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Filosofia dell’anima – Giorni lieti s’avvicinavano per la famiglia Renzi… Una chicca onirica e privata sul renzismo. Vi racconto un sogno.

Sul perché ho cominciato a scriverne e sul perché non ne scriverò mai più.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

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I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi….. (…) Non c’è una definizione di fesso. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia; non entra gratis a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente sulla magistratura, nella pubblica istruzione, ecc.; non è massone o gesuita; dichiara all’agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. – questi è un fesso.

Giuseppe Prezzolini

Ho una vita onirica incredibile. Infinite volte ho desiderato saper dipingere perché date immagini, quadri, che ho visto in sogno non si possono rendere a parole. E in realtà non ne parlo mai, sebbene coltivi il desiderio di scrivere un libro in merito, o almeno una serie sostanziale di articoli. Ritengo che solo chi ha delle esperienze oniriche simili possa comprendere di cosa sto parlando. I miei sogni mi aiutano in tanti modi, specialmente a capire sempre le persone che ho intorno, finanche a capire date cose che accadono lontano da me e che poi mi è capitato di riscontrare vere. Penso che i sogni vivano in un dominio che ancora non conosciamo e che sia ben più vasto e complesso di ciò che ci raccontano le pseudo-scienze freudiane e junghiane. Le chiamo pseudo-scienze perché le scienze vere si occupano solo di dimensione del reale e di esperimenti riproducibili, quando un esperimento non si può riprodurre esula dal realm scientifico ed entra in un environment rispetto al quale, ritengo, noi non abbiamo ancora gli strumenti per investigare. Ne deriva che anche l’aneddoto che andrò a raccontare va preso con le pinze e a confermarne la sua veridicità vi è solo il peso della mia onestà intellettuale. Come ho scritto spesso io non mento mai. Non lo faccio per motivi nobili in verità: lo faccio perché ritengo che non vi sia nulla o nessuno al mondo così importante per me da indurmi a mentire. Naturalmente la mia onestà di metodo l’ho più volte pagata, ma più il tempo passa più mi specchio in ciò che sono dentro e sento che ne è valsa la pena.

Era la primavera del 2014 e il renzismo imperava. Alla pubblicazione del mitico articolo di Ferruccio de Bortoli Il nemico allo specchio (Corriere della sera, settembre 2014), nel quale l’allora direttore di quel giornale parlando di renzismo diceva di sentire “stantio odore di massoneria”, mancavano ancora diversi mesi. Io non ero partita contraria all’esperimento-Renzi, ma che ci fosse qualcosa che non tornava lo capii subito come ho scritto nel “Diario dai giorni del golpe bianco” (che peraltro uscirà presto nella versione definitiva): un politico che è là per fare gli interessi di un Paese non si comportava certo come si stava comportando Matteo Renzi. In realtà, in un periodo così difficile per la storia della nazione, con una economia a pezzi, un orizzonte civile complicato, quel capo ideale avrebbe dovuto essere tutto il contrario di ciò che stava mostrando di essere il ducetto di Rignano, per chiamarlo con il felice nomignolo coniato dal mitico professor Renzetti.

Le mie “critiche” su questo blog c’erano tutte dunque, ma erano ancora diluite, all’acqua di rose, come un editoriale anti-sistema dei notisti dell’attuale Corsera. Poi una notte feci appunto uno di quei miei sogni che mi insegnano, che mi danno da riflettere per lungo tempo e mi conducono per forza in una qualche direzione. Mi trovavo in una grandissima cantina sotterranea (non so se tutte le cantine siano sotterranee, questa lo era). La cantina era grande, ripeto, percepivo che si estendeva per tutta l’area della casa. La cantina era pulita, all’interno si respirava un’aria fresca che mi pareva provenire da una qualche finestrella lasciata aperta ma che non distinguevo, e si avvertiva un odore di vernice appena passata. A momenti l’ambiente mi ricordava il deleddiano incipit dell’Elias Portolu: “Giorni lieti s’avvicinavano per la famiglia Portolu, di Nuoro. Agli ultimi di aprile doveva ritornare il figlio Elias, che scontava una condanna in un penitenziario del continente; poi doveva sposarsi Pietro, il maggiore dei tre giovani Portolu. Si preparava una specie di festa;”. Il fatto era che quella non era la cantina dei Portolu di Nuoro, ma nel sogno io sapevo, con la sicumera che si ha sovente in questa tipologia di esperienze notturne, che quella era la cantina della famiglia Renzi. Come ho detto la cantina era completamente vuota, spoglia, tranne per un regalo che non sapevo cosa fosse nella sua natura, ma che vedevo distintamente posato sopra un tavolo collocato al centro del grande stanzone. Non c’era nient’altro nella stanza, nulla di nulla, non si vedevano persone né si sentivano voci; nella cantina si respirava solo una sorta di atmosfera eccitata, di accadimento imminente e in quello stesso istante io capii anche perché quella cantina era stata rinfrescata: perché in realtà quello posato al centro del tavolo era solo il primo dei regali, dei tanti regali che quel luogo era stato approntato ad ospitare… Poi mi svegliai.

Credo che chiunque altro si fosse svegliato dopo avere fatto un sogno abbastanza minimale come questo, dato che nello stesso non è accaduto nulla, se ne sarebbe scordato già all’ora di colazione. Non fu così per me. A suo modo questo fu un altro di quei sogni che ti tormentano, che ti portano ad indagarne la significazione. Naturalmente in quei mesi era troppo presto per parlare degli scandali renzisti che sarebbero venuti poi, non ultimo la vocazione al familismo provinciale – e che oggi come oggi, per quanto mi riguarda, giustificano in pieno le ragioni di quel curioso momento onirico – e io non sapevo nulla neppure degli argomenti che avrebbe denunciato De Bortoli, peraltro perdendoci il lavoro, il successivo mese di settembre. Ma benché non ne sapessi nulla fu anche grazie a quel sogno che si sostantizzò in me l’idea che nel renzismo ci fosse qualcosa di marcio, qualcosa che non andava, qualcosa di pensato e studiato non per il bene di una nazione ma per il proprio tornaconto particolare.

Tre anni e mezzo più tardi, centinaia e centinaia di post dopo, dove ritengo di avere buttato appunti, post-it (purtroppo chi deve lavorare non ha il tempo per scrivere ciò che non scrivono coloro che sarebbero deputati a farlo), su un buon 90% delle castronerie combinate dal renzismo (a dire la verità, mi preoccupano solo quelle che non conosciamo, che io reputo numerose e a un tempo desidero non conoscere), e adesso ne ho veramente avuto abbastanza. A conclusione di questo periodo nefasto per la nostra storia civile e politica avrei voluto parlare anche della perla che ci lascia in eredità questa pseudo-dottrina per tanti versi sovversiva (lo è certamente rispetto ai valori democratici e liberali che tutti quanti incensiamo, e alla cui luce più saggia siamo fortunatamente cresciuti), ovvero avrei voluto parlare dell’infame legge sulle intercettazioni che il renzismo ci ha regalato. Una legge che dà alla polizia poteri che la polizia ha solamente nei paesi di tipo dittatoriale. Una legge che imbavaglia la Stampa, o meglio che la imbavaglierebbe se, fatti salvi pochi giornali, noi non vivessimo nella fantasilandia mediatica ideale dei Saddam Hussein e degli Erdogan di questo mondo. Se poi aggiungiamo che questo non è stato certamente un anno mirabile né per i Carabinieri né per la Polizia, si può davvero comprendere, al meglio, come siamo messi, in che (S)tato, anche e soprattutto ideale il renzismo lascia la nazione che ha governato, quasi come se quella non avesse avuto altri cazzi di cui preoccuparsi. Dicevo appunto che avrei voluto parlarne, ma meglio sarebbe muovere oltre…

Per quanto mi riguarda dunque (fatta salva l’uscita nei prossimi messi della vera edizione de il “Diario dai giorni del golpe bianco”), il mio personalissimo viaggio nel renzismo (di cui ho certezza di essere massima esperta) finisce qui. Ritengo infatti che se noi dovessimo subire ancora il renzismo, in qualsiasi sua forma, in coppia con il berlusconismo o in edizione inciuciata in qualsiasi modo, quella nuova versione del renzismo non sarebbe più una colpa di Matteo Renzi o del suo Giglio Magico, ma sarebbe una colpa personale, personalissima, di ogni italiano che li ha votati. Penso anche che chi voterà codesti signori che in un mondo probo sarebbero tenuti lontani dalle cariche pubbliche con ogni mezzo, buono o cattivo, meriti in pieno ciò che gli/le verrà dato, l’universo miserabile in cui farà vivere e crescere i suoi figli, il metro etico discutibile… Il problema è infine dato dal fatto che così votando questi italiani costringeranno anche i loro concittadini a subire questa sorta di infamità amministrativa ed è tutto dire… viva la democrazia!

Perché ho deciso di raccontare tutto questo oggi, quando in realtà avevo optato per non raccontare mai pubblicamente questo aneddoto privato, conosciuto solo da poche persone? Perché oggi ho sognato ancora Matteo Renzi. Stava salendo su un aereo, pronto a decollare… In realtà io non ho visto nel sogno se quell’aereo sarebbe mai decollato, ma conoscendo la “saggezza” politica del popolo italiano – così ben raccontata da personaggi come il mitico Giuseppe Prezzolini e il capace Indro Montanelli – non ho dubbi che vedremo presto il signor Renzi, in compagnia magari del signor Berlusconi, impegnato in un’altra passeggiata istituzionale a carico dello Stato…

Quella “passeggiata” purtroppo la subiranno in tanti, io per prima, ma io per prima farò finta di non vederla, e finché avrò fiato, finché avrò respiro, finché avrò la possibilità di sognare – anche se solo di notte – io mi ostinerò a immaginare un’Italia diversa. Un’Italia dei fessi, per dirla con Prezzolini, un’Italia dell’uomo (anche politico) onesto e generoso che i doni non li attende, li fa.

Rina Brundu

In Dublino, 30 dicembre 2017

 

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