Advertisements
Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Media e regime (33) – Il caso Giletti nuovo pupillo de Il Fatto Quotidiano e di La7 fatto fuori dal renzismo. E perché Di Maio frequenta la Rai faziana più diseducativa di sempre?

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

—————————-

No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

—————————-

Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

Per l’E-Book clicca qui.

PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

PERLE POLITICHE – SENILITÀ, OKAY, MA SE DOVESSI DIVENTARE RENZISTA…

…portarmi dal veterinario e sopprimermi subito, please!

(Clicca qui per leggere tutto)

Rina Brundu

media e regimeNon ho mai amato troppo il “giornalista” Massimo Giletti. Francamente non so neppure se sia giornalista o condivida il percorso “artistico” di Bruno Vespa. Alcuni anni fa però, prima di abbandonare completamente la RAI renzista peggiore di sempre al suo infelice destino mediatico, seguivo qualche puntata del programma L’Arena su Rai1, e il giorno in cui Giletti scagliò lontano il libro di Mario Capanna è ancora impresso nella mia memoria.

Il fatto è che Massimo Giletti non è troppo credibile giornalisticamente ora così come non lo era allora: è sempre stato un caso di “much ado about nothing”, tanto rumore per nulla, diceva Shakespeare. Se Giletti si fosse comportato con il duce di Rignano, durante le sue numerose ospitate nei suoi programmi, così come si è comportato con Capanna adesso naturalmente staremo qui a raccontare un’altra storia. Il va sans dire che non si pretendeva che Giletti scagliasse il vanity publishing dell’ex-Premier alla distanza (sebbene in quel caso il Pulitzer non gliel’avrebbe tolto nessuno), ma qualche domanda scomoda sui numerosi scandali in cui colui era stato coinvolto mentre distruggeva quel poco di Italia che era rimasto, sarebbe stata il minimo sindacale. Però nulla, niente, nada, nisba.

“Dalla Rai mi ha fatto fuori Orfeo, è stata una decisione politica” avrebbe detto recentemente Massimo Giletti a La Zanzara su Radio 24. “Orfeo dovrebbe risponderne ai quattro milioni che vedevano L’Arena… La Rai era pluralista, ora in atto normalizzazione dell’informazione… Mi hanno difeso tutti, anche Leone, Mazza e De Noce…”. Ottimo questo coming-out mediatico in tempi weinsteniani (anche se si dubita del “sentito dolore” dei quattro milioni di cui sopra), chissà che non possa dare il via all’emergere di tutto il resto del marcio che non si fa fatica ad immaginare debba circondare le dinamiche RAI (e non solo), tuttavia non basta. Se Giletti vuole davvero consacrarsi come giornalista valido dovrebbe intraprendere altra strada che non sia quella di rifugiarsi all’ombra protettiva de Il Fatto Quotidiano (che a mio avviso gli ha dedicato troppi articoli tesi a perorare la sua improbabile causa di martire-mediatico, esattamente come ha fatto con la Gabanelli), o di Enrico Mentana a La7. Il rampante conduttore ex-Rai dovrebbe anche evitare di mostrarsi troppo abbronzato, tirato, alla maniera dell’uomo di mondo che mentre viaggiava nei paesi arabi per seguire e far arrestare Tulliani (perché non occuparsi invece che del misero Tulliani dei nuovi guai giudiziari di Berlusconi?), ne ha profittato pure per farsi fare quella che dall’esterno sembra una qualche operazione di lifting facciale andata a male.

Detto questo, il mondo non è dei perfetti e i perfetti non ci piacciono: se debbo scegliere tra questo Giletti casinista, che spintona a destra e a manca per farsi accreditare tra i giornalisti italiani davvero validi (nel caso ci riuscisse ne avremo finalmente due che rispondono a questo requisito), che si ritrova fuori dalla porta causa la “normalizzazione” mediatica imposta da un governo famigerato e vergognoso come nessun altro nella lunga storia della penisola, nonché dai suoi boiardi in RAI che giornalisticamente e dirigenzialmente parlando fanno equazione con il nulla cosmico, e il Fabio Fazio che pur essendo esempio plastico di quel nulla cosmico (almeno per quanto mi riguarda), si delizia con milioni dei nostri soldi… beh… allora scelgo di seguire Giletti su La7. Almeno qualche volta.

Le domande di tipo politico sono poi logiche e consequenziali: come fa Luigi Di Maio (dato per sicuro ospite della prossima puntata del programma Che tempo che fa) a frequentare gli studi della RAI più diseducativa di sempre? È perché, dopo avere magistralmente trombato il duce, Di Maio non fa altrettanto con Fazio? Se lo fa promettiamo che stavolta da papa-m5s in pectore lo facciamo direttamente santo, hic et nunc, alla faccia di tutte le mutande pazze vaticane: Nuzzi docet!

Rina Brundu

PS Dopo avere pubblicato questo post stamattina presto, adesso, in tarda mattinata, è improvvisamente apparso questo nuovo articolo de Il Fatto Quotidiano in prima (il cui titolo ponziopilatiano non fa che confermare quanto si è scritto sopra sul Giletti giornalista-d’assalto). A questo punto però la domanda sorge spontanea, ma cosa ci guadagna il giornale di Travaglio? Ah, saperlo! E se qualcuno lo sa, scriva…

Advertisements

info@ipaziabooks.com

%d bloggers like this: