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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Viaggio nel degrado socio-culturale dell’Italia post-renzismo

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

PERLE POLITICHE – SENILITÀ, OKAY, MA SE DOVESSI DIVENTARE RENZISTA…

…portarmi dal veterinario e sopprimermi subito, please!

(Clicca qui per leggere tutto)

Rina Brundu

spaghetti-2931846_960_720Viaggiare nell’Italia post-renzismo, specialmente per chi è nato in Italia, è un’esperienza ad un tempo straordinaria e preoccupante. Colpisce, per esempio, quella sorta di nuova “coscienza politica” che sembrerebbe avere acquisito una parte numericamente importante della popolazione. Si tratta, tuttavia, di una coscienza politica diversa da quella che potevano vantare i nostri padri sessantottini, ed è per lo più formata da due componenti sostanziali: da una lato una rabbia forte, sentita ma strisciante, una rabbia che cova dentro, dall’altro una esternazione di quella rabbia in forma di rigetto del diverso, del migrante, di chi a torto o ragione può essere visto come l’untore che ha determinato il disgraziato status-quo. Colpisce la determinazione a non fare mai una sorta di autocritica vera: ma sarà anche colpa mia? Dei miei peccati amministrativi e civili di omissione?

Da un punto di vista politico colpisce comunque anche una sorta di risveglio di una più forte capacità di ribellione contro il mal governo degli ultimi tre anni. Questo fattore sembrerebbe interessare il 99% della popolazione al punto che la domanda nasce consequenziale: ma se questo è lo status quo come è possibile che i sondaggisti accreditino il PD renzista di un 20% di consensi tra la popolazione?

Non a caso la domanda retorica porta con sé numerosi altri quesiti di simile natura. Arrivando nel Paese, e scandagliando un po’ nel mucchio le sue attuali dinamiche, anche mediatiche, impressiona l’emergenza informazionale in cui sembra vivere un’intera nazione. Pochi giorni fa, per esempio, è stata fatta una campagna pseudo-governativa (in senso lato, dato che è stata promossa dal maggior partito che sostiene l’attuale Esecutivo) sulle fake news, una campagna che non ha paragoni neppure nei Paesi del “primo mondo”. Quella campagna ha impressionato l’osservatore soprattutto per la “mala fede” con cui evidentemente è stata portata avanti. L’impressione di fondo è stata insomma che si volessero raggiungere fasce di popolazione di un’Italia profonda ritenute assolutamente incapaci di formarsi una propria opinione rispetto alle svariate dinamiche digitali e dunque anche rispetto agli “scandali” politico-amministrativi raccontati con una libertà che non usavasi prima; l’altra opzione infatti è il dover ritenere che la classe dirigenziale che denuncia un simile status-quo funga da deposito primario di una tale ignoranza-delle-cose. In realtà le fake-news sono sempre esistite, anche su scala mondiale, l’unica differenza con il passato è che il “villaggio globale” le sputtana in maniera più veloce, più determinata. Vero è invece che per ovvie ragioni, i maggiori produttori di fake-news non sono certo i piccoli blog di denuncia o gli angoli più oscuri di una internet-profonda, ma sono, più che mai, gli editori impuri e i loro “giornaloni” quotati.

Nella contemporaneità, l’Italia occupa purtroppo un posto di tutto “dirispetto” in questa ideale classifica, laddove il problema degli editori impuri – rappresentati soprattutto dal gruppo editoriale facente capo a Carlo de Benedetti, dal gruppo editoriale facente capo a Silvio Berlusconi, ma non solo – rappresenta ancora una difficoltà importante che si risolve in una sorta di corda al collo della nazione, del Paese, e frena in maniera forte ogni speranza di valido sviluppo futuro. Giorni fa mi è capitato di vedere cinque minuti del TG5, il tg berlusconiano, e sono rimasta impressionata dal bollettino all’acqua di rose che è diventato: le notizie sul tempo atmosferico e sulla cronaca più cruenta la fanno da padrone, mentre il tessuto del notiziario vive assolutamente purgato dagli infiniti scandali governativi e bancari esplosi in maniera importante specie in questi giorni. Personalmente, io ricordo un TG5 che aveva almeno la dignità di dare notizia anche delle grane giudiziarie del suo stesso editore, come mai questo asservimento totale a un regime renzista che è stato sicuramente il peggior regime che abbia asservito l’Italia dopo il fascismo?

Parlare delle fantastiche avventure nel regno della disinformazione provinciale di ex-giornali come “Repubblica” e il “Corriere” sarebbe davvero inutile, perché sono ormai diventate veline informative e nulla più. Colpisce insomma come un cittadino italiano che non parli le lingue, che non abbia alcuna possibilità di muovere oltre confine, sia quasi costretto a vivere intellettualmente limitato da dinamiche mediatiche che ricordano molto da vicino quelle del ventennio mussoliniano, fermo restando che a quel tempo non esistevano programmi banali, nazional-popolari, immondi nella loro essenza, come i vari grandi fratelli vipparoli, ovvero di trasmissioni in grado di turlupinare completamente intelletti incapaci di formarsi da soli.

Colpisce, in ultimo, un degrado socio-culturale senza precedenti – idealmente rappresentato da una ministra della Scuola e dell’Istruzione che a quanto si legge non sarebbe in possesso neppure di un vero e proprio diploma di sostanza (una barzelletta anche nei paese dell’Africa più nera), che va a braccetto con un degrado etico, morale spaventoso; colpisce insomma questa rappresentazione plastica di come una classe dirigente corrotta, interessata, accompagnata per mano da una “Stampa” vergognosa e connivente, omertosa, possa distruggere non solo l’economia ma persino la dignità e l’onore di un popolo. Finanche di un popolo che tanto tempo fa volevasi glorioso, invitto, ma che oggi si ritrova imbrattato fino ai capelli dell’effluvio maleodorante di un’altra sostanza che batte e cola in fronte…e no, non è prodotta dai raggi del sole!

Rina Brundu

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