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Discorso (immaginario) della mamma di Gesù

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

flower-729514_960_720 (1)Ero piena di grazia, ero beata, il Signore era con me, e nessuno mi si filava. Anche Luca, dopo avermi fatto dire quelle cose meravigliose contenute nel Magnificat, poi non sembrò darmi più tanta importanza. Gli apostoli, tutti presi da Gesù, e questo è giusto e comprensibile, pure non fecero molto caso alla mamma del loro Maestro. Non parliamo di quel maschilista di San Paolo, il quale non si degnò neppure di pronunciare il mio nome… Ma diciamo la verità, persino il mio caro figlio non è che mi tenesse in grande considerazione. A Cana, mi permisi di fargli notare che i commensali non avevano più vino, e lui: «Che vuoi da me, o donna?» (Gv 2,4). Sarebbe un po’ come dire: perché non t’impicci degli affari tuoi? Ma non è la sola volta che mi vidi trattata con poca delicatezza. Un giorno gli apostoli dissero a Gesù: «Ecco: tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e chiedono di parlarti» (Mt 12, 48), e il caro figlio rispose: « Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?… Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi mi è fratello, sorella e madre» (Mt 12, 49 – 50). Ma vi pare il modo di accogliere la propria madre? E dire che proprio io avevo fatto la volontà del Padre, accogliendo un bimbo nel mio grembo. Certo, detto fra noi, avrei preferito una bambina, ma non sarebbe stato possibile: l’avrebbero lapidata prima ancora di farla andare in giro a predicare la buona novella, e mai ci sarebbe stato lo scandalo della croce, al più ci sarebbe stato lo scandalo della pietra.

Ma torniamo ai miei rapporti con Gesù. Già da ragazzino mi rispondeva in maniera non tanto carina. Quando io e Giuseppe lo perdemmo e angosciati lo cercammo per tre giorni e lo ritrovammo nel tempio, io gli chiesi: «Figlio, perché hai fatto questo? Ecco, tuo padre ed io, addolorati, ti cercavamo!». E lui, anziché chiedere scusa e mostrarsi dispiaciuto, mi rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io mi devo occupare di quanto riguarda il Padre mio?» (Lc 3,48 – 49). Ma non ci poteva avvertire che sarebbe andato al tempio senza di noi? Solo all’ultimo, prima di morire sulla croce, ebbe un pensiero gentile verso di me, quando disse: «Donna, ecco tuo figlio!». E al discepolo che amava (forse più di me): «Ecco tua madre!» (Gv 19, 26 – 27). Certo, avrei preferito mi avesse chiamato mamma, anziché donna. Però era sempre un bel pensiero per la sua mamma. Alle volte mi chiedo come fece a parlare, e ad alta voce (come l’avrei sentito altrimenti?), ridotto com’era, dopo la flagellazione e la crocefissione. Senz’altro fu un miracolo.

Agli apostoli, il mio caro figlio, insegnò a pregare il Padre che è nei cieli, ma non una parola riguardo alla Madre che sarebbe stata nei cieli. Niente. Poi le cose piano piano sono cambiate. I cristiani adesso mi pregano e mi chiamano Vergine. Però, non so perché, pretendono che io sia rimasta vergine per tutta la vita. Non fu forse Gesù a dire: «Quello che Dio ha congiunto l’uomo non separi»? Perché dunque io avrei dovuto fare la separata in casa? Povero Giuseppe! Già aveva dovuto accettare un figlio non suo, potevo mai rifiutargli l’amore degli sposi benedetto da Dio? Ma agli uomini fa piacere che io sia rimasta vergine, al punto da sostenere che neppure il Bambinello nascendo abbia lacerato il mio imene. Con grande passione (tutta maschile) hanno stabilito che «il Figlio primogenito non diminuì la mia verginale integrità, ma la consacrò». Pazienza. Quel che non mi va giù invece, è che mi facciano apparire dappertutto e mi attribuiscano parole e concetti in contrasto con la parola del mio caro figlio. Questo proprio non lo sopporto. Vorrei che mi considerassero solo una buona mamma. Nient’altro che la mamma di Gesù. Ma così va il mondo…

Renato Pierri

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2 Comments on Discorso (immaginario) della mamma di Gesù

  1. Il racconto è divertente. Vorrei solo aggiungere che se si sono ascoltate alcune conferenze sull’esegesi evangelica, si sarebbero apprese anche le spiegazioni del rapporto tra Gesù e sua madre. Per esempio, alle nozze di Cana, quando Gesù le disse: “Che vuoi da me, donna?” voleva solo dirle che non era per lui ancora giunto il tempo della sua vita pubblica. Si trovava ad un matrimonio di amici, da semplice uomo. Chiedendogli di risolvere il problema della mancanza di vino, in qualche modo Maria lo ha obbligato a compiere il suo primo miracolo. E per Gesù non era forse ancora il tempo. Riguardo al ritorno da Gerusalemme, dove Gesù si è trattenuto nel tempio, la risposta del figlio ai genitori non era tanto sbagliata. A 12 anni, secondo le usanze ebraiche del tempo, un figlio diventava adulto. E da adulto, aveva l’obbligo di frequentare la Sinagoga. Certo avrebbe potuto avvertirli, che non sarebbe rientrato a casa con loro, e a mio avviso l’ha fatto. Quel che interessava mettere in luce dagli evangelisti, era il fatto che Gesù si sentiva grande, e attratto dal rapporto con Dio Padre. Non hanno rilevanza alcuna i dettagli della vita familiare, di cui nessun Vangelo ne parla apertamente. Questo per amore di conoscenza, senza voler avvalorare la tesi religiosa o laica. Io credo che chi tratta un qualsiasi argomento religioso, e di qualsiasi religione ne voglia parlare, dovrebbe approfondire gli studi sulla stessa. A prescindere della sua personale laicità. E’ come se io volessi parlare della religione Taoista, di cui conosco ben poco, senza prima averla studiata e discussa con chi ne sa più di me. Sul fatto che Maria abbia partorito senza la lacerazione dell’imene, e senza dolore, non posso che essere d’accordo con la maggior parte delle persone ragionevoli. Maria non era una dea, ma una persona umana, e come tale, avrà partorito al pari di tutte le mamme. Che la Chiesa continui a dire che si è trattato di un parto sovrannaturale, e che è rimasta intatta, mi pare una grande stupidaggine. A mio avviso, la verginità mariana è una questione morale, non fisica. Lei, come madre di Gesù, secondo la Chiesa deve essere venerata quasi fosse al di sopra delle umane miserie. Eppure come madre ha sofferto le pene dell’inferno, a vedere crocifisso il proprio figlio e non poter far nulla per salvarlo. Ma la prova che Gesù non aveva fratelli carnali, deriva dal fatto che lui stesso ha affidato la propria madre a Giovanni, il suo migliore e fidato amico, proprio perché Maria, ormai vedova da molti anni, non avrebbe avuto alcuno che si prendesse cura di lei. Nella tradizione ebraica, le donne vedove e sole, dovevano essere accolte nella famiglia dei figli o di altri parenti, altrimenti sarebbero finite male. Se Maria avesse avuto altri figli, sarebbero stati loro a prendersi cura della madre. O no? Comunque è molto simpatico questo articolo di Pierri, e l’ho letto volentieri.

  2. renato pierri // 24 October 2017 at 13:25 //

    Celiando un poco, ho detto cose verissime. Riguardo al discorso di Gesù alla madre: “Che vuoi da me o donna? Non è ancora venuta la mia ora”, il “problema che si pone, è se l’ora di cui Gesù parla sia quella della sua morte – glorificazione o quella della manifestazione della sua gloria mediante l’inizio dei segni, già durante la sua vita terrena… le due ore si potrebbero considerare non in alternativa, ma coodinate” (Giovanni Segalla, Giovanni, Nuovissima Versione della Bibbia, Ed. Paoline).
    Ma non è questo il problema che rilevavo. Il problema è perché Gesù prende le distanze dalla madre, perché non la chiama “madre”, perché le dice letteralmente: “Che cosa a me e a te, o donna”?. Segalla riferisce: “Non significa un rifiuto… ma una certa distanza”. Per l’appunto. E’ risaputo che Gesù tratta la madre con un certo distacco.

    Una mia interpretazione (ipotesi):
    Reset Italia 17 aprile 2010

    Un ricordo

    “Ora, il terzo giorno ci fu una festa di nozze in Cana di Galilea, e c’era là la madre di Gesù. Fu invitato anche Gesù alle nozze, con i suoi discepoli. Ed essendo venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli dice: « Non hanno più vino». Le dice Gesù: «Che vuoi da me, o donna? Non è ancora venuta la mia ora» (Gv 2, 1 – 4). Perché Gesù chiama donna la propria madre? E perché le risponde in tal maniera? Giuseppe Segalla commenta: “La risposta di Gesù, letteralmente suona: «Che cosa a me e a te, o donna?». E’ un’espressione che si trova nell’A.T. e nel N. T. ed anche nella letteratura rabbinica ed ellenistica. Non significa un rifiuto e tanto meno un rifiuto scortese, ma una certa distanza”. La frase, infatti, è anche così tradotta da altri: «Che c’è fra me e te, o donna? ». Quando studiavo queste cose, riferii il mio pensiero ad un professore sacerdote che stimavo molto, poiché quando spiegava il Vangelo era chiarissimo ed aveva una voce musicale, ed era buono, affabile, gentile. Gli dissi che a mio parere Gesù non voleva coinvolgere la madre nel suo sacrificio. In qualche modo voleva tenerla a distanza, per non soffrire troppo lui e per non far soffrire troppo lei. Allo stesso modo la chiama quando è sulla croce, ed affida Giovanni alla madre e la madre a Giovanni: «Donna, ecco tuo figlio!». Il che sembra confermare la mia ipotesi: chiamarla madre in quel momento avrebbe accresciuto lo strazio dell’abbandono. Il sacerdote che quando spiegava pareva cantasse, mi rispose: «Ci può stare». Incoraggiato, inserii il mio pensiero in una tesina, ma la cosa sembrò dare fastidio all’esaminatore, un sacerdote altezzoso, pieno di boria. Come avevo osato dare una mia interpretazione ad un passo del Vangelo?
    Renato Pierri
    (Prof. di religione cattolica)

    Riguardo a Gesù dodicenne nel Tempio, è un fatto che la risposta alla madre che lo rimprovera: “Figlio, perché hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io addolorati ti cercavamo!”, non è garbata.

    Infine, il fatto che Gesù affida la madre a Giovanni non è assolutamente una prova che Gesù non avesse fratelli. Ai piedi della croce c’erano le donne e Giovanni, il discepolo che Gesù amava. “C’è anche un senso teologico più profondo nell’episodio apparentemente così semplice. Già Origene identificava il discepolo amato con ogni cristiano” (Segalla). Che Gesù avesse dei parenti (non si sa se fratelli) lo riferisce il Vangelo, ma i parenti non erano discepoli di Gesù e non potevano essere identificati con ogni cristiano.

    Un altro mio scritto riguardo ai fratelli di Gesù:
    Tellusfolio 1 ottobre 2009
    I fratelli di Gesù e la verginità perpetua di Maria
    Gentile direttore, In una lettera intitolata “Mai reticente, quel prof di religione” (La Stampa 30 settembre) leggo: “Ogni tanto qualcuno scrive che gli insegnanti di religione omettono di dire ai propri studenti che Gesù aveva fratelli e sorelle. Proprio dal mio professore di religione ho appreso che i grandi Padri della Chiesa hanno spiegato come nella tradizione ebraica…il termine “fratello” e “sorella” veniva applicato in senso lato anche per indicare altri gradi di parentela: cugini, nipoti, ecc. E anche se Gesù è detto «figlio primogenito» (Lc 2,7), questo non implica che ci siano stati altri fratelli. Il primogenito è sempre tale anche se unico”. In realtà, quel prof. ha dato per scontata la tesi che Gesù non avesse fratelli, senza dimostrarla, limitandosi a confutare le obiezioni alla tesi stessa. Confutazioni che lasciano il tempo che trovano. Il fatto che il termine “fratello” potesse indicare anche altri gradi di parentela, non esclude che l’evangelista potesse averlo usato in senso proprio. E l’espressione «figlio primogenito» non implica la presenza di altri fratelli, ma neppure la esclude. E’ lecito credere che Gesù potesse avere avuto dei fratelli, giacché non c’è nessun motivo per ritenere che Maria, dopo aver messo alla luce il Bambino, non potesse essersi unita allo sposo. Matteo, del resto, racconta: “Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; ma non si accostò a lei, fino alla nascita del figlio che egli chiamò Gesù” (Mt 1,24 – 25). A riguardo gli esegeti fanno notare che nel linguaggio biblico la congiunzione temporale «finché» non implica necessariamente un cambiamento di situazione per il tempo successivo. D’accordo, non lo implica, ma neppure lo esclude. Ma perché la Chiesa tiene tanto a sostenere la verginità perpetua di Maria? L’unica vera ragione è che l’amore benedetto da Dio, anche tra due sposi benedetti da Dio, è sempre un po’ peccaminoso, soprattutto per la donna. Una santa mamma è sempre un po’ meno santa di una santa vergine…Così va il mondo. Questo mondo.
    Renato Pierri

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