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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Riflessioni sul Quarto Potere (8) – Dell’età dei dipendenti. I giornalisti italiani si lamentano dell’AGCOM, ma il problema vero è che non sono più credibili…

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

female-865073_960_720Venti minuti fa ho postato un pezzo satirico dove i giornalisti italiani venivano divisi in categorie: giornalisti, giornartisti, intrattenitori PD a vario titolo, dipendenti del “Corsera”, “Repubblica”, RAI, Mediaset, etc. A ben pensarci però di satirico nel post c’era poco e niente, mentre quella che si è raccontata in termini goliardici non è nulla più di una verità factual, o “fattuale”, come direbbe il Crozza che imita De Luca.

A ben pensarci questa è l’età dei dipendenti… non solo di quelli RAI, alla Conti, alla Clerici, all’Amadeus, alla Frizzi, ma è anche e soprattutto l’età dei dipendenti in quota al “giornalismo”, e citerò per tutti il caso Corsera dove pochi anni fa, non appena l’ex direttore De Bortoli ha osato esprimere la sua opinione sullo “stantio odore di massoneria” che proveniva dal renzismo, è stato subito sostituito con il più accomodante Luciano Fontana, sconosciuto ai più fino a quel momento, ma senz’altro con una importante carriera da “dipendente” nel giornalismo italiano. In tutta onestà non scrivo questo a titolo di disdoro, peraltro Luciano Fontana, con la sua pacatezza, mi è simpatico… ma certo è che io intendo il giornalismo in senso diverso da quello che, almeno a leggere il suo giornale, vuole significare lui. Io intendo il giornalismo in maniera opposta ai vari Severgnini, alle Meli, finanche al Massimo Franco che, tuttavia, di tanto in tanto, mostra barlumi di mente pensante (di suo) senza riuscire però ad esprimerla completamente.

Il problema naturalmente non è determinato da questi signori che, non ho dubbi, in un mondo giusto e probo farebbero il loro dovere e racconterebbero le puttanate politiche che testimoniano con verità, il problema è procurato dalla datata questione degli editori impuri che soffocano l’Italia e il suo tessuto democratico, la sua velleità ad essere una nazione del primo mondo da cui puntualmente ci escludono tutte le organizzazioni internazionali davvero serie di monitoraggio delle dinamiche democratiche. Ne deriva pure che il “problema” è in certo modo circolare, dato che non vi editore “impuro” che possa preferire una mente pensante e libera a un “impiegato”, a un “dipendente” che esegue gli ordini senza battere ciglio. Del resto, quell’editore, da un punto di vista operativo, pragmatico, avrebbe anche ogni ragione a questo mondo: io ti pago e dunque scrivi ciò che ti dico di scrivere, punto e basta, se vuoi essere “creativo” quella è la porta.

Così va il mondo avrebbe detto Dryden qualche secolo fa e come si evince queste dinamiche non sono cambiate, dubito che cambieranno nel futuro. Ma se questo è lo status-quo, che codesti “giornalisti” ci risparmiassero almeno le manfrine di queste ore sul loro diritto a non essere “imbavagliati”, a non dire “urbi et orbi” per chi votano. Oppure, questi signori ritengono davvero di stare sempre a “condurre” davanti a degli imbecilli? Peraltro, dato che in questi quattro anni nefasti, come mai si era testimoniato in Italia, sia sul fronte democrazia interna sia sul fronte informazionale, codesti “professionisti” (con l’eslcusione dei soliti noti) non hanno mai dato segno di essersi accorti della “gabbia” che stava costruendo intorno a loro il renzismo, di cosa debbono lamentarsi ora? Che diritto hanno di lamentarsi? Che dicano per chi votano e la smettano di frignare, già scritto!

Il problema di fondo è infatti una mancanza di credibilità che quando si è perduta non la si può più riacquistare. Fermo restando che costoro dovrebbero stare pure tranquilli: dato che il PD ha come “dipendenti” (in senso lato) il 90% dei giornalisti italiani, dubito molto che spingerà per sputtanarli urbi et orbi… In realtà quest’ultima dell’AGCOM è un’altra fake-news-renzistica come le tante altre a cui ci hanno abituato ultimamente… fortuna (sic!) che la perdita di credibilità recentemente non ha interessato solo il giornalismo in Italia!

L’età dei dipendenti, appunto, alcuni più di altri, ma il senso del discorso non cambia.

Rina Brundu

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