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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8º. Breaking News

Riflessioni sul Quarto Potere (10) – Anziché comportarsi da “padri nobili” della Patria… il cattivo esempio fino alla fine. E sulla “deposizione “ del vecchio editore De Benedetti dalla Gruber

ROSEBUD TV – Francesco de Gregori – Generale

AFORISMI MEMORABILI E ZIBALDONE


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Il caso diffamatorio su Wikipedia 

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Gli stornelli del 4 marzo e dieci validi motivi per cui Luigi Di Maio sarà Premier!

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Dieci validi motivi per cui Luigi Di Maio sarà Premier!

Stornelli politici per il 4 marzo 2018

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Rina Brundu

cdbSi resta davvero senza parole davanti a ciò che si vede e si sente di questi tempi in codesti programmi televisivi italiani, in dato modo autorizzati a parlare. Questo è sicuramente il caso della puntata di stasera della trasmissione Otto e mezzo (La7) di Lilli Gruber e della relativa “intervista” di codesta conduttrice al patron di Repubblica Carlo De Benedetti. Francamente non mi interessa neppure dirimere nel merito della stessa perché purtroppo per noi non siamo più bambini e le favole della buonanotte non ci affascinano più.

Ciò che ci “affascina” è altro. Sì, confesso che mi ha affascinato questa figura del “grande vecchio”, come si sarebbe egli stesso definito, e dell’editoria “impura” italiana, che si è presentato oggi in TV quasi a “deporre”. L’impressione di discorso “concordato” non solo con la conduttrice, ma finanche con il suo avvocato e con il gotha di Repubblica, era così forte che bisognava cercare la “catarsi” altrimenti. Io l’ho trovata tentando, mio malgrado, di concentrarmi sulla sua figura di uomo anziano, di anziano imprenditore che stava presentando il suo “percorso” professionale davanti al popolo che lo guardava per essere in qualche modo giudicato. Meglio ancora per essere mondato di ogni peccato.

La prima considerazione che mi è venuto naturale fare è stata questa (sia per lui che per il suo compare e ritrovato quasi-amico Berlusconi): Ma guarda tu, dopo una vita “eticamente” discutibile, almeno a leggere i numerosi procedimenti giudiziari che li riguardano, avrebbero comunque una chance di proporsi, nell’ultima parte della loro esistenza, come una specie di padri nobili della Patria, di mentori saggi: invece, che fanno? Da un lato – e questo è senz’altro il caso del De Benedetti che abbiamo ascoltato stasera – sparano a zero contro i compagnucci di merende pur di difendere le proprie mal pensate castronerie nel mondo della finanza italica molto “liberata” (vedi l’attacco contro Scalfari), sparano a zero finanche contro i loro “dipendenti” di sempre (fermo restando la messinscena degli strali farlocchi contro l’attuale direzione di Repubblica), dall’altro puntano la mitragliatrice contro i 5 stelle, ovvero contro quel 30% (quasi sicuramente molti di più) di italiani che sostengono quei ragazzi proprio per liberarsi di “padri nobili” come loro.

Insomma, il cattivo esempio fino alla fine. C’è infatti qualcosa di immensamente brutto nel comportamento di codesti personaggi; un comportamento che evidenzia e sputtana una vecchiaia evidentemente non accompagnata da una crescita morale, da una crescita interna sostanziale. Fossero stati spiriti davvero validi – oltre le parole che ricercano attentamente per definirsi tali, o che fanno ricercare ai tanti servi della gleba che ne incensano pregi e virtù ad ogni ora del giorno e della notte – avrebbero concluso che dopo una vita in cui hanno avuto davvero tutto, quasi sicuramente molto più del meritato, è arrivato il momento di mettersi da parte, di concedere ai loro concittadini il privilegio di procedere senza di loro, di scegliersi un futuro diverso, liberato dalla loro ingombrante presenza.  Macché! Chi non rientra nei ranghi è automaticamente un incompetente e un ignorante… mentre nell’ipotesi di una loro uscita di scena il Paese andrebbe certamente incontro al collasso, cadrebbe nell’abisso, nel precipizio, nel burrone. Come? Un burrone peggiore dell’immenso debito pubblico che questi signori molto “capaci” hanno confezionato in questi cinquanta anni ai danni della nazione tutta?

Con tutto il rispetto, che andassero… beh, sì, proprio lì! Questo Paese non è morto neppure dopo la scomparsa di Lorenzo il Magnifico, non è finito dopo che l’immenso Machiavelli ci ha lasciati, siamo quindi sicuri che continuerà ad esistere, persino meglio, senza gli “interessati” servigi degli editori “impuri” alla Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti. Anzi, a giudicare dai discorsi ascoltati oggi, dalla capacità di offesa verso il sentire altrui manifestata stasera con una non-chalance che in dato modo sconvolge chi non è abituato a queste cose, siamo più che mai certi che il meglio deve ancora venire, che forse noi il meglio noi non lo abbiamo ancora mai provato. Scrivo questo persino a dispetto del saggio dire di Prezzolini che comunque ci dovrebbe dare sempre molto da pensare: “L’Italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all’ammirazione di chi se ne serve a suo danno. Il furbo è in alto in Italia non soltanto per la propria furbizia, ma per la reverenza che l’italiano in generale ha della furbizia stessa, alla quale principalmente fa appello per la riscossa e per la vendetta. Nella famiglia, nella scuola, nelle carriere, l’esempio e la dottrina corrente – che non si trova nei libri – insegnano i sistemi della furbizia. La vittima si lamenta della furbizia che l’ha colpita, ma in cuor suo si ripromette di imparare la lezione per un’altra occasione. La diffidenza degli umili che si riscontra in quasi tutta l’Italia, è appunto l’effetto di un secolare dominio dei furbi, contro i quali la corbelleria dei più si è andata corazzando di una corteccia di silenzio e di ottuso sospetto, non sufficiente, però, a porli al riparo delle sempre nuove scaltrezze di quelli”.

Rina Brundu

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