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4 marzo 2018, cambiamo l’Italia (21) – Salvini

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

aiStGDwtOnestamente non saprei come definire il Salvini politico senza scadere nell’ovvietà. Di suo Matteo Salvini ha una “presenza mediatica” sicuramente diversa da quella del duce di Rignano, vale a dire riesci a seguirne un discorso per trenta secondi senza provare l’urgenza di cambiare canale o, in alternativa, di cambiare pianeta, di tagliarti le vene, per non dire peggio. Vero è che quando si ascoltano i discorsi del leader della Lega bisogna pure stare attenti perché le sciocchezze abbondano, e dall’eterna tiritera contro la Fornero alle pu**anate in chiave razzista (vedi la minchiata sulla razza bianca del suo collega Fontana), bisogna ammettere che questo rampante Segretario politico non si fa mancare davvero nulla.

Tuttavia, non bisogna dimenticare che siamo in campagna elettorale e dunque è quasi “lecito” per un politico sparare la balla più grande, il gonzo che se la beve lo si trova sempre. A mio avviso, il problema principale del Salvini d’azione e di pensiero (?) non sono tanto queste “uscite” discutibili, quanto le altre “trame” che evidentemente sta tessendo nel background, vedi quindi il tirare dentro il partito personaggi che sarebbe più opportuno tenere fuori, nonché la sua alleanza con una Forza Italia che più il tempo passa più pare la degna “pulzella” determinata a convolare a “giuste” nozze con il ballista di Rignano.

Per quanto ne so, infatti, Salvini non l’ha perentoriamente negato questo indecente scenario post-elettorale. Certo è che nel caso in cui, in un tempo futuro, Salvini dovesse pure diventare parte attiva di quel matrimonio immondo testé menzionato, dovesse diventare l’Alfano della nuova legislatura, in quello stesso momento tutti i suoi programmi e i suoi pseudo-ideali diventerebbero carta straccia con cui pulirsi il culo, agli occhi del mondo che guarda, certamente, ma soprattutto, ritengo, agli occhi dei suoi elettori più incattiviti dalle psycho-riforme del rignanese.

Non sono mai stata una supporter della Lega padana di Umberto Bossi, anzi, c’era un tempo in cui quel signore era il mio peggior nemico politico. Bisogna però riconoscere a Salvini di avere lavorato molto sul suo movimento e in dato modo di essere riuscito a sprovincializzarlo. Considerando lo scenario osceno che abbiamo davanti agli occhi a livello di “offerta” politica (peraltro oggi ci siamo dovuti sorbire – per tre secondi, mio lato, il tempo del cambio canale – un Matteo Richetti che parlava su La7 con fiero piglio come se esistesse anche un solo italiano ancora interessato a conoscere le sue ragioni), io non penso che ci sia nulla di sconveniente in una alleanza post-elettorale tra i pentastellati e i leghisti.

In realtà quella sarebbe una delle poche alleanze realisticamente e politicamente solide: i due partiti insieme potrebbero raggiungere quel famoso 50% più uno necessario a governare senza pensieri per cinque anni, sono rappresentati da politici giovani, almeno a parole determinati a ripartire da un approccio onesto verso la politica, e a mio avviso sono pure meno scriteriati amministrativamente di quanto vogliono farci credere gli sgherri mediatici di regime sui loro giornaloni che come carta igienica con cui pulirsi il posteriore non sono secondi a nessuno.

Ripeto, non è una opzione peregrina, ma dovrebbe essere uno scenario che tutti, almeno coloro che vogliono bene all’Italia, dovrebbero considerare. Per rinascere, anche fosse solo politicamente, non si può costruire sulla merda, ma bisogna avere, gioco forza, il coraggio di cambiare.

Rina Brundu

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