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Eventi mirabili per cui varrà la pena vivere il 2018 (2) – Un’Italia liberata dalla mala politica!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

human-2099066_960_720Più si va a vedere dentro le trame politiche sconce che hanno caratterizzato la legislatura appena conclusa più si resta senza parole davanti a ciò che è diventato il fare politica nella nostra nazione: una mera occasione per portare pecunia e vitalizi a casa, una mera occasione per intessere relazioni e continuare a vivere alle spalle del contribuente, un conciliabolo di profittatori, di massoni, di voltagabbana, di assenteisti, con il raro rappresentante che prende il suo lavoro sul serio, che si presenta ad ogni occasione e dunque viene visto alla stregua di una pecora nera. Ma cosa sarebbe l’Italia se il Paese reale riflettesse questo esempio immondo?

Per dimenticare questi cinque anni di lassismo amministrativo, furbizia, arrivismo scaltro e interessato, un fare politica al limite della deontologia mafiosa, serviranno anni, forse decenni, e tuttavia potrebbe pure non essere finita. Non sarà finita se il Paese tutto il 4 marzo non deciderà di cambiare rotta e non si determinerà ad assicurarsi un futuro diverso. Mette i brividi addosso il solo pensiero che l’Italia potrebbe fare la fine di quella Sicilia che poco più di un mese fa ha deciso di suo di riconsegnarsi nelle mani dei soliti noti, di coloro che le hanno procurato il debito abissale, di coloro che, appena arrivati, hanno pensato bene, come primo  provvedimento, di riaprire la strada agli stipendi stellari, mungere le casse pubbliche, continuare a fare ciò che hanno sempre fatto perché in realtà e pure tutto ciò che sanno fare.

Scegliere una via diversa significa naturalmente scegliere una via più faticosa, ma non ci può essere cambiamento vero quando si costruisce sulla merda, solo un lento franare dentro un pozzo nero senza fondo. Da non dimenticare c’è anche il fatto che l’Italia, una giovane Italia determinata a cambiare (bisogna scrivere giovane perché purtroppo siamo il Paese di un’altra casta, quella ottuagenaria, che con questa tipologia di casta politica è cresciuta, è diventata adulta poi anziana, né ha ammirato e poi copiato la metodologia operativa e insieme hanno fottuto la nazione), dovrà anche combattere contro i boiardi mediatici, inclusi quelli “liberal” e “democratici” (perché da noi l’etichetta esiste più che altro per fare tappezzeria, per fare “cool” e farla passare come valida quando si mandano articoli firmati ai giornali stranieri di bocca buona), dovrà difendersi dai loro attacchi coordinati, lanciati a testate unificate, in una strategia ben oliata, ben studiata, ben sviluppata durante le ore più perniciose che hanno visto il cazzaro di Rignano seduto sullo scranno di Palazzo Chigi.

Tuttavia, è soprattutto l’appuntamento vincente ed eticamente importante del 4 dicembre 2016 che dimostra come nel nostro Paese esista almeno un 60% di popolazione che vanta ancora una coscienza politica etica, che ha una coscienza civile degna di questo nome; ed è di fatto in questo 60% di Italia sana, di Italia capace, di Italia intellettualmente matura e liberata dalle datate catene che la rendevano culturalmente dipendente, che bisogna sperare, in cui bisogna riporre fiducia. Se si dovesse fallire a marzo, dopo ci sarebbe solo l’abisso, la fatale realizzazione che il nostro passato da dimenticare ha tarpato le ali anche al nostro futuro e si sarà trasformato nell’avvoltoio impegnato a spolpare il cadavere, proprio come l’allegra brigata destrista è attualmente impegnata a fare su tutto ciò che resta della Sicilia.

Rina Brundu

 

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