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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Renzi, le bufale e la speculazione politica sulla generazione analogica. Sul terrorismo mediatico di “Omnibus” (La7) e sulla vera natura della “sostanza” intesa da Eugenio Scalfari.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

PERLE POLITICHE – SENILITÀ, OKAY, MA SE DOVESSI DIVENTARE RENZISTA…

…portarmi dal veterinario e sopprimermi subito, please!

(Clicca qui per leggere tutto)

Rina Brundu

smartphone-1445489_960_720Ieri sera, intervistato da Floris a DiMartedì (La7), Marco Travaglio si è anche lui impegnato nel trendissimo gioco della torre e a domanda ha risposto che nel caso in cui sul dannato edificio fossero presenti Renzi e Berlusconi lui avrebbe buttato giù il secondo. Come, Travaglio? Perché? Che differenza c’è tra Berlusconi e Renzi? Ritiene forse che lo schema renzistico che negli ultimi tre anni ha speculato sui destini di 60 milioni di abitanti, che ha procurato l’ennesima voragine nel debito pubblico, che ha costruito senza risolvere infiniti scandali, che ha speculato sulla gullability di intere fasce di popolazione non sia anche quello uno schema mafioso nella sua essenza? Cos’è la genuflessione del sistema mediatico al duce di Rignano se non proposizione di una idea omertosa di connivenza per il maggior danno della comunità e della democrazia?

Quando penso ad argomenti simili non riesco a non farmi tornare a mente le parole mirabili che disse il grande Giovannino Guareschi dopo la condanna al processo intentatogli da De Gasperi: “No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume”. Proprio così, qui non si tratta di buttare giù dalla torre uno dei due, quello più simpatico, meno birbantello, meno peggio, qui si tratta di riformare un costume dove tutte le pedine, purtroppo per noi, sono orrende facce della stessa medaglia. Ne deriva che un Marco Travaglio al top del suo proverbiale acume avrebbe dovuto rispondere, senza esitazione, che se fosse stato per lui si sarebbe dovuta far saltare in aria la torre. Scrivo “far saltar in aria” con tutte le cautele del caso dato che, visti i tempi, l’accusa di populismo, di demagogia, di terrorismo mediatico potrebbe essere dietro l’angolo. Sì, perché purtroppo per noi viviamo il tempo dei parolai che con astuti giochi retorici, per lo più destinati a turlupinare gli incauti, venerandi analogici, paradossalmente impongono il velo del nulla d’intelletto su un panorama culturale già degradato di suo, e con faccia tosta unica si comportano alla stregua del bue che dà del cornuto all’asino.

Questa mattina la conduttrice dell’orrendo programma Omnibus (La7) ha finanche indicato, su tv tendenzialmente generalista, che le attuali emergenze del pianeta sarebbero su campo internazionale le bombe di Kim e internamente le “fake news” denunciate in quel della Leopolda, dal Leopoldo pinocchio dei pinocchi, da colui che è la “fake news” fatta persona: se non è terrorismo mediatico questo che cosa lo è? In un paese al limite del default economico, infangato da anni di scandali, di emergenza democratica e informazionale epocale, il cui governo è formato da ministri indagati, le cui forze dell’ordine sono finanche gestite da capi indagati, in cui non passa giorno senza che la corruzione non riveli la sua ultima empietà, il problema delle “fake news” sarebbe il problema dei problemi?!

C’è qualcosa di immondo, immorale, in tutto questo. Proprio come c’era qualcosa di immondo, di immorale, di diseducativo nello Scalfari intellettualmente rincoglionito che ieri sera sempre da Floris sosteneva come “politica” sarebbe governabilità: neppure un machiavelli obnubilato dall’alcol e dalla droga avrebbe osato tanto. Qualcuno spieghi al fondatore della Repubblica delle banane mediatiche, che una simile frase non è degna di un cittadino del ventunesimo secolo dato che noi non viviamo più i tempi dei principi rinascimentali, ma noi facciamo vanto di vivere un’epoca liberata non dai nostri meriti ma dai meriti di coloro, dei tanti, che prima di noi, prima di Scalfari, si sono impegnati nelle rivoluzioni civili, nelle rivoluzioni dei diritti degli schiavi, delle donne, dei bambini, degli ultimi. Qualcuno dica a Scalfari che nella moderna politica di un paese moderno il fine della “governabilità” come dice lui, non giustica il mezzo, o per dirla meglio non giustifica il suo evocare mostri politici del passato al governo della nostra nazione perché sarebbero più di “sostanza”: ma di quale “sostanza” sta parlando? Di quella che scarichiamo nei water o schiacchiamo quando ci avventuriamo incauti sui sentieri di montagna?

Fermo restando, naturalmente, che il signor Scalfari, purtroppo per lui, è esempio plastico di quella generazione analogica, d’antan, incapace di riconoscere una linea di coding basilare, di html, del vero linguaggio dei tempi anche quando la scelta è tra quella è un ratto morto, e dunque si presta, si è sempre prestata al meglio, a bere le bufale delle bufale del capo-bufala, di un pinocchio scaltro come nessuno nato in quel di Rignano sull’Arno a maggior discredito di quel ridente paesello e a discredito di una intera nazione. Travaglio però vorrebbe tenerlo sulla torre: con tutta l’ammirazione che le ho sempre riservato, con tutto l’affetto ma anche con tutta l’onestà di metodo che metto sempre sul tavolo… che vada a fare in cul, direttore, lei e tutto il giornalismo italiano leccaculeggiante, sic!

Rina Brundu

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