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4 marzo 2018, cambiamo l’Italia (19) – Del senso della vergogna in politica e dell’intellettualità “democratica”. Finché la barca va e c’é da magnare…

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

mountains-3082174_960_720Ho smesso completamente di guardare i talk politici. Non ci riesco. Soprattutto non riesco a capire come facciano gli esponenti del PD, Matteo Renzi prima degli altri, a mostrarsi in pubblico dopo che sono stati colti con la bocca nella marmellata a fare favori al loro patron politico. Mi prende un senso della vergogna fortissimo… per lui, per loro. Adesso riusciamo a capire perfettamente anche l’espresisone “hanno la faccia come il culo” coniata da Michele Serra e dal suo “Cuore” per i socialisti durante i giorni della rivoluzione di “Mani pulitie”. Come passa il tempo! Non fosse stato per il Tempo non avremmo mai capito che tutto dipendeva da quali mani si erano inzozzate…. Da quali zampe?

Ah sì, Michele Serra, quello che si sente “contiguo” a Renzi. Quello della berluscalfariana Repubblica, quello che rimpiange la “disintermediazione” come il male dei tempi. Ma bisogna capirlo. Il fatto è che sono tempi cupi per l’intellettualismo radical-chic, tempi nefasti, come solo possono esserlo quelli in cui la banda del buco è finalmente costretta a confrontarsi con le ragioni della giustizia, anche se purtroppo solo mediatica. Da lì allo sputtanamento totale il passo è pure breve, brevissimo… Detto altrimenti, dopo quattro anni di prove umilianti per codesti sacerdoti delle circonlocuzioni linguistiche usate come pseudo acuminata arma etica, chi avrebbe immaginato che gli stessi santoni sarebbero stati superati in curva, a sinistra, da Orietta Berti, da una cantante che, con tutto il rispetto, fino a poche settimane fa pensavamo solo degna di frequentare i siparietti dei nostri giornartisti in Rai?

Questa non ce l’aspettavamo proprio, ovvero ci aspettavamo che le reiterate e incessanti laudi di codesti personaggi in favore del sommo leader, sovente sentite nei diversi programmi televisivi, prima o poi sarebbero state “rintuzzate” dai colleghi di pari o di grado superiore dentro le stesse fila di sacerdoti “liberal” e “democratici”.  Certo, un tal miracolo non è mai accaduto in quattro anni (la sfuriata di Paolo Flores D’Arcais contro il Berluscalfari non fa testo in questo senso), ma la speranza è sempre l’ultima a morire. Insomma, confidavamo in una “scudisciata” importante da parte dei sommi guru sinistrati, magari dai cantautori “impegnati” che per anni hanno mangiato all’ombra protettiva del PCI e dei suoi partiti-nipoti, oppure dagli infiniti teatranti e teatrantucoli che hanno fatto lo stesso… Invece, niente, nada, nisba: sarà perché anche le sacerdotesse intoccabili alla Meryl Streep e Jane Fonda hanno i cazzi loro sull’altra sponda dell’Atlantico?

Finché la barca va… eh già, finchè la barca va lasciala andare, poi quando quella sta per affogare cerca ti arrangiarti come puoi e fanculo l’etica, fanculo la moralità, fanculo l’intellettualismo o quella posa fatta passare per tale, fanculo la libertà dello spirito. Finché la barca va e c’é da magnare… chi l’avrebbe mai detto che sarebbe stata questa canzoncina a riassumere in sé tutta la nostra capacità di fare intellettualità negli ultimi cinquanta anni?! Chissà perché però sento che Flaiano e Prezzolini non ne sarebbero affatto sorpresi! 

Rina Brundu

 

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