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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Sull’importanza di chiudere l’Ordine Dei Giornalisti. E sul Pierluigi Battista contro Bob Dylan

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – IL TEOREMA RENZI-TAVECCHIO-VENTURA

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per leggere tutto l’articolo)

Rina Brundu

battista

Screenshot dall’ottimo “Dagospia”

Dopo l’ultimo martedì nero del giornalismo italiano, vale a dire dopo il martedì della Gruber di Otto e mezzo (La7) contra grillini per partito preso, e del Luigi Di Maio costretto a dare una lezione di etica politica ai vari Massimo Giannini, Massimo Franco, Francesco Giorgino e compagnia a DiMartedì (La7) di Floris, confesso che sono rimasta perplessa. E tale era il mio senso di smarrimento che ho pure deciso di fare una cosa che non facevo da mesi, cliccare sul sito del “Corriere” per capire se c’erano segni di ulteriore “peggioramento” per quel quotidiano.

Confesso che sono rimasta sorpresa. Naturalmente, mi muovevo con la cautela del malcapitato che sapendo di essere stato “bastonato” (in questo caso mediaticamente), in mille e una occasione prima, non si fa più alcuna illusione e sa bene che potrebbe ricevere lo stesso trattamento in qualsiasi momento e man mano che avanza nella pagina…. Allo scopo tenevo il mouse puntato sulla crocetta di chiusura della stessa home: nel caso il viso satollo e furbo del duo Renzi-Boschi fosse comparso all’improvviso avrei chiuso subito! Ripeto, con mia grande sorpresa sono riuscita a fare lo scrolling down senza trovare fotografie imbarazzanti o i soliti titoli urlati e celebratori della virtù del leader: che io ricordi non accadeva dall’Anno del Signore 2013, forse anche prima. Un caso? Molto probabilmente sì, certo è che passerà ancora molto tempo prima che io torni regolarmente su quel giornale, e servirà altra prova deontologica da parte di quella Redazione per considerarmi tra le pecorelle smarrite ma poi rientrate all’ovile.

La verità è che io penso che il “Corriere della Sera” non tornerà mai più ad essere il giornale che è stato, così come non torneranno ad esserlo tanti altri quotidiani. Questo si evince anche quando si comparano le loro rozze e ratrappite dinamiche con le dinamiche digitali di luoghi virtuali come “Dagospia”, che sarà pure un sito gossiparo riempito di culi, tette e cazzi in maniera esagerata, ma le notizie le dà, le dà in velocità e la dà in una maniera sicuramente molto più accettabile da un neurone moderno che non ama essere preso per il …. fondoschiena. “Dagospia” da questo punto di vista rappresenta una eccezione nel panorama italico e, con esclusione del settore “cronaca giudiziaria”, è sicuramente un giornale migliore dello stesso quotidiano di Travaglio.

Dulcis in fundo, se non fosse stato per “Dagospia” mi sarei pure persa un “favoloso” scritto di un giornalista italiano che si chiama Pierluigi Battista (che si ricorda molto per le sue “pose” da uomo di mondo e per poco altro); uno scritto che ha un incipit pseudo-letterario ma che si fa ricordare “Il senso di Bob Dylan per il Nobel”. Dopo di ciò codesto modesto impiegato del Corsera annota: “Il senso di Bob Dylan per il Nobel. Il senso di Bob Dylan per gli affari. Sì, proprio lui il menestrello armato soltanto di una chitarra e di un’armonica, il cantautore dell’ altra America che ha aperto un’ era di libertà e di critica alle meschinità segnate dal culto del denaro e del potere, proprio lui, Bob Dylan, si sta dimostrando attraverso il Nobel per la letteratura che gli è stato conferito l’ anno scorso un attentissimo amministratore dei suoi beni materiali, beato lui”.

La colpa di Dylan? Avere “ottenuto dal suo fortunatissimo editore Simon & Schuster la pubblicazione di cento preziosissimi esemplari del suo discorso di 23 pagine a un prezzo di appena 2500 dollari per ogni copia”. Certo, dopo avere letto una tale notizia (ma cosa legge di norma Battista?), tutti noi, proprio come Battista abbia pensato che la decisione di Dylan sia stata determinata dalla necessità di intascare altri 250 mila dollari e non, magari, di fare regalo di quelle copie ai suoi amici più cari, alla famiglia…. Dopo di ciò Battista imputa a Dylan tutta una serie di comportamenti a suo avviso eticamente censurabili e successivi all’ottenimento del Nobel, determinati dallo stesso.

Perché ho riportato tutto questo? Per dare ulteriore evidenza plastica (come se i discorsi del primo paragrafo non fossero sufficienti) del perché bisognerebbe chiudere quel dannato e obsoleto Ordine Dei Giornalisti, e mettere fine per sempre all’incensamento di titoli mediatici che sono ben lontani dal fornire prova di sostanza e forza d’intelletto, specie per la maniera con cui si fa giornalismo in Italia. Per carità di Dio procedo oltre e non ricamerò neppure un secondo sul fatto che ironicamente Battista sta scrivendo dal giornale che negli ultimi tre anni, in nome del senso degli affari e dell’arrivismo più sfrenato di un ducetto politico, si è messo sotto le scarpe la sua etica, la sua deontologia e ha preferito sputare mediaticamente sulla dignità delle istituzioni di un’intera nazione: la nostra!

Than again… dato che Battista ha cazziato Dylan ne profitto subito per mettermi sotto questa ala protettrice (di Dylan non di Battista!) e farò come il Cassius Clay che un giorno disse: “Sono il più grande. Lo dicevo anche prima di sapere di esserlo”. Di mio dirò che c’è più capacità giornalistica in questo sito e nel mio dito mignolo che in tutta via Solferino… e se debbo finire nell’inferno mediatico per codesto pensiero provocatorio almeno, alla maniera di Wilde, potrò godere della compagnia che preferisco… Battista infatti vive già di suo nel paradiso del giornalismo italiano, e con questa invettiva contro Dylan ha dimostrato davvero di meritarlo tutto!

Rina Brundu

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