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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Vittime della mafia. Ricordando il piccolo Giuseppe Di Matteo (contro l’orrore mediatico odierno – Tu quoque, Travaglio, fili mi! Vergognatevi!)

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

PERLE POLITICHE – SENILITÀ, OKAY, MA SE DOVESSI DIVENTARE RENZISTA…

…portarmi dal veterinario e sopprimermi subito, please!

(Clicca qui per leggere tutto)

Vite che insegnano

«Ho ucciso io Giovanni Falcone. Ma non era la prima volta: avevo già adoperato l’auto bomba per uccidere il giudice Rocco Chinnici e gli uomini della sua scorta. Sono responsabile del sequestro e della morte del piccolo Giuseppe Di Matteo, che aveva tredici anni quando fu rapito e quindici quando fu ammazzato. Ho commesso e ordinato personalmente oltre centocinquanta delitti. Ancora oggi non riesco a ricordare tutti, uno per uno, i nomi di quelli che ho ucciso. Molti più di cento, di sicuro meno di duecento. »
(Giovanni Brusca, dichiarazione tratta dal libro Ho ucciso Giovanni Falcone, di Saverio Lodato, Mondadori)

Giuseppe Di Matteo (Palermo, 19 gennaio 1981 – San Giuseppe Jato, 11 gennaio 1996) è stato una vittima di mafia, ucciso nel tentativo di far tacere suo padre Santino Di Matteo, collaboratore di giustizia ed ex-mafioso. Il suo omicidio ha avuto grande risalto su tutti i mezzi di comunicazione italiani anche per il cruento occultamento del cadavere, che non fu mai trovato, poiché disciolto in una vasca di acido nitrico.

Rapimento e uccisione
Giuseppe Di Matteo fu rapito il pomeriggio del 23 novembre 1993, quando aveva quasi 13 anni, in un maneggio di Altofonte, da un gruppo di mafiosi che agivano su ordine di Giovanni Brusca, allora latitante e boss di San Giuseppe Jato. Secondo le deposizioni di Gaspare Spatuzza, che prese parte al rapimento, i sequestratori si travestirono da poliziotti della DIA ingannando facilmente il bambino, che credeva di poter rivedere il padre in quel periodo sotto protezione lontano dalla Sicilia. Dice Spatuzza: “Agli occhi del bambino siamo apparsi degli angeli, ma in realtà eravamo dei lupi. (…) Lui era felice, diceva ‘Papà mio, amore mio’ “. Il piccolo fu legato e lasciato nel cassone di un furgoncino Fiat Fiorino, prima di essere consegnato ai suoi carcerier.

La famiglia cercò presso tutti gli ospedali cittadini notizie del figlio, ma quando, il 1º dicembre 1993, un messaggio su un biglietto giunse alla famiglia con scritto “Tappaci la bocca” e due foto del bambino che teneva in mano un quotidiano del 29 novembre 1993, fu chiaro che il rapimento era finalizzato a spingere Santino Di Matteo a ritrattare le sue rivelazioni sulla strage di Capac e sull’uccisione dell’esattore Ignazio Salvo. Il 14 dicembre 1993 Francesca Castellese, moglie di Di Matteo, denunciò la scomparsa del figlio. In serata fu recapitato un nuovo messaggio a casa del suocero (Giuseppe Di Matteo, padre di Santino) con scritto “Il bambino lo abbiamo noi e tuo figlio non deve fare tragedie”.

Per tutto il 1994 il bambino fu spostato in varie prigioni del trapanese e dell’agrigentino (per lo più masserie o edifici disabitati) e nell’estate 1995 fu rinchiuso in un vano sotto il pavimento in una sorta di casolare-bunker costruito nelle campagne di San Giuseppe Jato, dove rimase per 180 giorni fino alla sua uccisione[senza fonte].

Dopo un iniziale cedimento psicologico Santino Di Matteo, sebbene fosse angosciato dalle sorti del figlio, non si piegò al ricatto, e dopo un tentativo andato a vuoto di cercarlo con Gioacchino La Barbera e Balduccio Di Maggio pure loro collaboratori, decise di proseguire la collaborazione con la giustizia. Fu solo quando Brusca venne condannato all’ergastolo per l’omicidio di Ignazio Salvo, che decise di vendicarsi sul bambino. Brusca ordinò così l’uccisione del ragazzo, ormai fortemente dimagrito e indebolito per la prolungata e dura prigionia, che venne strangolato e successivamente sciolto nell’acido l’11 gennaio 1996, poco prima di compiere 15 anni, dopo 25 mesi di prigionia, 779 giorni.

Gli esecutori materiali del delitto furono Vincenzo Chiodo, Enzo Salvatore Brusca e Giuseppe Monticciolo. Per il sequestro e l’omicidio del piccolo Giuseppe, oltre che Giovanni Brusca, sono stati condannati all’ergastolo circa 100 mafiosi tra cui Leoluca Bagarella, Salvatore Benigno, Salvatore Bommarito, Luigi Giacalone, Francesco Giuliano, Giuseppe Graviano, Salvatore Grigoli, Matteo Messina Denaro, Michele Mercadante, Biagio Montalbano e Gaspare Spatuzz.

Riferimenti
Alla vicenda di Giuseppe Di Matteo sono ispirati due film. Nel secondo episodio di Tu ridi, Lello Arena interpreta il ruolo di rapitore e carceriere di un bambino, figlio di un boss mafioso pentito. L’epilogo del film presenta molte analogie con l’uccisione del piccolo Giuseppe. La storia ha ispirato anche il film Sicilian Ghost Story, frutto di una coproduzione tra Italia, Francia e Svizzera.

(tratto dalla pagina wikipedica italiana)

Nota Bene: Questo pezzo lo avevo già pubblicato ma lo riprendo oggi a titolo di protesta contro l’orrore mediatico odierno dove le prime pagine vengono riservate agli aguzzini della mafia non alle loro vittime. Non si salva neppure Il Fatto Quotidiano, mentre in tv Sgarbi pontifica sulla mancanza di cuore dello Stato nei confronti di personaggi infernali: vergognatevi!

riina

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