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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Media e regime (37) – Il Caso dei Boschi. C’era una volta un’Italia di provincia orgogliosa della sua mission tutta casa-cazzo e chiesa… Il parere postumo della grande Amalia Signorelli.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

Per l’E-Book clicca qui.

PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

PERLE POLITICHE – SENILITÀ, OKAY, MA SE DOVESSI DIVENTARE RENZISTA…

…portarmi dal veterinario e sopprimermi subito, please!

(Clicca qui per leggere tutto)

Rina Brundu

denuncia-ambientalistaLa famiglia di Renzi socio-antropologicamente parlando è un caso abbastanza rappresentativo, abbastanza emblematico della  piccola borghesia clientelare e scalatrice italiana, direi della parte peggiore di quella piccola borghesia. Voglio dire… ci hanno fatto assistere a una scena grottesca…. voglio dire c’erano…. delle vecchie virtù delle nonne… capisco che oggi non vanno di moda perché oggi bisogna essere fichi e smart…. ma c’era una cosa chiamata discrezione, chiamata pudore, una cosa chiamata sapersi fare da parte quando è il momento… (1)

Così parlò della famiglia Renzi, ai tempi del peggior renzismo che minacciava di distruggere non solo il nostro presente e il nostro futuro, ma finanche il nostro passato civile e politico in forma di valida Costituzione dei padri, la grande Amalia Signorelli, l’antropologa Signorelli scomparsa di recente che è stata pure una delle poche voci forti, coraggiose, “daring” e critiche dell’attuale “Sistema”. Ripensando a queste parole in tempi di scandali bancari, mi è venuto da concludere che se per mero esercizio intellettuale togliessimo da quel suo “discorso” il nome dei Renzi e lo sostituissimo con quello dei Boschi, il risultato non cambierebbe di una virgola, così come non cambierebbe la validità dell’insegnamento impartito da una simile cogitazione, mentre il quadro che ne emergerebbe sarebbe uno puntuale, preciso, finanche fastidioso nella puntualità e nella precisione con cui racconta le ultime “avventure” nel mondo politico, bancario borderline, di quest’altra spavalda, apparentemente scaltra e arrivista, famiglia toscana.

Ho sempre scritto che il renzismo a oggi può vantare pochissimi meriti, ma uno tra quei pochi è senz’altro quello di essere riuscito a sollevare, in maniera quasi plateale, quasi senza vergogna, il velo sulla cortina ipocrita che copriva il vero “engine” di background dell’atavico malaffare politico-amministrativo che avvilisce e mortifica la nostra nazione davanti agli occhi del mondo che guarda. C’era infatti una volta un’Italia che faceva vanto della sua provincia industriosa, dedita al lavoro e al sacrificio, orgogliosa della sua mission tutta casa-cazzo e chiesa: ma quando mai? Quando mai? Nulla più delle vicende che hanno riguardato la famiglia Renzi (soprattutto con l’infame caso Consip), nulla più delle sempre attuali vicende che riguardano il clan dei Boschi, ci ha fatto capire come il marcio di Sistema che abbiamo testimoniato negli ultimi trent’anni di vita politica nazionale avesse un minimo comun denominatore ben chiaro: le altrettanto marce dinamiche provinciali che vivevano nel sottofondo. Stiamo parlando insomma di un background che si nutriva di interessi familiari non meglio identificati, di favori agli amici e agli amici degli amici, di spregio del merito, di spregio del maggior bene pubblico, di un depauperamento continuato delle risorse pubbliche, di un nulla-d’intelletto che fa paura nel suo fare equazione perfetta con un nulla cosmico etico che impressiona.

Il renzismo ci ha fatto dunque capire, senza possiblità di fraintendimenti, che i politici corrotti, in qualche caso anche palesemente mafiosi, interessati solo alle questioni di portafoglio e di tornaconto personale, che hanno rappresentato il nostro Paese in tutti questi anni, non venivano da Marte, da Giove, da qualche esopianeta di recente scoperta, ma erano espressione plastica dei nostri peggiori vizi nazionali, sintomo evidente di una archeotara di tipo lombrosiono-ideale che evidentemente ci impedisce e ci rallenta nel penoso processo di cambiamento che pur siamo costretti a subire causa la poderosa e incessante spinta del mondo “esterno” che cambia.

Sì, tanto noi italiani dobbiamo al renzismo… il resto naturalmente il renzismo lo deve a noi, ma per saldare il debito in toto necessiteranno decine di anni, o almeno quanti ne serviranno per annientare completamente la memoria delle generazioni che hanno testimoniato il periodo del suo maggior fulgore, ovvero di quelle generazioni che in qualche modo porteranno con sé, e fino alla tomba, gli “scars” di una simile, degradante, esperienza politica e civile.

Rina Brundu

(1)   Amalia Signorelli da L’aria d’estate del 10 agosto 2016 (La7), tratto da “Diario dai giorni del golpe bianco”, Ipazia Books, 2018, Dublin.

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