Advertisements
CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8º. Breaking News

Diario dai giorni del golpe bianco – Smentiamo il Giannini che difende l’etica di “Repubblica”. Quando De Benedetti diceva di chiamare il suo direttore prima che facesse “i titoli” del giornale…

ROSEBUD TV – Fabrizio De André – Don Raffaè (The Godfather)

AFORISMI MEMORABILI E ZIBALDONE


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

—————————-

No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

Per l’E-Book clicca qui.

Attenzione la versione definitiva di questi testi uscirà solo dopo le elezioni politiche


Il caso diffamatorio su Wikipedia 

————————————————–

  • Un popolo che elegge corrotti, impostori, ladri, traditori, non è vittima, è complice (George Orwell). Clicca qui per leggere tutto
  • —————————————————-

 
CHI SARÀ IL NUOVO PREMIER ITALIANO? VOTALO QUI!

Gli stornelli del 4 marzo e dieci validi motivi per cui Luigi Di Maio sarà Premier!

LEGGILI TUTTI QUI

Oppure scarica i PDF e diffondili

Dieci validi motivi per cui Luigi Di Maio sarà Premier!

Stornelli politici per il 4 marzo 2018

———————————–

Promuoviamo una coscienza e una lotta politica civile e democratica. Liberiamo l’Italia dal renzismo, dai suoi interessi familisti, dai suoi boiardi di Stato e dai suoi scandali. Per le ultime notizie su questi argomenti, clicca qui.

Rina Brundu

9780995783348

Dopo le elezioni….

10 Novembre 2016

Diversamente dal Federico Rampini, giornalista e inviato speciale di Repubblica, intervistato ieri sera dal TG1, io non penso che i sondaggisti americani abbiano completamente fallito durante le presidenziali americane, ne tanto meno che quel supposto-fallimento sia dovuto al sicuro scollamento che esisterebbe tra visione d’establishment e necessità popolari: quando mai non è stato così? I sondaggi non hanno saputo ben calcolare il numero di grandi elettori assegnati Stato per Stato (perché in questo modo si elegge il presidente di uno stato Federale così grande e diversificato), ma hanno indovinato che la Clinton era la favorita e infatti la Clinton è arrivata prima nel voto popolare (il voto per unità, a maggioranza di popolazione).

Il parere di Rampini non è l’unica riflessione o atteggiamento opinabile rispetto all’argomento Trump che mi è capitato di notare tra le sgangherate fila del giornalismo italiano. Per tutti basti citare i fotografie formato lenzuolo di oggi del Corriere della Sera, tese a mettere in risalto le supposte agitazioni americane contro il nuovo presidente-eletto.

Sì, sto parlando proprio di quello stesso quotidiano italiano che negli ultimi tre anni ha nascosto come la peste le molte manifestazioni italiane contro il corrente governo del Ducetto Matteo Renzi (ben peggiore del peggior Trump che verrà, perché l’Italia non ha gli anticorpi democratici che possono vantare gli Stati Uniti d’America), ma che adesso, come per miracolo, riscopre la sua vocazione liberal, il suo ruolo di fustigatore dei potenti, di difensore dei deboli (dimenticando, tra le altre cose, che i mercati sono in boom): se non ci si indigna é solo perché ormai si tratta di acquaccia che cola dalla grondaia irrimediabilmente danneggiata.

E poi, almeno personalmente, non mi interessa più. Da quando, proprio a causa dell’infestazione degli avvoltoi renzisti sia in RAI che sui giornali italiani, mi sono trasferita in pianta stabile all’estero anche per informarmi, comprendo in pieno il divario intellettuale e metodologico-informativo che separa l’Italia dal primo mondo e di tornare indietro proprio non me la sento. Comprendo ancora meglio le soffocanti dinamiche interne di un paese la cui vocazione è essenzialmente quella di vivere da feudo di un qualcuno, comprendo l’incredibile divario formativo anche in classi a cui avresti dato credito di maggior capacità intellettuale, le ragioni di una immobilità culturale (in senso tecnico) che se si continua così sarà perenne.

Peraltro, avendo sempre vissuto all’estero non mi ero mai occupata dell’annosa questione della “fuga dei cervelli”, e forse non l’avevo considerata come avrei dovuto, ma adesso dico ai giovani: fuggite, andatevene appena potete, date ai vostri figli una possibilità diversa di crescere intellettualmente, di diventare persone capaci, libere, critiche, pronte a dare il meglio di voi per voi stessi in primo luogo, poi per la vostra famiglia e di conseguenza per il paese che tutti quanti continuiamo a amare.

Ieri abbiamo anche dovuto ascoltare, nel programma di Lilli Gruber, un anziano Carlo De Benedetti che pontificava a difesa dell’establishment e del giornalismo obsoleto appena raccontato che, a suo dire, non aveva saputo prevedere la vittoria di Trump. Secondo me, non è che quel giornalismo la possibile vittoria di Trump non l’ha saputa prevedere, piuttosto non l’ha voluta vedere, esattamente come il Corriere fontaniano, e tutta la civiltà-mediatica d’Italia, non vuole vedere quel dramma storico-sociale (per usare le parole di Cacciari) che vive la nostra nazione in questo difficilissimo periodo della sua Storia. Certo, l’anziano De Benedetti ha avuto il buon gusto di risultare meno insolente e offensivo dell’anziano Scalfari di pochi giorni fa, e in chiusura di trasmissione il patron di Calabresi ha avuto anche la straordinaria onestà intellettuale di dire che Renzi, qualora il NO vincesse al Referendum, si dovrebbe dimettere.

A voler essere onesti però, anche De Benedetti sembrava, suo malgrado?, specchio di un’Italia che fa preoccupare. Lo sembrava nell’apparente ingenuità con cui diceva di chiamare l’attuale direttore di Repubblica per discutere con ello la situazione internazionale (discussioni dopo le quali, il direttore, “di suo volere”, procedeva a fare i titoli del giornale), lo sembrava nell’evidente cortesia (o piaggeria?) con cui la Gruber lo trattava, lo sembrava nei discorsi scontati, prevedibili, memoria ed eco di un’età finita da molto tempo e di cui non si sente la mancanza, lo sembrava… semplicemente come conseguenza del suo essere lì. Diceva Salvatore Quasimodo “Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera”. Vale anche per le nazioni? Se così, da noi è calata già la notte, il buio della ragione e questi sono i suoi, i nostri mostri.

Advertisements

info@ipaziabooks.com