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Riflessioni sul Quarto Potere (6) – Se il giornalismo italiano è Marco Travaglio. I casi Emilio Fede e Massimo Giannini vs “Rambo” Renzi.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

o spiegaMitico Marco Travaglio! Nel suo articolo “O spiega o si ritira”, pubblicato dopo lo scandalo insider-renzism, gli ha anche chiesto di ritirarsi. In realtà Travaglio non ha fatto nulla che poco più di un anno fa non avessero già fatto trenta milioni di italiani inferociti, c’è quindi da scommettere che ora come allora il ducetto di Rignano farà orecchie da mercante davanti al cortese invito. Ma a dispetto del cadere nel vuoto del suo appello, il direttore de Il Fatto Quotidiano ha fatto nuovamente qualcosa di eccezionale, peraltro in solitaria, come sempre, e ormai siamo al punto che non si riesce ad immaginare cosa accadrebbe all’Italia se non ci fosse più lui, se non ci fosse il suo giornale: probabilmente ci guarderebbero con orrore e con la giusta sufficienza d’intelletto dalla neppur troppo lontana Turchia!

Vent’anni fa, davanti a questa situazione, la domanda che mi sarei fatta sarebbe stata: come è possibile che il professionismo italiano si sia ridotto così? Ora però non me la faccio più. Non me la faccio più sia perché ho sperimentato sulla mia pelle cosa sia la censura ma soprattutto perché questi anni di studio di queste dinamiche mi hanno raccontato una storia diversa, una storia che non sapevo. Non sapevo, per esempio, che quando le più serie agenzie internazionali che si occupano di libertà, di democrazia, di vigilare sulla libertà di stampa nel mondo, ci relegavano tra i Paesi canaglia non lo stavano facendo per fare un dispetto all’Italia ma lo stavano facendo per mettere sull’avviso gli italiani e soprattutto lo stavano facendo da un punto di vista invidiabile: non erano ricattabili dai reucci di tipo feudale nostrani!

In realtà sulla questione del “servaggio” della nostra Stampa all’editore impuro italico io non avevo riflettuto mai troppo, e oggi come oggi mi sento di fare delle scuse a molti giornalisti. Mi è capitato infatti, sovente, di dare dell’ameba a Tizio o Caio mentre lo sentivo pontificare in tv per difendere il suo padrone, o nelle rare occasioni in cui mi decidessi a leggere un suo scritto. Ma vero è che ho sempre dimenticato come quel poveretto in realtà avesse famiglia e di fatto avesse poche possibilità di comportarsi altrimenti. Non sto facendo ironia, questa è una drammatica verità e gli esempi che si possono fare in merito sono vari e… avariati.

Il caso Emilio Fede, per esempio, anche se meno etico, docet! Dico che è meno “etico” perché se corrispondono a verità i fatti riportati dalle cronache Emilio Fede ha sbagliato; e non ha sbagliato solamente ricorrendo allo “scamming” nei confronti di Berlusconi, ma ha sbagliato soprattutto moralmente, dunque é imperdonabile. Vero è che così deve averla pensata pure il suo ex datore di lavoro, e da quel giorno di Fede ne abbiamo sentito parlare poco e niente. Qual è dunque uno degli insegnamenti della sua personalissima storia: che in casa di uno dei due più grandi editori impuri del nostro paese non si può sgarrare!

Andrà meglio nell’altra magione… impura?! Uhm… Prendiamo per esempio il caso Massimo Giannini vs il “rambo” Renzi. Ad onore di Massimo Giannini bisogna dire che, finanche durante il renzismo, e benché questo giornalista provenga dalle fila della “Repubblica” berluscalfariana, egli non si è mai ridotto a fare da scendiletto a Renzi. Naturalmente ne pagò le conseguenze. A mio avviso le ha pagate sia quando è stato buttato fuori dalla rai renzista peggiore di sempre (un vero insulto per tutti noi), sia quando, a dispetto di date voci di corridoio, non ha ricevuto nessuna promozione visibile nel Gruppo l’Espresso. È di ieri poi la notizia dell’ultimo scambio al vetriolo tra questo giornalista e il duce di Rignano. Quando Giannini gli ha infatti chiesto dell’ultimo scandalo insider-trading, Renzi avrebbe risposto: “Lo chieda al suo editore!”. Povero, Giannini: cos’altro avrebbe dovuto e potuto fare?!

Per la verità io un’idea ce l’avrei. Giannnini, così come gli altri validi giornalisti italiani che non sono il Travaglio già impegnato con il suo Il Fatto Quotidiano, ovvero i De Bortoli, i Belpietro, i Floris e qualche altro, dovrebbero mettere su un loro giornale e rendersi completamente indipendenti dai feudatari della notizia moderni. Solo così saranno veramente liberi e solo così potranno azionare una linea deontologicamente valida che faccia onore al loro professionismo.

Che i blogger se la passino meglio? Anche all’estero? Macché… per tutti basti ricordare le tragiche storie dei blogger russi e tra le ultima quella della bravissima blogger maltese Daphne Caruana Galizia. Francamente non mi stupirebbe neppure se io fossi next, però io potrei avere un piccolo vantaggio: in verità non ho mai corso per la gloria ma per tentare di migliorare la qualità della mia anima e in quella dimensione dubito molto che possano arrivare gli sgherri di Tizio o Caio, anzi, per qualche motivo ne sono sicura!

Rina Brundu

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