Advertisements
Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Breve escursione di pensiero sulle onde del grande fiume

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

—————————-

No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

—————————-

Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

Per l’E-Book clicca qui.

PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

PERLE POLITICHE – SENILITÀ, OKAY, MA SE DOVESSI DIVENTARE RENZISTA…

…portarmi dal veterinario e sopprimermi subito, please!

(Clicca qui per leggere tutto)

Umberto Scopa

autumn-994897_960_720Osservo spesso l’acqua del fiume Po che scorre, l’arteria fluviale del nostro paese. E’ stupefacente immaginare invece quanto dovevano essere trafficate qualche secolo fa queste acque che oggi sono degnate di attenzione solo da chi mira a disfarsi di liquami e rifiuti da disperdere nell’anonimato assolutorio del mare. Questo corso d’acqua era l’equivalente di un’autostrada. Ci sono testimonianze che raccontano di viaggi fluviali compiuti da interi eserciti, imperatori, dogi, vescovi.

In effetti era una via di comunicazione perfetta. Era possibile da Ravenna raggiungere Ferrara attraverso la deviazione artificiale che aveva collegato il Po al fiume Reno, e da qui lungo il corso principale del Po arrivare fino a Milano risalendo il Lambro. Il Po era al centro di una rete autostradale fluviale, composta dal corso principale del fiume, gli affluenti e collegamenti artificiali con altri corsi d’acqua. Dal Po era anche possibile raggiungere Venezia. Leggo, e annoto qui, che il vescovo di Cremona Liutprando nell’anno 969 in tre giorni di navigazione da Pavia raggiunge Venezia senza mai uscire dal tracciato dei fiumi che permettevano di collegare queste città.

Era il corso dei fiumi che ogni tanto invece usciva dal suo tracciato, come la storia del Po ci racconta, con immani devastazioni del territorio. Oggi invece il Po non è più un cavallo imbizzarrito, è un cavallo domato, imbrigliato, o un asino bastonato che cammina tristemente col suo passo stanco e uniforme, gravato dal fardello delle scorie infette della civiltà, destinate ad ammorbare il mare adriatico.

Quando nell’antichità l’economia era meno globale di oggi ogni individuo operava in una dimensione di spazio più ristretta dove poteva avere l’esatta percezione del suo impatto ambientale, perché gli effetti dei suoi comportamenti gli ritornavano addosso immediatamente. E i comportamenti umani non potevano ignorare questo fatto, regolandosi di conseguenza. Per intenderci se uno inquinava l’acqua che poi doveva bere, o il campo dove coltivava i prodotti che poi doveva mangiare, coglieva immediatamente l’assurdità della sua condotta.

L’economia globale, che oggi imprime un nuovo corso alla nostra vita, ha rimpicciolito le dimensioni del mondo grazie alla rapidità dei contatti fra paesi lontani, e alla possibilità di operare in una dimensione sovranazionale, ma non ci ha ancora trasmesso l’idea di un mondo così piccolo che se inquino in un altro continente è anche un problema mio.

L’idea perversa è che, dopotutto, quello che accade lontano da casa nostra non ci appare mai come il primo e più urgente dei problemi, secondo la nostra scala di valori. Ma la nostra “scala” di valori è abbastanza traballante e purtroppo noi ci siamo sopra.

Il nostro problema forse non è l’economia globale, è piuttosto non avere ancora capito in pieno cos’è l’economia. Economia significa amministrazione della casa come dice l’etimologia greca della parola “oikos”, dobbiamo quindi capire che ovunque sporchiamo, per quanto ci sembri lontano, sporchiamo in casa nostra. Ma il concetto pare difficile da afferrare, se così vanno le cose.

Una legge del 1976 imponeva a tutte le città italiane di avere un depuratore. Dopo vent’anni la città di Milano, la locomotiva produttiva d’Italia, e conseguentemente la più produttiva di sostanze inquinanti, non aveva ancora questo depuratore. Milano ha riversato impunemente in modo incessante per tutti questi anni gli escrementi della sua euforia produttiva, prima nel Lambro e poi, naturalmente nel Po, a beneficio di tutte le città poste nel suo tragitto, e buon ultimo del mare adriatico, che una volta per gli antichi romani era “mare nostrum”, e ora sembra sempre più un mare di altri, qualcosa che non ci appartiene.

E ancora non si può scordare che nel 2010 il fiume Lambro è stato colpito da un disastro ecologico di estrema gravità, causato dall’immissione dolosa di una ingente quantità di idrocarburi, esondata persino dalle vasche dei depuratori incapaci di contenerlo.

Il Lambro, già noto per le sue pesanti forme di inquinamento, tali da annoverarlo tra i corsi d’acqua più inquinati d’Europa, ha riversato nel Po questa marea nera portatrice di morte per tante specie animali e vegetali.

Se è vero che i rifiuti parlano molto di noi, e non solo per come ce ne liberiamo, l’analisi delle acque del depuratore di Milano in tempi recenti ha rivelato altri risultati davvero stupefacenti, nel vero senso della parola. Sono state trovate tracce di cocaina, eroina e cannabis molto superiori alle stime sul consumo di stupefacenti. Pare che i residui di queste sostanze nelle acque di scarico misurino l’effettivo consumo di droghe da parte della popolazione. Insomma a Milano pare ci sia una certa euforia e non solo produttiva. E la regalano anche al fiume, perché sono generosi di natura.

Speriamo che questa allegria portata dal fiume possa regalare un po’ di euforia anche alle sfortunate creature acquatiche che osservo ogni giorno lungo questo corso d’acqua dimenarsi nella dura lotta per la sopravvivenza.

Il fondale del Po deve essere anche tempestato da una moltitudine di oggetti che gli uomini hanno voluto seppellire sotto il manto del fiume. Nel corso del tempo gli oggetti incapaci di galleggiare sono sfuggiti alla corrente e si sono posati sul fondo punteggiando nell’insieme una caotica mescolanza di epoche diverse, una rappresentazione del tempo non lineare che sembra l’antitesi di quella che il flusso del fiume, come quello del tempo, suggerisce ai nostri sensi.

Per dirla in modo grandioso con le parole letterali di Victor Hugo, tratte dal romanzo “I miserabili” nel punto dove parla dei ritrovamenti fatti nelle fogne di Parigi, “la mente crede di scorgere, vagolante attraverso l’ombra, in quella sozzura che è stato splendore, quell’enorme talpa cieca che è il passato”. L’autore poi elenca da perfetto documentarista alcuni oggetti ritrovati nelle fogne di Parigi: lo scheletro di orangutan, una moneta ugonotta di rame che portava da un lato l’immagine di un porco con in capo un cappello da cardinale e dall’altro un lupo con la tiara in testa, e un brandello del lenzuolo funebre di Marat. Naturalmente se mi si passa l’irriverente, non so per chi, paragone tra il Po e le fogne di Parigi.

Immagino che gli oggetti depositati sul fondo del fiume siano presenti in quantità particolarmente nutrite in prossimità dei ponti. I ponti sono ideali trampolini di lancio per chiunque voglia disfarsi di qualunque cosa, senza molti scrupoli per il paesaggio sottofluviale, che anche se non si vede, cosa incredibile a dirsi, c’è.

Comunque è certo che sull’acqua e sott’acqua riposano, pace all’anima loro, anche molti reati. L’acqua lava e prescrive le colpe umane, nel paese dove la giustizia è nota nel mondo per negare se stessa, scorrendo a rilento come questo fiume, rallentato ad arte dall’opera dell’uomo.

In ogni modo ci devono essere tanti oggetti in prossimità dei ponti dai quali osservo il fiume che, qualunque cosa abbiate perduto nella vita, avete buone probabilità di ritrovarla lì sotto, e se non proprio quella, almeno una simile. Ricordo che nell’”Orlando furioso” Astolfo si reca sulla luna, perché la luna custodisce tutto quello che sulla terra è andato perduto dall’uomo, e quindi anche il senno perduto di Orlando. Così mi viene l’idea che il fiume custodisca tutto quello che è stato perduto sulla terra e forse, anche il senno perduto degli uomini.

Umberto Scopa

Advertisements

info@ipaziabooks.com

%d bloggers like this: