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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Media e regime (30) – Il caso Weinstein 2. Di femminismo e dei titoli di LIBERO. Sul linguaggio 2.0 e sulla “fi*a sul tetto che scotta”.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

media e regime (27)Ho appreso che innumerevoli spiriti nobili italici si sarebbero adontati nel profondo per i titoli esagerati che il quotidiano (o settimanale?) LIBERO, diretto da Vittorio Feltri, avrebbe riservato al Caso Weinstein e alle donne che, loro malgrado, vi si sarebbero trovate coinvolte, direttamente o indirettamente. Non ho letto questo quotidiano e non lo leggerò mai, ma alcune prime pagine mostrate in televisione muovevano sulla falsariga del “Tizia la dava a questo, Caia la dava a quello”… in un play continuato stile “La figa sul tetto che scotta”: ecchessaramai?

Non considero Vittorio Feltri il peggior giornalista italiano, ma è pur vero che anche lui prende i suoi abbagli. Per tutti basti ricordare la volta che – in piena campagna per il nefasto referendum costituzionale renzista – ne venne fuori con l’espressione “Meglio renzisti che figli di pu**ana!”. Ma quando mai? A parte il fatto che di norma i “figli di pu**ana” sono simpatici – dote che manca al Duce di Rignano – non mi risulta che nessuno di loro abbia mai tentato “golpi” politici di dubbia natura, abbia cercato di esautorare i poteri del Presidente della Repubblica, abbia procurato una voragine nel debito pubblico, o abbia ridicolizzato la nazione urbi et orbi, proprio come è successo all’Italia durante l’infausto periodo del Renzi I. Non mi stancherò mai di ripeterlo: meglio, centomila volte meglio essere figli di “pu**ana” che renzisti!

Ma a parte queste evidenti sbavature – procurate forse dall’età, come ci fa notare anche il mirabile Maurizio Crozza che lo imita – Feltri resta un giornalista intelligente e i suoi titoli sul Caso Weinstein fanno sollevare le sopracciglia solamente a chi di linguaggio 2.0 mediatico non capisce una mazza. Mi occupo da venti anni di scrittura online e una delle prime caratteristiche che ho notato di questo tipo di scrittura è che è sempre figlia del “mood” (dell’umore) del momento e vive di passione. La scrittura “esagerata” 2.0 non è mai offensiva, ma è paraddossalmente scrittura onesta. Io stessa – diversi anni fa, e dopo molto tergiversare – ho deciso di adottarla sul sito… sia per quanto riguarda gli articoli di politica che per quanto riguarda gli articoli di religione: dati titoli di post spaventano i benpensanti, gli spiriti limitati, ma hanno il pregio di riuscire a costruire, alla fine, intorno al tuo blog o al tuo giornale, un circolo di lettori e visitatori per cui vale la pena continuare a scrivere o con cui vale la pena confrontarsi.

Di converso io penso che molto più insultante sia stata – per il giornalismo italiano – la pornografia informazionale renzista che per tre anni (e in molti casi ancora adesso) ha dominato in giornali come “Repubblica”, il “Corriere della Sera” e in tante altre testate che, per l’occasione storica, si muovevano a testate-di-cazzo unificate. Hanno tentato di vendere a una intera nazione le gesta politicamente disonorevoli di un signor nessuno e ora ci ritroviamo come ci ritroviamo: possibile che nessuno si sia mai lamentato di questo? Possibile che a dare fastidio siano quei titoli sguaiati di LIBERO? Che paese il nostro, davvero un grande paese!

Per quanto riguarda i “contenuti” di quegli articoli, io sono d’accordo con Feltri: il femminismo e le questioni molto serie delle donne non c’entrano assolutamente nulla con il Caso Weinstein. Per quanto mi risulta infatti questo disgraziato caso mediatico riguarda solo persone adulte, vaccinate, che peraltro si muovono a loro agio in un mondo uso a questa tipologia di scandali, e che sono perfettamente in grado di gestirsi. Lasciamo dunque il femminismo da parte e chi vuole continui a “darla” via come il pane… perché no? Purtroppo ci sono vite che oltre “La figa sul tetto che scotta” non sanno immaginare nient’altro, questo è il loro orizzonte d’attesa e allora perché negarglielo?

Onestamente, anche se dovessi rinascere, è molto difficile che il mio spirito possa scegliere di ritrovarsi in simili ambienti mediatici: mi annoiano a morte. Il pensiero che un’intelligenza umana possa focalizzarsi su una scopata invece che sulle meraviglie dell’universo o della natura mi inorridisce, ma non pretendo di avere la verità in tasca. Del resto nel mondo esiste di tutto, dalle amebe unicellulari ad intelligenze sopraffine: tutti noi possiamo scegliere dove stare e con chi stare, e nulla ci dice che date scelte siano migliori di altre. Lasciamo fuori il femminismo e le battaglie delle donne da queste cazzate mediatiche però, è meglio!

Rina Brundu

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