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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Per non dimenticare – 4 dicembre 2016 – 4 dicembre 2017. Il NO ha vinto, abbiamo salvato la Costituzione italiana! Tutti gli articoli del “giorno dopo”… dal “Diario dai giorni del golpe bianco”.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

Per l’E-Book clicca qui.

PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

PERLE POLITICHE – SENILITÀ, OKAY, MA SE DOVESSI DIVENTARE RENZISTA…

…portarmi dal veterinario e sopprimermi subito, please!

(Clicca qui per leggere tutto)

Rina Brundu

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5 Dicembre 2016

Il NO ha vinto, abbiamo salvato la Costituzione italiana, ma… non li perdoneremo. Mai! Di sicuro io non li potrò perdonare. Mai! E mai ho provato così tanto terrore per una questione politica che riguardasse il mio paese, come l’ho provato nelle ultime 48 ore. Avevo quasi l’impressione che stesse accadendo per davvero, che l’incubo si sarebbe materializzato da un momento all’altro, che d’improvviso mi sarei svegliata e avrei visto la nostra Costituzione soppiantata dallo sputo scritturale dei Boschi e dei Verdini.

Mi sembrava, a momenti, che non ci sarebbe stato più nulla da fare. Non dopo che il non-eletto aveva occupato la RAI, non dopo  che  nelle  redazioni degli ex-prestigiosi quotidiani italiani ci si adoperava per fare campagna elettorale renzista in ogni modo e maniera (inclusa quella sconveniente di ricorrere allo spam pseudo-letterario), non dopo che ogni angolo mediatico libero era stato occupato, o quasi.

Certo, c’era la Rete, dove gli italiani si erano rifugiati per esprimere il loro sdegno e  il loro disgusto e in Rete  non ce n’era per nessuno, solo per un convinto, determinatissimo, roboante NO: ma sarebbe bastato? Nel dubbio sono rimasta come paralizzata per due giorni, dimenticando persino le ragioni del buon senso. Dimenticando che gli italiani alla loro patria ci tengono, moltissimo, proprio come ci tengo io. Dimenticando che a differenza di ciò che ha sostenuto l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (che da tre anni a questa parte pare determinato a non imbroccarne una!), il quale solo ieri si scandalizzava per i click internettiani con cui non si farebbe politica, sono anni ormai che la politica si fa anche online. E pensare che i renzisti non sono riusciti a capire neppure questa ovvietà, nonostante gli spin doctors di grido profumatamente pagati con i soldi del contribuente.

Non li perdoneremo mai: tutti quanti, dal primo portaborse all’ultimo scribacchino… tutta la penosa armata brancaleone che a vario titolo ha giocato con la nostra Costituzione per difendere  i propri personali interessi. Non li perdoneremo. Mai!

5 Dicembre 2016

È da tre anni che sul mio sito tratto con continuità della grande emergenza democratica e soprattutto informazionale che ha portato nel nostro paese il governo del non-eletto. Mai, in nessuno stato moderno mediamente civilizzato, si è visto ciò che abbiamo dovuto vedere e sopportare in quest’Italia fatta vivere anche da un universo mediatico letteralmente genuflesso e sdraiato davanti a quella sorta di caudillo toscano che è stato Matteo Renzi. Sono tre anni insomma che denuncio il livello di propaganda faziosa raggiunta dalla stampa italiana schieratasi a testate unificate per l’occasione importante. E con la stessa determinazione ho pubblicato centinaia di pezzi con le perle aforistiche dei molti grandi geni italiani della parola scritta che con le loro profonde riflessioni, hanno tentato di eternare questo nefasto periodo e di convincerci della sua bontà. Non menziono neppure i professionisti RAI perché così grande è stato lo schifo provato che sono ormai sei mesi che non guardo più quei canali, e prima di riaprodare tra quelle sponde televisionare, che nonostante tutto continuo a sovvenzionare, vorrò essere sicura che abbiano lasciato i loro scranni tutti coloro che hanno fatto vivere la RAI più inguardabile di sempre. Quella di cui ci vergogneremo per decenni e ci farà rabbrividire nel ricordo.

Onore e merito a Il Fatto Quotidiano di Marco Travaglio che, in questi mesi bruttissimi per l’Italia, ha fatto quasi da luce e da faro didattico a una popolazione stremata dalla scaltrezza renzista, nonché dalla faccia tosta con cui questo signore toscano si è imposto nelle nostre vite senza che una sola voce si levasse a difenderci. A difendere la nostra dignità di cittadini e di nazione. Se fossimo dall’altro lato dell’Atlantico, Il Fatto Quotidiano sarebbe stato probabilmente premiato con il Pulitzer, ed è indubbio che un Pulitzer ideale glielo consegniamo tutti quanti noi cittadini italiani che a questo giornale abbiamo guardato come unico punto di riferimento in quest’era della politica scaltra. Ma cosa bisogna scrivere della filippica che lo stesso Marco Travaglio si è concesso quest’oggi contro i suoi colleghi giornalisti presenti nello studio di Enrico Mentana? Che si tratta di parole al vento, sprecate, cadute nel vuoto. Per certi versi il risultato ottenuto mi ha ricordato quel vecchio adagio che diceva di come il giorno prima della caduta di Mussolini in Italia ci fossero 45 milioni di fascisti e il giorno dopo 45 milioni di antifascisti. Allo stesso modo, anche tutti quei giornalisti presenti in studio, lungi dal fare mea culpa, si sono dichiarati vergini, illibati, innocenti come rosa purpurea appena sbocciata. Tra le altre è risultata particolarmente imbarazzante la difesa dell’indifendibile Corriere tentata da Aldo Cazzullo (operazione che non ha fatto onore a un professionista come lui, che peraltro ho sempre ammirato); altrettanto imbarazzante è stato l’evidente disagio dello stesso Mentana che ha tentato di cambiare argomento in tutti i modi. Insomma, di una eventuale autocritica di codesti signori se ne riparlerà alle calende greche, anche perché, ha sostenuto il conduttore, queste cose non interesserebbero agli italiani: ne é così sicuro?! Non era forse opinione del giornalismo italiano che ai cittadini italiani non interessasse neppure la Costituzione?

Nel frattempo costoro hanno continuato con le solite chiacchiere senza senso, ridondanti, fuori dal mondo, come prima e più di prima, ad ulteriore dimostrazione che forse non hanno neppure ancora capito cosa sia successo oggi. C’é da meravigliarne? Direi proprio di no.

5 Dicembre 2016

Oggi il sole è sorto ancora. Pensa tu, ha traversato splendente una gloriosa volta del cielo nonostante ci avessero garantito il contrario: sui giornali, in RAI e in tutti quei luoghi in cui questa casta politica invasiva come nessuna aveva osato mettere le mani. Come era preventivabile anche la Borsa è positiva, incluso lo stesso titolo del Monte dei Paschi di Siena. Il problema però resta sempre lo stesso: non l’hanno capita, non l’hanno ancora capita. Il primo a non averla capita è proprio Matteo Renzi.

“Non credevo che mi odiassero così tanto!” avrebbe detto l’ex Premier. Odiare Renzi? Perché? In tre anni in cui non ho speso una sola parola buona per raccontare il suo pessimo Esecutivo, una balena bianca immonda e acconciata a suon di trattative neppure troppo segrete con i peggiori rappresentanti di una politica vecchia, scaltra e da dimenticare, non ho mai odiato Renzi. Solo due giorni fa mi sono invece sentita una sua vittima: io, insieme alla nostra Costituzione e a 60 milioni di italiani che in quel momento si trovavano a rischio di perdere la loro identità nazionale. Renzi sta scambiando per odio rivendicazioni che non capisce, che non è in grado di capire, che è portato a non capire. Per esempio, non ha mai capito che governare una nazione non fa equazione con il governare una azienda: esistono fattori che rendono tale un popolo che non possono essere minimizzati, ridicolizzati, annientati, perché quello sarebbe il momento in cui verrebbe meno la ragione stessa che giustifica l’esistenza di quel popolo. Questo è tanto più vero in un paese come l’Italia, nazione dei campanili per eccellenza, che per raggiungere questa unità non solo politica, ma anche ideale ha faticato come nessun’altra terra, nonostante la sua storia millenaria.

Renzi non ha capito il dramma storico-sociale che il paese che intendeva governare stava vivendo, anche a dispetto del boato virtuale che pur si udiva nel sottofondo. Questa è un’epoca in cui un qualsiasi leader per considerarsi davvero tale ha bisogno di farsi umile, proprio come ha inteso bene il Francesco di Oltretevere. Questa è un epoca in cui un leader per essere amato ha bisogno di farsi ultimo tra gli ultimi, non rappresentante fico che muove via aereo di Stato in leasing dalla Silicon Valley a Machu Picchu. Saper riflettere su questi temi con coraggio, utilizzando il linguaggio dei tempi, non significa essere populisti, ma pratici, pragmatici. Significa diventare operativi, mettersi a disposizione dell’azienda Italia e della sua economia. Renzi e la sua corte gaudente non hanno compreso l’importanza di tali elementi, e di molti altri tasselli simili altrettanto importanti, e sono stati in questo senso anacronistici. Hanno tentato di riportare in auge modelli dirigenziali yuppie-anni 80 che impiegati in quest’epoca difficilissima risultano disastrosi, facilitati in questo compito paradossalmente revanchista da una intellighenzia che definire così è offendere il più infimo ratto aneuronico.

Al signor Rossi qualunque resta invece la soddisfazione di essere stato – centinaia di anni dopo i primi moti risorgimentali – un guerriero della libertà e di essersi trasformato, da oggi in poi, nel primo guardiano della nostra Costituzione, della sua salvaguardia, del suo well-being. È una cosa enorme questa, perché con una tal ritrovata coscienza civile, insieme a questa nuova identità, vengono anche maggiori responsabilità, come quella di dover partecipare attivamente nella vita dello Stato, pena il suo sfaldamento.

Nel nuovo e diverso status-quo politico e civile, grande onore va anche a quel Sud dimenticato da Renzi e oltraggiato dai media, raccontato come succube delle mafie, ma che ieri ha dato una grande lezione di civiltà e patriottismo specie a chi in questi mesi e anni si è macchiato del più vile tra i crimini: l’alto tradimento della nostra patria e di tutti i suoi valori più grandi!

5 Dicembre 2016

Non mi fido. Non ci credo. Non mi convince. Non mi torna. Se il buongiorno si vede dal mattino e il renzismo dal suo operato, io penso che sia molto probabile che Matteo Renzi tenterà la sua grande rentrée nel palcoscenico politico molto presto, proprio perché stare fuori dai riflettori non è nella sua natura, non ci riesce. Insomma, Leopoldo vorrà uscire dalla porta per rientrare dalla finestra, ma non gli riuscirà e male farebbe qualsiasi consulente politico e di immagine, per quanto costoso (sarà già stato licenziato il guru mediatico Jim Messina?[1]), a consigliarlo in quella direzione. Se è vero che nelle ultime settimane la maggior parte di coloro che hanno votato NO, lo hanno fatto anche perché hanno realizzato il formidabile rischio che si andava concretizzando, quello di perdere la nostra Costituzione, è pure vero che le ragioni del NO hanno un’altra genesi. Questa genesi è tutta da tracciarsi in quel forte sentimento antirenzista che è nato non appena la politica di questa pessima amministrazione governativa ha cominciato ad estrinsecarsi nel paese, a rendersi concretamente visibile nelle sue mille forme e manifestazioni. Il problema principale è che nessuno, né dentro il circo magico di adepti adoranti, e men che meno tra le fila genuflesse della casta giornalistica italiana peggiore di sempre, è riuscito ancora a dire chiaro e tondo a Matteo Renzi che il problema è… Matteo Renzi. Renzi non è adatto a governare. Renzi non ha followers a parte quelli mediatici della sua bacheca Facebook. Renzi in questo senso è agli antipodi di quel Berlusconi che una ventina di anni fa riusciva a radunare le folle, nel bene e nel male.

Onde evitare quindi il rischio di un’altra costosissima passeggiata politica che contribuirebbe solo a esacerbare ulteriormente e a dividere la nostra nazione, forse a questo punto spetterebbe al Presidente della Repubblica fargli capire questo discorso. Fargli capire che da adesso in poi dovrebbe dedicarsi a altro, che la politica non fa per lui. Almeno non in questa difficile Italia che viviamo. Non in questa Italia che ha bisogno di concretezza e di sacrificio anche personale.

E bene sarebbe che questi ammonimenti li capissero soprattutto in quella RAI disastrosa che in questi tre anni ha steso tappeti rossi per questo giovinastro toscano, e che in alcune situazioni ha risolto a trasformare i suoi stessi professionisti dell’informazione in zerbini mediatici che colui poteva calpestare o utilizzare come meglio riteneva. Oggi, dopo circa sei mesi, ho voluto sintonizzarmi sul TG1, ritenendo, scioccamente, di riuscire a godere del nuovo corso. Mai idea si rivelò più incauta: ho dovuto sorbirmi un’abominevole apologia d’addio a metà strada tra una riverenza adorante mai scalfita e gli effetti frustranti di un coitus interruptus mai preventivato. Proprio come il mio quando ho capito che per questo nostro servizio pubblico televisivo non c’é speranza: né ora né mai!

5 Dicembre 2016

Vado di raro nella mia bacheca di Facebook. Oggi ci sono capitata per caso e subito mi ha colpito il commento di un tizio che non saprei neppure chi fosse ma che dalla foto appariva nei suoi molti anta. Costui aveva iniziato una discussione con i suoi amici partendo dal presupposto che gli italiani, avendo rifiutato di farsi manomettere la loro Costituzione dalla banda del buco leopoldina, erano “44 milioni di teste di cazzo”. E dunque, implicitamente, dava della testa di cazzo anche a me. Che ci sta!, gli ho però notificato che avrebbe potuto continuare la discussione in tutta libertà fuori dalla balle e ho proceduto con l’unfriending. Un altro ottuagenario, insomma, che tendeva a convincermi di come le schiforme renziste ci avrebbero portato nel futuro. Il capostipite di questa paradossale corrente di pensiero è stato senz’altro il venerabile ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Poi lo hanno seguito in tanti. Scagli un dardo avvelenato il primo nipote che non ha dovuto convincere un nonno di età variabile tra i 58 e i 75 anni, che il mondo non si è ancora rovesciato, che il passato si chiama ancora passato e il futuro è cosa altra.

Uno dei dati più straordinari di questa straordinaria tornata elettorale è infatti la maniera netta con cui i giovani hanno liquidato i resti di una casta politica che negli ultimi tre anni aveva accortamente indossato la pelle della nemesi rottamatrice per sopravvivere nel futuro. Dispiace tuttavia constatare come questo datato e scaltro gusto per il travestitismo politico non sia stato rilevato proprio da quella categoria di cittadini che per esperienza e una qualche capacità di saggezza maturata negli anni, avrebbe dovuto risultare più accorta, che più di tutte le altre avrebbe dovuto riconoscerlo il lupo travestito da Cappuccetto Rosso. Anche perché l’altra opzione analitica che resta, non depone a favore di questa prima generazione di anziani dell’età digitale: forse non hanno denunciato perché erano parte integrante di quella casta travestita? O perché con essa si identificano ancora oggi? O perché la stessa è espressione paradigmatica della loro avventura umana e civile di cittadini italiani di una Prima Repubblica corrotta fino al midollo?

Tutto può essere. Nel frattempo il resto degli italiani non possono che gioire, oltre che per avere salvato una Costituzione valida e per avere cacciato un Premier oggettivamente inadatto a svolgere quella professione, anche perché evidentemente la loro nazione ha saputo allevare una generazione futura capace, intelligente e dotata di un’etica civile diversa. Promettente. Benvenuti insomma nel futuro di un’Italia che, sembrerebbe, varrà la pena vivere.

[1] Secondo i giornali, il PD avrebbe scelto i servigi di consulenza comunicativa per la campagna referendaria (ma non solo) di Jim Messina, già guru mediatico di Obama, pagando per gli stessi un costo di euro 400000, ovvero “Quasi un quinto del totale che il partito Democratico prevede di spendere per la campagna referendaria a favore del sì, circa 2,8 milioni di euro” (cit. da Il Fatto Quotidiano online).

Tratto da “Diario dai giorni del golpe bianco”… a breve per Ipazia Books, 2018.

wedidit

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