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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Sull’intervista Rai a Luigi Di Maio: qualcuno compri una giacca per il Fazio che barba che noia! E sul Giletti gio-rna-lis-ta: perché non si occupa del Caso Consip?

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

PERLE POLITICHE – SENILITÀ, OKAY, MA SE DOVESSI DIVENTARE RENZISTA…

…portarmi dal veterinario e sopprimermi subito, please!

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Rina Brundu

che-barba-che-noiaChe qualcuno compri subito una giacca a Fabio Fazio, please! Se serve aumentategli lo stipendio o dategli una sarta in grado di vestirlo. Lo dico più che altro perché lo stacchetto fatto dentro il TG1 (cosa non si fa pur di non perderci l’intervista a Di Maio!) mi ha impressionato per la scialberia del conduttore: possibile che nessuno guardi queste cose in Rai? O, forse, il renzismo ha finanche distrutto il senso della decenza stilistica? Certo, magari galeotto fu il mio ritorno sugli schermi di Rai1 dopo mesi, anni, e magari la giacca scolorita e digital-obsolete è sempre stata una caratteristica di questo conduttore Rai: tutto può essere.

Ma galeotta fu soprattutto l’intervista che gli ha concesso Di Maio, la quale intervista ha costretto i tanti, me compresa, a seguire in contemporanea il programma Che tempo che fa (Rai1) e Non è l’arena (La7) condotto da Massimo Giletti, almeno fino al momento in cui è comparso il leader M5S (mai troppo presto, in verità!). Come raccontare tale zapping? Una sofferenza come poche! Da un lato si è dovuto testimoniare un Fazio che continua a spendere e a spandere i nostri soldi invitando ospiti internazionali, in questo caso la cantante Anastasia, senza essersi evidentemente accorto che da qualche anno esiste, tra i tanti altri, un sito chiamato YouTube che ti permette di vedere tutti questi cantanti (se sono i tuoi idoli), in contesti molto più degni di quelli procurati dalle sue sceneggiate tv, e in maniera molto meno cara per il contribuente: ma possibile che non ci sia nessuno che controlla queste spese in Rai? Come è possibile, inoltre, che queste reti vivano ancora il loro tempo analogico quando il mondo vive il suo bombardamento digitale? E poi si lamentano pure del fatto che a seguire siano solo alcuni nonnetti rincoglioniti e i nostalgici del ventennio!

Tuttavia, su La7, il pistolotto gilettiano teso a ribadire il suo profondo rammarico per essere stato costretto a lasciare la mucca grassa mamma Rai, teso a ricordare che “qualora qualcuno non lo avesse ancora capito” (parole sue) lui sarebbe un gio-rna-li-sta, condito di un campo semantico che la dice tutta sulle più profonde preoccupazioni di questo conduttore “tempesta, lacrime, ferita, tunnel”, non ha aiutato molto la sua causa. Il successivo ingresso della piddina Alessandra Moretti nello studio mi ha indotto a cambiare canale all’istante. Back su Rai1 sono bastati trenta secondi di un Fazio che ripeteva i soliti concetti preferiti “Meraviglioso! Bellissimo!”, per cominciare a fare uno zapping impazzito e senza requie fino all’annuncio dell’arrivo Di Maio.

E quando l’intervista è cominciata: che noia, che barba! E a voglia Di Maio spiegare, discutere, Fazio sembrava averla già pensata tutta nella sua mente, limitandosi quindi a dondolare sulla sedia, fare da punch-ball studiatamente-dumb, e rifilando qui e là qualche pseudo-stilettata probabilmente suggeritagli direttamente da Orfeo o dall’ufficio stampa PD®. Sic! Come già detto questo era un “passaggio” televisivo che Di Maio si sarebbe potuto evitare… certo è che non appena Fazio lo ha congedato quello è stato anche il mio ultimo secondo di permanenza sui canali Rai.

Alla fine di questa mezz’ora di fuoco mi sono restate insomma due sole certezze: a) che sulla Rai faziana e orfeiana io non ci passerò più fino al ricambio dei vertici renzisti, b) che per fare un giornalista non basta ripeterlo davanti alla telecamera in stile “read-my-lips”, ma servono le palle (per inciso, facile sparare sulla Croce Rossa Fini-Tulliani, perché non stare sui maroni a qualcuno con molta più voce in capitolo di loro? Perché non occuparsi per esempio del Caso Consip?) e quelle, ritengo, arrivano con noi alla nascita, sono scritte nel nostro destino: giornalisti si nasce non si diventa! Che Giletti se ne faccia una ragione, così molti altri suoi colleghi anche più acclamati e/o cosiddetti “venerati maestri”.

Rina Brundu

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