento in cui l’Annunziata si è rilassata un poco, durante l’intervista a Matteo Renzi, nella puntata del suo In mezz’ora di ieri pomeriggio, è stato quando il Premier ha spiegato che Berlusconi non dava più le carte. “Berlusconi, non dà più le carte? Dai…” si è lasciata andare la conduttrice, trasmettendo l’impressione di vivere uno straordinario momento di goduria. E, dopo avere ripetuto la flebile considerazione diverse volte, ha riso, in un modo o nell’altro la trappola mediatica aveva funzionato e l’intervistato c’era cascato, o aveva fatto finta, quel tanto che bastava….

L’intervista ha fatto emergere in maniera sostanziale e per tutto il tempo i punti deboli della dialettica renzista. Una dialettica fatta di slogan che ha tentato di imporsi fin dal primo minuto della discussione come una sorta di ideale e gigantesca torta di panna montata impreziosita da infinite ciliegine che, a ben guardare, non erano proprio fresche di raccolto: “Dottoressa, a me non interessa la perdita del consenso, è ovvio che un calo di consensi bisogna tenerlo in conto quando si tenta di riformare un paese; non mi interessa se la gente perde la fiducia in me, mi interessa che la gente non perda la fiducia nell’Italia; io ho scelto di cavalcare la speranza e ho sconfitto Grillo, quel Grillo che non si vergogna a dire che la mafia ha una sua morale, Salvini invece non mi fa paura; non mi fanno paura neppure le critiche nei miei confronti, mi fa paura quando l’italiano si rassegna; l’astensionismo è faccenda che interessa gli addetti ai lavori, per me l’astensionismo resta fattore secondario, il racconto dell’Italia che noi facciamo è altra cosa…”.

Presidente, non la preoccupa il fatto che è stato definito un leader senza cuore, uno che non è stato capace di mettere la mano sulla spalla al paese, uno che non si è recato né a Tor Sapienza né a Genova?

“Certo che non ci sono andato a Genova! Vuol sapere perché non ci sono andato? Perché mi vergognavo a andare in un posto dove c’era già stato un simile disastro solo tre anni prima, senza che nel frattempo si sia fatto nulla per risolvere… Non volevo fare la passerella, io a Genova ci andrò quando avrò trovato il burocrate che ha procurato quello sfascio… il racconto dell’Italia che noi facciamo è altra cosa…”.

Sì, lei non è andato a Genova…. “Vero, dottoressa, ma dalla nostra ultima intervista di aprile… tante crisi occupazionali, pensi all’Alitalia, sono state risolte… Vede, io attualmente viaggio molto in elicottero per motivi di sicurezza e l’Italia che ammiro dall’alto è di una straordinaria bellezza. Può darsi che io stia sbagliando, ma c’é uno spazio per l’Italia pazzesco, chiedo solo al mio paese di fare uno sforzo per rimettersi in moto…”.

Va bene, va bene Presidente ma questo è populismo….  “Populismo? Dai, dottoressa, lei è una giornalista di razza, le assicuro che il racconto dell’Italia che noi facciamo è altra cosa….”.

 

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