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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8º. Breaking News

Filosofia dell’anima – Della saggezza. “Forum” e il caso del velo islamico portato come la coperta di Linus.

ROSEBUD TV – Francesco de Gregori – Generale

AFORISMI MEMORABILI E ZIBALDONE


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Il caso diffamatorio su Wikipedia 

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Gli stornelli del 4 marzo e dieci validi motivi per cui Luigi Di Maio sarà Premier!

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Dieci validi motivi per cui Luigi Di Maio sarà Premier!

Stornelli politici per il 4 marzo 2018

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Rina Brundu

olive-tree-349335_960_720Ho scritto più volte che quando posso guardo l’altrimenti inguardabile programma “Forum” (Canale 5 – Rete 4), per rinfrescare le mie lezioni di diritto di enne anni fa e dunque imparare qualcosa di nuovo. Tra i tanti giudici che gestiscono quel tribunale, vi è il giudice Nino Marazzita che, anche questo l’ho ribadito più volte, è un mio favorito. Il giudice Marazzita è infatti uno di quei rari personaggi della tv che vorresti togliere da quella, e magari conoscere di persona perché, lo intuisci, avrebbe molto da insegnarti, nonché tanta saggezza da trasmetterti, come solo può fare chi è ad un tempo knowledgeable e si fa padrone di uno spirito libero. Ne deriva che 99 volte su cento sono d’accordo con le sue sentenze (si fa per scrivere, naturalmente, dato che le sentenze non si discutono, e comunque non è della sentenza che si parlerà qui), ma soprattutto sono d’accordo con quell’in-più didattico che, come fanno di norma tutti i giudici dopo avere letto una sentenza, anche lui non tralascia mai di esternare a coronamento della sua quotidiana decisione.

Sono d’accordo 99 volte su cento… ma non nell’ultima occasione dove ho visto il giudice dirimere un altro caso stile stato-laico-si stato-laico-no. La causa in questione era intentata da una gentile signora cattolica, sposata con un musulmano senegalese e madre di due ragazzi italiani che però avevano optato per la religione del padre, a dire della signora in maniera… molto libera. La signora accusava la direttrice scolastica della scuola frequentata dai figli di impedire a sua figlia di portare il velo islamico in classe, un velo di cui, sempre secondo la signora, la ragazza non poteva fare a meno… portandolo quasi alla stregua della famosa coperta del Linus dei “Peanuts”. Tra gli altri “accusatori” della dirigente scolastica, vi era pure un’altra signora italiana cattolica che reclamava il diritto di appendere crocifissi a destra e a manca in quella stessa scuola in nome della nostra (la sua, immagino) cultura cristiana. Di contro, la dirigente ribadiva di avere deciso di applicare una direttiva che estrometteva a priori qualsiasi simbolo religioso, non solo per far prevalere le ragioni di uno stato laico, ma anche e soprattutto per una esigenza operativa tesa ad evitare qualsiasi simile querimonia futura. Come non capirla?

Non entro neppure nel merito del “dibattito” che ne è seguito che mi ha offeso nell’anima sotto infinite prospettive (e pensare che alcuni di quegli illuminati pareri erano di cosiddetti “esperti”), sebbene sia davvero difficile non menzionare il fatto che in minuti e minuti (ore e ore?) di trasmissione non ci sia stato un cane che abbia anche solo osato ricordare che la scuola è prima di tutto uno strumento didattico e formativo non un luogo dove incensare la superstizione (perché questo è la religione sotto prospettiva tecnica, altra cosa sono le ragioni dello spirito di ciascuno che nessuno si permette di discutere)!! Vengo quindi al punto della sentenza emessa dal giudice. Il giudice ha purtroppo cominciando ricordandoci una grande verità, una verità di cui sovente mi dimentico anche io, ovvero che noi (ripeto, purtroppo!) non siamo uno stato laico alla maniera delle grandi democrazie tipo la Francia, noi siamo, legislativamente parlando (e in pieno stile furbo italico).. né di qua, né di là… ovvero lo Stato italiano si porrebbe in posizione equidistante da tutte le religioni senza ad un tempo essere capace di escluderne alcuna dall’incombere come crede sulla nostra vita quotidiana, sociale, civile, etc (come a dire che è scritto nella nostra stessa legge, in stile peccato di omissione, il periodico intervento della CEI a gamba tesa nelle nostre vicende anche politiche, così come è scritto in quella medesima legge che noi grulli non abbiamo alcuna ragione di lamentarci in simili circostanze).

Causa lo status quo il giudice ha dovuto dare torto alla signora che aveva intentato la causa, ma solo in virtù del fatto che non essendoci una legislazione italica chiara, l’autorità in capo da consultare diventava in automatico la dirigente scolastica e dunque le sue direttive (guarda cosa ti combina il legislatore del Paese delle mille leggi inutili e del fatta la legge trovato l’inganno!). Fin qui tutto bene, nel senso che grazie all’ottima capacità didattica di questa dirigente scolastica siamo riusciti se non altro a salvare la faccia; ma ciò che ha colpito me in tutta questa storia sono state due osservazioni fatte proprio dal giudice Marazzita e nello specifico: 1) Che lui preferirebbe avere nella Costituzione un’espressione tipo “La Repubblica italiana si fonda sulla libertà” piuttosto che una dove quella stessa Repubblica viene definita uno Stato laico; 2) che lui ha dovuto emettere quella sentenza ma con dispiacere perché non la condivideva.

Sono rimasta alquanto perplessa, perché dal giudice Marazzita mi sarei aspettata altro tipo di ragionamento. In primis, nessuno può negare la bellezza, anche estetica ed etica di una frase tipo “La Repubblica italiana si fonda sulla libertà”, ma vero è che un simile principio da solo non potrebbe mai reggersi in nessun luogo, men che meno in un tribunale dove si dovrebbe rendere giustizia. Le domande che nascerebbero sarebbero a migliaia: la libertà quando? Dove? Come? Di chi? Non è azzardato dire, insomma, che una simile questione porrebbe problematiche interpretative al cui confronto quelle poste dalla causa di oggi sarebbero davvero bazzecole, a meno che naturalmente non si stiano invocando le ragioni di uno stato anarchico. Io penso, invece che, proprio perché cosciente delle problematiche che porrebbe una simile ideologia, il giudice della Suprema Corte statunitense Oliver Wendell Holmes Jr ebbe giustamente a dire “The right to swing my fist ends where the other man’s nose begins”. Tradotta quasi letteralmente questa frase vuol dire “Il mio diritto a tirare pugni in aria finisce dove inizia il naso altrui”, ma la traduzione più aulica e più nota è senz’altro “La nostra libertà finisce dove inizia quella altrui”.

Ecco, io ritengo questo statement molto saggio, molto machiavelliano quando si parla di quella dottrina politica in senso etico e positivo. Per questi motivi non capisco neppure perché il sempre bravo giudice Marazzita si sia dispiaciuto della sua stessa sentenza che era giusta, giustissima. Cos’altro avrebbe dovuto fare quella dirigente scolastica? Trasformare la sua scuola in un ricettacolo di santini e in un istituto che diventerebbe nel tempo un tempio dedicato all’ignoranza e alla superstizione? Perché nessuno ha fatto notare alla signora che si stracciava le vesti sostenendo che sua figlia aveva scelto in tutta libertà (discorso anche questo opinabile perché in tutta libertà si sceglie solo quando si è adulti), di indossare il velo – e dunque pretendeva di portarlo anche nella sua scuola – che in Paesi più progrediti di noi in materia formativa, non solo non si può indossare il velo a scuola, ma si va pure vestiti tutti uguali, indossando un’uniforme, onde evitare discriminazioni non solo religiose, ma anche economiche e sociali? E, ancora, perché nessuno ha fatto notare a quell’altra signora che pretendeva il crocifisso in classe in virtù della nostra (della sua!) cultura cristiana, che se fosse stato per la sua “cultura” cristiana anche lei oggi dovrebbe portare quel velo (e non solo!), mentre ogni sprazzo di libertà di cui godiamo lo dobbiamo ai Giordano Bruno di questo mondo che sono morti per sfidarla quella cultura medievale e prevaricatrice, maschilista; lo dobbiamo allo spirito illuminato dei pensatori greci e in seconda istanza ai benefici influssi liberali derivanti dall’immenso spirito che animò la rivoluzione francese? Altro che cultura cristiana! Ed evito di aggiungere il mio personale pensiero su qualsiasi donna che accetta di indossare un velo proprio perché so che la mia libertà finisce dove inizia quella altrui, ma garantisco che non sarebbe un bel pensiero!

Che poi il colmo della giornata si è perfezionato a causa del fatto che presenti in quello studio c’erano alcune “esperte”, in posa radical-chic, le quali lamentavano da un lato la non apertura della scuola ai simboli di tipologia superstiziosa, ma dall’altro pretendevano che l’Italia facesse qualcosa per attirare cervelli in fuga da Paesi stranieri proprio come farebbe l’Inghilterra con i nostri cervelli in fuga.

Come no, certo… perché se sei un cervello in fuga il primo porto d’approdo non è una nazione dove la scuola si occupi di fare la scuola come la Francia, ma un Paese come il nostro che nel 2018 sembrerebbe ancora prono a confondere le necessità di cogitare logico del metodo scientifico, con le esigenze (pure umanamente comprensibili) del coltivare speranza superstiziosa, ma stiamo scherzando? E perché non ci mandano i loro figli in quelle scuole ideali che hanno dipinto con cotanta passione? Nel dubbio, io i miei preferirei mandarli altrove!

Rina Brundu

PS: Ho titolato “della saggezza”. Naturalmente non so neppure quanto ci sia di saggio nel mio dirimere con tanta “passione” su questi argomenti, ma intuisco che affettare posa distaccata non aggiungerebbe nulla di valido alla causa e dunque questo è, del resto anche Diogene non era proprio un tipo pacato quando si trattava di far conoscere la sua opinione. Se andava bene per lui, chi sono io per fare diversamente?

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