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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Sui venti anni in cui il giornale “Repubblica” ha turlupinato l’Italia. Riflessioni e considerazioni libere.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

PERLE POLITICHE – SENILITÀ, OKAY, MA SE DOVESSI DIVENTARE RENZISTA…

…portarmi dal veterinario e sopprimermi subito, please!

(Clicca qui per leggere tutto)

Rina Brundu

press-2642506_960_720Personalmente resto convinta che se esistesse il reato d’opinione, il giornale “Repubblica” fondato da Eugenio Scalfari dovrebbe essere trattato alla stregua di una organizzazione criminale di stampo mediatico. Fortunatamente almeno questo non è uno dei tanti mali che affliggono l’Italia e ancora ancora possiamo dire ciò che pensiamo, specialmente in casa nostra, nei nostri blog. Io sto per fare adesso proprio questo, dire ciò che penso di un’attività affaristico-imprenditoriale – quale è quella di cui si è occupato per un quarto di secolo il signor Eugenio Scalfari – e che non definirei “giornalistica” neppure sotto minaccia di finire sotto un treno.

Certo, un giovane che passasse di qui è leggesse un simile incipit potrebbe pensare che anche io mi sia data al delirio politico-mediatico come ha fatto ieri sera nel programma DiMartedì (La7), il signore appena citato. La differenza è che per me sarebbe facile provare il contrario. Ero una giovane studentessa universitaria al tempo della fine della Prima Repubblica, e il suddetto giornale Repubblica si metteva in primo piano a suon di titoli gridati per il giustissimo sostegno dell’Operazione Mani Pulite. Acquistarlo era un piacere, ti faceva sentire più “colto” (no, purtroppo non sul fatto come è avvenuto ieri sera), ti faceva sentire migliore… e tanto hanno scritto e tanto hanno detto che alla fine “migliori”, eroi dell’intellettualismo analogico e liberal de noartri, si devono essere sentiti davvero tutti, ci hanno davvero creduto in questa supposta mission-etica, sia coloro che scrivevano per quel giornale, sia gli incauti che lo leggevano.

Il passo “intellettualistico importante” Repubblica l’ha fatto però quando Silvio Berlusconi è sceso in politica. In quel momento almeno da un punto di vista ideale essere i “migliori” sulla carta non bastava più e quindi si sono inventati una divisione manichea tra il bene e il male, ed è inutile scrivere dove stava uno e dove stava l’altro. Sul piano politico la macchina debenedettico-scalfariana non ha invece esitato ad oliare le armi, fino all’ultimo randello, inventandosi una guerra santa (durata ben vent’anni) che è stata portava avanti contro il nemico berlusconico senza esclusione di colpi, sovente ricorrendo all’utilizzo di una fanteria d’intelletto che in questi anni di disastro renzista epocale si è infine mostrata per quel che era: la fucina primaria destinata a produrre il nulla cosmico giornalistico e letterario.

Non sono mai stata anti-berlusconica per partito preso, di converso durante gli anni ruggenti di quella guerra, anni che io ho trascorso nelle aziende tecniche irlandesi mentre si perfezionava la rivoluzione digitale, mentre noi cambiavamo il mondo e codesti fanfaroni buttavano giù montagne di inchiostro per turlupinare e sputtanare urbi et orbi una intera nazione, ciò che non mi andava giù era proprio questo continuato sputtanamento del mio paese pur di portare a casa il risultato politico. Ad oggi, se da un lato mi dolgo di avere chiuso troppo gli occhi davanti ai tanti chiari peccati del berlusconismo (non ultimo quello che ha portato il paese a “farsi” di una televisione vipparola, cazzarola, immonda, che in questi giorni vede milioni di spettatori davanti a uno spettacolo degradante, scurrile, obsoleto per il resto del pianeta raziocinante, come è il “Grande Fratello”), dall’altro posso senz’altro dire di non essere mai caduta nell’astuta trappola mediatica tesa da Scalfari e dal suo compare: no, per merito o per culo io Eugenio Scalfari, anelante filosofo superstizioso dei miei stivali, l’ho sempre visto con gli occhi aperti… ne ho sempre “avvertito” quali erano le reali qualità intellettuali e le stesse hanno toccato la mia anima come una scoreggia perduta tra le possenti braccia dell’uragano Irma.

Dopo le clamorose esternazioni politiche e deliranti di ieri nel programma di Floris, laddove l’ex direttore del suddetto giornale-macchina da guerra anti-berlusconiana si è scoperto berlusconiano di ritorno, l’ultimo dei mohicani di Arcore, questo signore di ottanta anni, in balia di se stesso, di un ego sconfinato, di una ignoranza abissale delle reali dinamiche del mondo che cambia, mi fa una pena infinita. E maggior pena mi fanno i lettori del “nuovo” Repubblica (ironia della sorte, il nuovo quotidiano è stato lanciato prorio oggi, intinto con inchiostro reso visibile dal “font Eugenio” che sarebbe stato creato a posta per celebrare le gesta “epiche” del fondatore)… D’accordo essere stati inculati per venti anni, ma essere recidivi no! Sarebbe un poco come essere stati molestati da Weinstein e poi, alla maniera di un piccolo Oliver disinibito e scaltro, presentarsi nel suo studio e pregarlo “Please, sir, can I have some more?”. Sic!

Rina Brundu

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