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4 marzo 2018, cambiamo l’Italia (10) – In questo mondo di ladri…

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

stealing-294489_960_720Quando ero ragazza, negli edonistici anni 80, andava molto di moda una canzone di Antonello Venditti titolata “In questo mondo di ladri”. Per la verità andava molto di moda anche Venditti, dopo ne abbiamo perso le tracce soprattutto durante l’epocale mobilitazione di un anno e mezzo fa per il referendum costituzionale. Ad essere completamente onesta non ricordo dichiarazioni di questo cantante né per il SI né per il NO, potrebbe pure essere che abbia seguito d’istinto l’esempio intellettuale del novello Michele Serra che in quella storica occasione ebbe a dire che pur non sentendosi “contiguo” a Renzi bisognava lasciarlo fare, o giù di lì. Dopo, nel dubbio, ha scelto di diventare, o così ci appare, renzista convinto, speriamo che almeno Venditti abbia mantenuto qualche neurone “committed” al suo primo credo, sarebbe d’uopo.

Il fatto è che quella sua canzone era una sorta di inno di quella Italia che, per diritto editoriale acquisito ma patrocinato non si sa bene da chi e a quale titolo, si sentiva eticamente superiore agli altri, di quella Italia pseudo-liberal, pseudo radical-chic che, dagli Stati Uniti alla nostra Terronia, si sta sputtanando completamente in questi giorni. Bastava cantarlo quel motivetto per sentirsi “diversi”, per sentirsi “contro”, per sentirsi esseri emozionalmente validi. Naturalmente la cantavano anche i “ladri”, con altri intenti s’intende, forse goliardici, ma il vero problema è dato dal fatto che non ci eravamo mai accorti quanti ladri ci fossero, dove fossero e che in realtà era tutto un latrocinio continuato, reiterato, senza vergogna. Di più, i ladri d’Italia stavano elevando quest’arte (nobile?) verso palcoscenici di incomparabile splendore e intanto il nostro debito pubblico aumentava.

Alcuni giorni fa, l’ottimo Il Fatto Quotidiano online ha pubblicato un commento su una intervista che sul canale La7 avrebbe fatto Giovanni Minoli all’ex direttore de Il sole 24 ore Roberto Napoletano, sì proprio quel “Roberto Napoletano, indagato per false comunicazioni sociali nell’ambito dell’inchiesta sulle copie digitali gonfiate e quelle cartacee mandate al macero al fine di presentare un andamento economico migliore dell’azienda quotata in borsa”. Il titolo di quell’articolo era però la parte davvero straordinaria del pezzo: “Sole 24 Ore, Napoletano: “Ho fatto seriamente il mio mestiere. Debito pubblico? Somma algebrica di nostri vizi”!!!!

Come spesso accade in quest’epoca comunque mirabile, a dispetto di ciò che possono pensare i nostalgici del giornalismo analogico, è stato un sagace commentatore a rispondere per le rime in calce. Nello specifico l’utente Maurizio ha scritto:

Maurizio

2 giorni fa

….“Debito pubblico? Somma algebrica di nostri vizi”….” Ma i vizi di chi ? Dei pensionati ? Dei lavoratori a tempo? Dei disoccupati ? Dei precari creati con il Job act ? Dei disabili e dei malati di SLA o altro? Dei malati terminali ? Dei ragazzi che non hanno accesso ai servizi educativi ? Degli stranieri obbligati a vivere nei campi di internamento ? Di chi vive sotto il ricatto mafioso ? I vizi di chi ? Ma tu lo sai benissimo. Ma vai a quel Paese !

Mirabile! Ci sarebbe solo da domandarsi: chissà a quale Paese l’avrà mandato? Ma ripensandoci sarà stato un qualunque Paese di questo mondo… di questo mondo di ladri!

Rina Brundu

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