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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Filosofia dell’anima – 2017, una breve review. Su un sito che insegna e sulle critiche al giornalismo italiano, sullo scontro Minoli – Annunziata… j’accuse l’ODG.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

continents-2660932_960_720.pngChe a ben guardare questo non è stato un anno da buttare. Dopo un 2016 che – dalla Brexit al trumpismo, al referendum costituzionale che in Italia ha posto fine ad un altro ismo nostrano molto pernicioso – ha fatto di tutto per farsi notare, il 2017 è trascorso quasi come dopato da una buona camomilla o da una potente tisana della nonna. Un anno inutile dunque? Non direi. Il tempo, nel suo imprescindibile trascorrere, cura, insegna, ci matura, ci cambia, ci rende migliori anche se non ce ne accorgiamo. Vivere è imparare, sempre, ad ogni respiro, finanche contro la nostra volontà.

Il mio personalissimo 2017 è stato per certi versi un anno bellissimo con tante immagini e momenti che resteranno scolpiti dentro di me. Ma giorni fa mi sono anche accorta di quanto mi abbia insegnato questo sito. Una caratteristica di Rosebud è che, essendo un sito dedicato all’attualità, alla politica, all’opinionismo, per farlo esistere, per farlo andare avanti ti costringe ad essere sempre informato, a seguire con maggiore attenzione ciò che accade intorno a te, nel tuo Paese, nei tuoi Paesi, nel mondo. Dunque ti costringe a riflettere, a razionalizzare, a cogitare, rafforza queste capacità in te. Avere un sito come Rosebud ha anche un valore curativo, terapeutico così come è curativa, terapeutica ogni forma di espressione. Mi chiedo, infatti, come riescano a vivere coloro che non hanno modo di esprimersi, di soddisfare le ragioni della loro rabbia, malcontento, gioia, felicità. Credo sia come vivere in catene, come essere condannati ad una sorta di galera ideale a vita. Credo anche che sia da questi spiriti soffocati, da questi spiriti frustrati che venga il peggio che sovente leggiamo nelle cronache quotidiane: violenze familiari, donne che commettono maschicidi e uomini che si danno al femminicidio per sport, figli ignorati che vivono dentro uno smartphone e famiglie che non si parlano.

Tuttavia, un sito come Rosebud insegna anche a non giudicare mai. Insegna che la critica professionale è cosa diversa da un giudizio su una persona. Su questo sito, in questo anno, così come negli anni precedenti, sono apparse molto critiche sferzanti. Le ripubblicherei tutte quante (tranne una, che peraltro è stata letta migliaia di volte, che mi sta ossessionando, che un giorno cancellerò, ma senza dire quando e quale). Prendiamo per esempio le critiche fatte ai tanti professionisti dell’informazione: le sottoscrivo tutte quante! Fare giornalismo, a mio avviso, non ha nulla che vedere col fare una passeggiata trendy a spese del nostro giornale, nell’apparire in uno studio televisivo, nel fare il figo di qua e di là. Giornalismo ha a che fare con lo spirito critico, l’istinto curioso, lo studio, la forza delle nostre convinzioni, il mirare ad un ideale orizzonte etico, lo spirito di sacrificio, il saper accollarci sulle nostre spalle la responsabilità del nostro dire e scrivere, insieme al trovare il coraggio per dire e per scrivere (specie senza avere editori blasonati alle spalle con cui lisciarci le penne e grazie ai quali pararci il culo).

A questo proposito mi ha incuriosito, solo ieri, il leggere di una nuova pseudo-querelle mediatica italica. Il giornalista Giovanni Minoli (La7) avrebbe dato della “politica frustrata” a Lucia Annunziata. Minoli, peraltro scoprendo l’acqua calda, avrebbe dato dell’incapace (nel senso di “Non è (giornalisticamente) capace”) a questa signora e avrebbe detto che il giornalismo è altro. Verissimo! Ma a dire il vero il giornalismo non è neppure quello che fa Minoli che non ricordo per nessuna lotta epica contro il potere costituito, piuttosto il contrario. Mentirei spudoratamente se negassi di pensare, con il mio solito, sano, senso del low-profile d’intelletto, che c’è più capacità giornalistica e critica nel mio dito mignolo che nel 90% dei “giornalisti” italiani, Minoli incluso. L’ho scritto in altra occasione mi pare e lo scriverò ancora. Ad un tempo resto convinta che io non ho assolutamente la forza che aveva una Oriana Fallaci che il giornalismo lo faceva anche sul campo, lo viveva, ed ecco perché la riveriamo così tanto, la riteniamo un raro spirito brillante da cui imparare. Vero è anche che io non saprei mai fare il mestiere che fa Minoli. Occupare uno studio televisivo richiede un saper gestire una scena, una data capacità di “acting”, la volontà di fare almeno finta di ascoltare il tuo interlocutore mentre sta dicendo una puttanata… tutte qualità, indubbie, che io non ho.

Questo per tornare al punto di partenza: esiste una differenza tra il fare critica e il giudicare. Rosebud fa critica, non giudica. Quando si è dei personaggi pubblici, che si espongono pubblicamente, che fanno opinione, l’esporsi alle critiche, anche severe, anche selvagge – checché ne pensi il Severgnini che vorrebbe un gregge di pecore come lettori – è una consequentia rerum, una conseguenza delle cose, un indispensabile e imprescindibile pegno da pagare. Questo, ripeto, non significa che chi critica usando l’onestà di metodo non sappia settare un punto di confine. Io, per esempio, ho criticato quasi tutti i giornalisti italiani per l’atteggiamento tenuto durante il “regno” di Matteo Renzi. Il comportamento tenuto dalla Stampa italiana in quel periodo, infatti, è vergognoso, un esempio didattico immondo, un qualcosa che ci offende come cittadini dell’età moderna e soprattutto come italiani. Così come ci offende la posizione defilata dell’ODG, degli organi di controllo che avrebbero dovuto vigilare e che invece sono diventati trasparenti nel background.

Detto questo però io capisco che molti di quei professionisti hanno famiglia, hanno un lavoro da preservare… in altre parole hanno dovuto obbedire, non c’era verso. Meglio un asino vivo che un dottore morto dicevano i saggi… non sempre, ma è pur vero che vivendo gli asini morti possono sperare di cambiare il mondo , i dottori morti no. Insomma, non possiamo essere tutti “eroi”, qualcuno deve per forza farsi di lato per applaudire o fischiare a seconda delle circostanze. Questo lo si impara, nel tempo, che nel suo trascorrere, insegna. Proprio come questo sito, l’ho già detto, o no?

Rina Brundu

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