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Filosofia dell’anima – Del testamento di Alain Delon

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

alain«(Viviamo) un’epoca insozzata dai soldi dove non ci sono più valori. Oggi non ti riprendono più con una cinepresa in movimento, ma con un coso digitale grande quanto una mano. Tutti se ne sbattono di tutto. Quelli che dicono “era meglio prima” li trovo rincoglioniti. Ma per me è diverso perché è vero: ai miei tempi, era davvero meglio. È il vecchio rincoglionito che parla! Ma non me ne frega più un cazzo, ho avuto tutto…. Ho avuto una fortuna incredibile: sono stato felice tutta la vita, ho frequentato uomini e donne magnifici. Ho fatto quello che volevo, con chi volevo, quando volevo. Sono rivolto più verso il passato che il futuro perché so di avere avuto un passato straordinario. L’epoca di oggi non ha niente a che vedere con quella che ho conosciuto io. Una vita così non la si vedrà più. È per questo che non ho rimpianti se devo andarmene… Le tre persone che adoravo di più se ne sono andate. Romy, Deray, Ronet. Sentir dire a Romy “Ti amo” e sapere che non c’è più… non ci riesco».

D’accordo il mio rin**** acuto che non ho problemi a confessare, lo sento sulla pelle, ma ancora non sono arrivata a leggere Vanity Fair, almeno questo ci tengo a precisarlo perché ho passato una vita ad evitare il gossip e a sfuggire come la peste gli effetti perniciosi del pseudo-femminismo alla Berlusconi e alla Deneuve, i quali, solo pochi giorni fa, hanno celebrato un ritratto della donna che è un’offesa alla nostra stessa essenza. Ne deriva che dell’intervista di tal Marion Van Renterghem, in quota Vanity Fair ad Alain Delon ne ho letto su Dagospia (un altro sito dove il corpo della donna viene esibito come oggetto, ma a suo merito va detto che non fa differenze con quello dell’uomo e la prospettiva di visione è comunque intelligente). Con qualche vergogna confesso pure di avere difficoltà a ricordare chi fosse Alain Delon, ricordo che era una sorta di sex-symbol del cinema d’antan e questo dovrebbe bastare.

In realtà, che le parole riportate nel primo paragrafo di questo post le abbia dette un ex attore o ex mito del cinema, o un signor qualunque non fa differenza, ciò che mi ha colpito davvero è il fatto che in questi tempi così intellettualmente scialbi occorra andare a scovar parole di saggezza su un giornale come Vanity Fair e sentire quelle stesse perle sulla bocca di un ex sex-symbol. Come cambia il mondo: pensare che un tempo avevamo i pensatori, i teologi, i filosofi e quando quelli non bastavano intervenivano gli uomini di satira alla Karl Kraus o Ennio Flaiano che chiudevano il discorso con la perentorietà di un masso megalitico posto a chiusura dell’entrata di una tomba importante.

Già, sono altri tempi, proprio come dice Alain Delon! Vero è che quando si legge la sua pippa, il dubbio ti viene: ma Delon sta rimpiangendo un’epoca o sta rimpiangendo la sua gioventù? La domanda è d’obbligo soprattutto alla luce di ciò che sta avvenendo in questi tempi anche nel mondo del cinema. Sono di questi ultimi mesi, infatti, le notizie che, senza possibilità d’appello, hanno descritto quel particolare universo d’antan infestato da potentissimi molestatori, da registi senza scrupoli, da damigelle anelanti e disposte a tutto. A tutto, per cosa? Per diventare come Alain Delon o come le tante “magnifiche” donne che ha frequentato? Sì, il dubbio che Delon stia rimpiangendo solo la sua gioventù è legittimo. Cosa ci sarebbe altrimenti da rimpiangere, per gli altri, di quell’epoca che lo ha visto giovane, bellissimo, ricco, felice, circondato da donne altrettanto seducenti? Cosa ci sarebbe da rimpiangere di quell’epoca che per elevare lui e pochi altri come lui agli onori delle cronache, ha sputato e dimenticato la dignità di tutti gli altri?

Dice Delon “Tutti se ne sbattono di tutto”, che in realtà stia dicendo: “Tutti se ne sbattono di tutto, anche di me, della mia storia, di ciò che sono stato”? Forse sembrerà che io stia tirando il discorso per i capelli, ma a pensare male si fa peccato, etc etc. Che poi anche se così fosse, se io fossi nel giusto a proposito dei suoi esagerati lai, non si può che comprendere il “risentimento” di questo Delon “sick of the world”: è un comportamento umano, miserevolmente umano. Da simili personaggi io però mi sarei aspettata di più di una felicitazione per avere avuto “tutto”. O, per esempio, anziché un “ranting” sulla degenerazione della società moderna, mi sarei aspettata una riflessione sul cosa sia stata davvero la sua vita, quella oltre le pailettes, quella oltre i riflettori.

Perché, vede, caro signor Delon, in realtà non c’è nulla che viene dimenticato nell’universo, né la sua vita sotto gli occhi del mondo, né la vita più anonima che si possa immaginare. È così vero questo discorso che un giorno scoprirà, magari quando sarà passato ad altro stato-dell’essere, che la sua è lungi dall’essere “piena” come lo è stata la vita di tanti di quegli spiriti anonimi… Il vero momento dell’illuminazione si avrà però quando capirà il perché sia così, ma a giudicare dalle “profondità” della sua cogitazione perché arrivi quel momento ci vorrà molto altro tempo ancora. Arriverà mai?

Rina Brundu

PS Grazie a chi legge questi pezzi della mia “filosofia dell’anima” non so chi siate ma in dato modo intuisco che siete le persone che vorrei frequentassero questo sito.

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