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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Giornalismo italiano – Sul “Corriere della Sera” peggior giornale italiano del 2017 e su come il renzismo ha cambiato le nostre abitudini mediatiche, forse per sempre! Sulla RAI

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Alcuni giorni fa, alla stregua di doni sotto l’albero, Rosebud ha assegnato alcuni “premi” alla politica e al giornalismo italiano. Si trattava, naturalmente, di una delle molte iniziative goliardiche, ma non troppo. Avere il coraggio di dire la verità sulla stampa italiana degli ultimi quattro anni (di sempre?), non può portarci troppi amici, ma questo non è un problema. Non è un problema perché quello che si vuole fare su Rosebud è presentare una opinione percepita, non edulcorata, non omolagata dalle “capaci” penne di regime, dunque, quando è il caso, e vi è un’evidenza oggettiva, denunciare uno status-quo, anche nazionale, ormai incancrenito e farlo senza paura. Non si racconta mai una “verità” per uno scopo, ma per non tacerla, per il rispetto che si deve a chi la sente come tale e a chi ci legge, per avere, se non altro, il conforto di una memoria etica quando, fra tanti anni, ci guarderemo indietro e andremo a vedere come abbiamo raccontato la nostra storia. E la nostra storia la raccontiamo tutti, ma una cosa è scrivere una pagina di diario vero e un’altra è imbarcarsi in un fantastico plot ambientato in una fantasilandia politica, civile, mediatica che non potrebbe mai esistere o non é mai esistita su piano “factual”…

Tra i tanti premi “assegnati” c’era quello per il peggior giornale italiano dell’anno. Debbo dire che la scelta del Corriere della Sera è stata automatica, si è completata molto prima che il pensiero formulasse la domanda. In realtà, è ormai più di un anno che io non frequento le pagine di quel quotidiano. Non ci riesco. Tra i tanti cambiamenti che ha portato seco il renzismo nel mio stile di vita, uno è stato proprio quello di evitare data Stampa. Giornali come il “Corsera” e “Repubblica” sono adesso, nel mio immaginario privato, un ricordo di quando ero ragazza, di quando ero studentessa universitaria, giovane donna, e i miei “minimum requirements” mediatici erano meno sofisticati. Oggi proprio non riuscirei: se c’è una cosa che mi fa imbestialire più di ogni altra è quando qualcuno, senza dati alla mano, senza un fondamentale know-how, tenta di indottrinarmi alla bontà del suo discorso solo perché lo sta pubblicando su pagina trendy. Non fa per me, non fa per il rispetto che pretende il mio spirito e il mio intelletto.

Per ciò che ne so io quindi il “Corsera” potrebbe pure essere un giornale non più edito dal suo editore, non so se viene ancora letto, se sono stati in tanti i suoi ex-lettori che hanno fatto il mio stesso discorso (non ho neppure controllato gli ultimi dati nelle vendite, ma francamente non mi stupirebbe se le vendite fossero calate in maniera sostanziale, sarebbe piuttosto strano il contrario!); Tuttavia, il riconoscimento era dovuto ed era dovuto sia per tutto l’indefesso fatto da quella redazione allo scopo di lanciare nel panorama politico internazionale il ducetto di Rignano, sia per quell’infame “straccioni” dato agli italiani che difendevano la Costituzione dalle grinfie interessate di colui. Onestamente, a questo punto della fiera, io penso che il destino di questo ex-glorioso giornale italiano sia segnato e a nulla servirà il quanto ormai urgente cambio di direttore a mutarne le sorti. È troppo tardi, comunque. È troppo tardi per menare vanto di una deontologia ideale che non esiste, che ormai tutti sappiamo non è mai esistita e non potrà esistere mai. Si potrebbe finanche aggiungere che se c’è qualcuno che ha davvero voluto bene a quel giornale, è stato proprio questo sito quando, due o tre anni fa pubblicavamo un post di critica al giorno: quante copie vendute in più e quanti posti di lavoro avrebbe potuto salvare un giro di vite determinato in quei giorni! Ma evidentemente, a parte il Rosebud di due o tre anni fa, il destino del miglior giornalismo italiano e di quel quotidiano che fu di Montanelli e Fallaci non interessava a nessuno: men che meno, naturalmente, al suo CDA!

A dirla tutta i cambi di stile di vita mediatico che ha determinato il renzismo non riguardano solo la lettura del Corriere o di altri datati giornaloni italiani. Con esclusione di Rai 4, per esempio, io ho letteralmente depennato i canali RAI dal mio personale palinsesto e non vi tornerò mai più, non fino a quando quell’azienda non sarà stata parzialmente privatizzata e diventerà una azienda che la finirà di vivere a scrocco del contribuente, di vivere di nepotismo, di creare programmi che insultano il nostro neurone rincoglionito, di fare propaganda politica per il ras di turno, finché non la smetterà di essere una nostra vergogna nazionale.

So bene di non essere la sola a pensarla in questo modo, così come non sono la sola ad avere fatto queste scelte dopo l’infausto governo del ducetto. Questo non è un male: significa soltanto che anche da noi c’è un certo risveglio critico, un dato risveglio di una coscienza civile che un giorno ci porterà a scoprirci una nazione migliore. Naturalmente il miracolo non accadrà per salutare illuminazione, quanto piuttosto per sfinimento (come accadde per le questioni del biotestamento e delle unioni civili, etc), ma purtroppo quando non si vive in un paradiso etico bisogna accontentarsi di un purgatorio così così, ben sapendo che oltre l’uscio di casa c’è solo e sempre un inferno ben frequentato… dagli amici degli amici e dai furbetti del quartierino.

Rina Brundu

PS Quando abbiamo distribuito i Rosebud Awards non abbiamo mai citato né Il Fatto Quotidiano né Marco Travaglio. Naturalmente questo è successo perché il merito era in fondo in quella non-citazione. Di fatto è a questo giornale e a questo giornalista che noi italiani dobbiamo una parvenza di dignità mediatica in questi anni tristissimi per il giornalismo italiano. Il nostro grazie è dunque incondizionato e non ha bisogno di altri sofismi o circonlocuzioni retoriche elaborate per ribadirlo.

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