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4 marzo 2018, cambiamo l’Italia (23) – Sul perché Di Maio sarà il nuovo Premier (bis), ma basta con i candidati in frac per il tè con la regina.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

queen-1944108_960_720Che Luigi Di Maio sarà Premier lo comprendiamo da molti piccoli dettagli. Per tutti può bastare citare l’attacco senza freni di oggi di Silvio Berlusconi che sarebbe finanche arrivato a parlare con scherno di Grillo e del “figlio del suo socio defunto”: sic! Quando si arriva a deridere i padri defunti significa che si è toccato il fondo, che non si hanno altri argomenti, che si sta cercando solamente di ritardare la disfatta.

Ma oltre alle deliranti affermazioni della casta al tramonto, la certezza che Di Maio sarà Premier la coltiviamo per un’infinità di altri motivi. La coltiviamo perché se così non fosse noi, il giorno dopo, non esisteremo più come nazione etica, libera, democratica, ma come porto privilegiato della mafia, di quella vera, di quella che ha distrutto, umiliato, infangato il nome della nostra nazione, spregiando il nome di altri defunti – sì, pure questi trapassati purtroppo – come Falcone e Borsellino che hanno dato la vita per illudersi di servire uno Stato diverso. Uno Stato per cui valesse la pena battersi.

Abbiamo certezza che Di Maio sarà Premier soprattutto perché diamo credito alla grande maggioranza degli italiani di essere persone libere, persone capaci, spiriti brillanti e intelligenti. Spiriti brillanti e intelligenti che non si faranno mettere i piedi in testa da chi è solamente impegnato a difendere gli interessi privati dei Berlusconi e dei Benedetti, spiriti liberi che ancora ancora riescono a distinguere tra il sommo bene della nazione e il sommo magna-magna dei soliti noti. Coltiviamo questa certezza perché sappiamo che gli italiani hanno ottima memoria, che non sono collusi con le trame renziste, familiste e provinciali, che abbiamo visto svilupparsi come un cancro anche solo fino a ieri (vedi il caso Nardella in quel di Firenze).

Detto questo, c’è qualcosa di questa nuova era pentastellata che andrà a cominciare che non mi piace, ed è l’eccessivo omologarsi – che sembrerebbe in corso –  a schemi politically-correct assolutamente datati e incomprensibili nella nostra epoca digitale, in netto contrasto con le dinamiche “nobili” che hanno portato alla nascita del MoVimento. Si è letto, per esempio, che il background dei futuri candidati tra le fila del M5S sia stato scandagliato in stile Stasi, e che si sia arrivati fino ad escludere dalla lista dei papabili persino chi è stato pizzicato a postare, anche solo una volta nella vita, un post sopra le righe contro gli avversari politici del M55.

Se questo fosse vero – l’opzione più probabile è che si tratti di altra bufala degli sgherri renzisti online – sarebbe come dire che personaggi come lo stesso Di Maio, Di Battista e Grillo non potrebbero coprire il ruolo che coprono; sarebbe come dire che non dovrebbe esistere neppure la memoria del vaffa day etc etc. Sarebbe come dire, insomma, che quando i contadini russi nel 1917 portarono avanti la loro “rivoluzione”, il giorno dopo, onde risultare credibili, avrebbero dovuto presentarsi vestiti con il frac per prendere il tè con la regina… pardon, con lo zar.

Ma stiamo scherzando? D’accordo, fare di tutto per proiettare l’immagine di un movimento pacifico, gestito dai bravi ragazzi della porta accanto, perché questo sono, ma da qui a diventare un movimento completamente “seduto”, omologato (che si fa superare al centro persino dalla maleducazione scaltra dell’ottuagenario signore di Arcore), nonché prono a copiare schemi, anche comunicazionali, fallimentari e nefasti, ce ne passa! Se poi si evitasse anche di farsi fotografare baciando santini a destra e a manca, sarebbe la morte sua, e finalmente l’Italia potrà entrare a fronte alta nel ristretto novero delle moderne democrazie davvero degne di considerarsi appartenenti al primo mondo!

Rina Brundu

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