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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Riflessioni sul Quarto Potere (3). Il caso Bill Emmott. Ah, l’era del giornalismo analogico, prima della cretinocrazia!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

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Uno strumento del giornalismo analogico: ah, come passa il tempo!

Qualcuno li salvi da se stessi, please! Sto parlando dei nostri giornalisti “liberal”, s’intende. E nello specifico di quelli che spesso e volentieri usano il Corriere della Sera (che sarà pure un ex-prestigioso giornalone italiano, ma sempre un ex-prestigioso giornalone italiano resta), per dare spazio al vento prodotto dai colleghi inglesi, ex direttori che non se li fila più nessuno (se non in Italia), che tuonano: “Berlusconi può salvare l’Italia”. Per essere ancora più chiara sto parlando degli stessi dipendenti di quel giornale che decadi fa baciavano le mani a questo stesso signore a quel tempo convinto che Berlusconi fosse “unfit to rule Italy”. Dato che Berlusconi non è cambiato, la plastica facciale docet!, chi è cambiato oltre a Bill?

Ma se proprio non riescono a salvarsi-da-se-stessi che almeno si decidano, facciano una riunione di redazione per capire meglio questa sorta di “uscite” sprovvedute che sanno molto di sindrome da menopausa. L’attitudine provincialistica a sopravvalutare tutto ciò che è straniero non ha invece nulla a che vedere con l’età, dato “professionismo” italico l’ha infatti sempre praticata, quasi come per illudersi di esistere. Io mi domando, ma se domani Beppe Severgnini decidesse che Theresa May sta mandando la Gran Bretagna a sbattere contro il muro Brexit (come in effetti sta facendo), le sue “esternazioni” riceverebbero altrettanta visibilità sui giornali anglosassoni? Ne dubito fermamente, e penso che neppure i giovani redattori dei giornalini scolastici degnerebbero la questione di alcuna attenzione e non avrebbero tutti i torti.

Mi rendo conto però che sto criticando e sto usando toni forti non consueti per il signor Rossi italiano che invece dovrebbe obbedire e tacer… pardon, leggere, annuire e tacere. Proprio così! Ah, i bei tempi del giornalismo analogico, quando le testate online non esistevano e i commenti in calce il lettore se li sognava… al più poteva scrivere una “Lettera al direttore” per vedersela cestinata se anche solo esagerava con i punti interrogativi in una stessa frase! Da quando, alcuni giorni fa, ho visto la mitica puntata di “Otto e mezzo” (La7), sulla quale ho relazionato qui, non mi abbandona l’idea che questo sia il pensiero più frequente che ogni giornalista d’antan italiano accarezza ogni giorno al risveglio: ah, i bei tempi del giornalismo analogico!

Peraltro di quella puntata – che ormai è arrivata al punto di togliermi il sonno tanto mi dà da elucubrare – c’è stato anche un altro elemento che mi ha colpito: la cafonaggine con cui la casta giornalistica si sta abituando a trattare i suoi lettori, la presunzione con cui li offende, l’arte low-profile con cui li relega immediatamente in seconda fila al minimo segno di dissenso dal Verbo. Il loro, naturalmente. Basta che codesti incauti mediatici dissentano che subito diventano la generazione dove la “cretinocrazia” imperat… per non parlare poi del tema ignoranza del lettore. Una faccenda che davvero mi fa ribollire il sangue – soprattutto se consideriamo che dati anagrafici alla mano questi signori che parlano da codesti pulpiti hanno in genere un’età tra i 60 e gli 80 anni e quindi sono oggettivamente sprovvisti di una cultura tecnico-digitale sostanziale sotto mille prospettive, e se consideriamo che tanti di loro non hanno mai lavorato in aziende, o non hanno mai lavorato in generale, ma hanno passato una vita seduti alla scrivania a scartabellare faldoni – è il tema dell’ignoranza altrui che amano trattare nei dibattiti ad ogni occasione propizia, prima e dopo ogni stacco pubblicitario che fortunatamente ne interrompe la vena oratoria.

Io mi chiedo: ma come si permettono? La riposta da trovare a questa domanda diventa tanto più urgente quando si considerano i discorsi che codesti guru del pensiero omologato mettono in croce (la puntata citata è in questo senso un esempio mirabile!), discorsi privi di una qualsiasi sostanza e imbarazzanti in un qualsiasi asilo nido prono a promuovere l’educazione prescolare.

Sì, quando si riflette sullo status quo del Quarto-Potere nell’era digitale non si può proprio fare a meno di sentire brividi sulla pelle. Per inciso, brividi molto simili a quelli prodotti dalle più rare epidemie esotiche e tropicali: che codesti opinionisti esterofili siano contagiosi? Sic!

Rina Brundu

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