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Storie di parole – L’intrigante storia del termine “labirinto”

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

park-748339_960_720Il vocabolo greco labýrhinthos «labirinto» risulta fino al presente di origine ignota. Alcuni etimologisti lo hanno definito “egeo”, altri “preellenico”, altri “preindoeuropeo”, altri “mediterraneo”, altri infine “di origine ignota”.

A mio giudizio il vocabolo è di origine egeo-anatolica e precisamente deriva dal (pre)greco lebērhís,-ídos «coniglio» (greco di Marsiglia), il quale è chiaramente lo stesso vocabolo che léporhis «lepre» (Eolide e Sicilia) e lat. lepus,-oris «lepre» (GEW, DELG, DELL).

Lo sviluppo semantico fra l’idea di “labirinto” e quella di “coniglio” si chiarisce bene col fatto che questo animale si scava una tana a forma di “cunicolo”, cioè di “labirinto”. Questo sviluppo semantico trova un esatto riscontro nel vocabolo lat. cuniculus, il quale significava ugualmente «cunicolo» e «coniglio».

L’origine egeo-anatolica dei vocaboli greci lebērhís,-ídos «coniglio» e léporhis «lepre» e pure di quello lat. lepus,-oris è confermata da vocaboli di due popoli che erano imparentati fra loro e che proprio da quell’area geografica, e precisamente dalla Lidia, traevano la loro comune origine, gli Etruschi d’Italia e i Sardi Nuragici della Sardegna (OPSE, StSN).

Nel lessico etrusco conservatoci figura un gentilizio (femminile e al genitivo) Leprnal (ThLE²), che corrisponde chiaramente al cognomen lat. Leporinus (RNG 351). Inoltre il suffisso del (pre)greco labýrhinthos trova esatto riscontro nel vocabolo etrusco Aminθ «Amore, Cupido, Eros» (ThLE²).

Nella odierna lingua sarda esiste un relitto prelatino e quindi “nuragico” o “protosardo”, lèppore, lèppere, lèpporo, lèp(p)uri, lèppiri «lepre», il quale per consistenti difficoltà fonetiche [vocali differenti e continuata conservazione della esplosiva sorda –p(p)-] non può derivare dal latino (DES; NVLS) e il quale del resto trova riscontro nei seguenti toponimi, pur’essi “nuragici” o “protosardi”: Leperiò (2 siti differenti, Orgosolo), Leporeni (Orgosolo), Leporetè (Torpè), Leporitè (Siniscola), Lepporithái (Mamoiada, Nùoro) (LISNE 216; OPSE 197; LISPR)], tutti caratterizzati da fatti fonetici e formativi di sicura matrice nuragica o protosarda.

Come ulteriore notazione segnalo che sempre all’area geografica egeo-anatolica ci riporta il nome della città di Lábranda, nella Caria, in Asia Minore (Erodoto, Strabone), il quale mostra abbastanza chiaramente di essere corradicale con l’appellativo labýrhinthos. In infine probabilmente è da riportare agli appellativi greci lebērhís,-ídos «coniglio», léporhis «lepre» e al lat. lepus,-oris pure il nome dell’isola tirrenica di Lipari (greco Lipárha). La vistosa esistenza di capre in molte isole del Mediterraneo (Capri, Capraia, Caprona, Caprera, ecc.) era dovuta – come mi ha riferito un collega veterinario – ai naviganti antichi, i quali ve le introducevano a scopo venatorio, per avere negli sbarchi successivi sia il latte sia la carne dei caprini. E qualcosa di simile facevano pure coi conigli e con le lepri.

Mi è venuto in mente che Plinio (III, 6, 83)  chiama le isole dell’arcipelago della Maddalena Cuniculariae, cioè “isole dei conigli selvatici” e qualche giorno fa ho visto in internet che un’isola del Giappone è abitata da centinaia di conigli selvatici….

Massimo Pittau

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