Advertisements
CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

4 marzo 2018, cambiamo l’Italia (24) – Della guerra dei venti anni. E della battaglia dei suoi ultimi “reduci” contro il cambiamento.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

capricorn-1860183_960_720Al tempo della “guerra dei venti anni” non tutti gli italiani capirono che quella non era una guerra dei probi uomini contro i satanassi, che quella non era una guerra delle nobili ragioni della sinistra contro le nobili ragioni della destra, che quella non era una guerra della meglio-intellettualità contro il decadentismo culturale berlusconico e pre-rivoluzione digitale, ma che si trattava solo della tradizionale lotta per la conquista del territorio che tra gli animali porta sovente a darsi cornate fino a che uno dei combattenti non è costretto a ritirarsi, e tra gli umani porta in genere all’architettare tutti i colpi bassi possibili e immaginabili pur di prevalere e sconfiggere l’avversario.

Confesso che per quanto mi riguarda almeno fino a capire quello status-quo c’ero arrivata, ed è forse pure per questo che mi sentivo più berlusconiana. A farmi girare le balle veramente era la realizzazione che sull’altra sponda, gli altri, stessero prostituendo il concetto stesso di intellettualità per piegarlo ai loro interessi politici di parte, e nella mia visione delle cose non ci poteva essere crimine più grande. Vero è però che il prendere una posizione a favore di Satana o di Belzebub, sovente ci impedisce di vedere gli short-comings nel “partito” che sosteniamo. Oggi come oggi, col senno di poi, e con una maggior coscienza dei molti danni che ha causato il berlusconismo all’Italia, mi vergogno di quella mia partigianeria di gioventù, ma vero è che da tutto s’impara.

S’impara così tanto che se si è stati fatti fessi una volta è molto difficile che avvenga una seconda.  A mio avviso, infatti, non ci sono scusanti per qualsiasi connazionale che, nell’attuale guerriglia azionata contro i pentastellati dai reduci di quell’epica e disastrosa guerra civile, per l’occasione finanche determinati ad unire le forze pur di vincerla, non sapesse riconoscere le stesse perniciose dinamiche interessate e scaltre che a suo tempo fecero vivere la cosiddetta “guerra dei venti anni”. Non c’è alcuna battaglia che Berlusconi e De Benedetti stanno combattendo per l’Italia, per il maggior bene della nostra nazione, c’è solo l’usata battaglia per difendere i loro interessi, i privilegi di sempre, ma soprattutto le dinamiche politiche malate che sovente hanno permesso a questi signori di avere la meglio sui loro avversari, di guadagnarci a scapito di tutto il popolo, e in questo senso l’ultimo scandalo insider-trading renzista racconta più di ciò che potranno mai raccontare mille editoriali giornalistici.

Ah, sì, il giornalismo italiano… come dimenticarlo? In realtà non c’è neppure nessun giornalismo, non ci sono “reportage” pensati per dare una visione quanto più onesta di quale sia il vero status-quo civile, economico, politico, storico-sociale a coloro che li leggono, non ci sono sondaggi (come quelli del Corsera di oggi) davvero validi… ci sono solo veline di parte che fungono da potente arma contundente da utilizzarsi nel combattimento di corna di cui si è già detto. Da questo punto di vista, infatti, in questi trent’anni l’Italia non è cambiata e contro un qualsiasi futuro “cambiamento”, contro un qualsiasi muovere da quegli schemi perniciosi lottano con tutte le loro forze, con tutti i loro boiardi (posizionati dovunque nel sistema statale et non), i reduci di quella tremebonda battaglia che “insanguinò” e infangò la nostra nazione come poche altre cose nella sua storia recente.

No, non sto dicendo che quella guerra abbia procurato morti (sebbene la cosa non mi stupirebbe), ma che ha procurato la morte di tanti spiriti che ritenevamo validi, che non è cosa meno grave, anzi, non a caso la maggior parte di quegli stessi… reduci sono per lo più fantasmi che si illudono di essere ancora, nonché determinatissimi a non andare verso… la luce (o, più probabile, la tenebra eterna). Ne deriva che, gioco forza, bisognerà spingerceli.

Rina Brundu

Advertisements

Chiudiamo Wikipedia. Non si lucra scaltramente sull’impegno di intelletto!