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Di Maio, la lettera di San Francesco e la memoria di Umberto Eco

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Rina Brundu

di maioScrive “Il Fatto Quotidiano”: “Il deputato (i.e. Di Maio) su Facebook ha rilanciato il post di Beppe Grillo in cui si cita naturalmente il “patrono d’Italia San Francesco”, scelto simbolicamente come patrono del Movimento: “Oggi è il compleanno del Movimento 5 Stelle, che compie 8 anni”, ha scritto Di Maio. “Beppe e Gianroberto nel 2009 vollero che la sua nascita avvenisse sotto il segno del patrono d’Italia, San Francesco. Auguri a tutti voi che, come me, credete in questo sogno iniziato otto anni fa. Oggi non voglio parlarvi di politica, vi lascio meditare sulle parole che San Francesco scrisse a Santa Chiara poco prima di morire”. Di seguito ha poi pubblicato la lettera del Santo di Assisi”.

Francamente non so come commentare questa notizia. Da qualsiasi parte la si guardi si resta perplessi. Resto perplessa, per esempio, dal fatto che nel 2017 un movimento politico giovane come quello di Grillo, formato da giovani, che vivono un mondo giovane, possa ancora fare affidamento su figure e su santini e sull’usato carrozzone superstizioso per determinare le sue politiche o le sue campagne promozionali. Non riesco a comprenderlo, lo confesso, è un mio limite che, lo so già, non saprò, non vorrò mai colmare.

Ben inteso, San Francesco, in tutto l’immondo carrozzone di santi, para-santi, para-culi, che da un’eternità di tempo accompagnano la liturgia della Chiesa è un raro esempio di personaggio che insegna. Il problema però è che col suo “insegnare” in quei modi diventa subito modello diseducativo. Insomma, diventa emblema di un mondo che non si vorrebbe vedere più, che non si sarebbe voluto vedere più, che si sperava ci fossimo lasciati alle spalle per sempre. Un mondo fondamentalmente diseducativo, appunto, come ci insegnano bene gli spettacolari ritratti di Mario Puzo che presentavano mafia e famiglie mafiose invariabilmente legate al loro santino di riferimento.

Sono immagini datate ma ancora importanti che provocano dolore dentro, così come provoca dolore lo scoprire che cambiano i tempi, cambiano le sigle partitiche, cambiano gli slogan, cambiano i leader, ma noi restiamo sempre gli stessi, sempre profondamente provinciali, irretiti da queste figure immaginifiche d’antan, espressione ultima della nostra ignoranza, della nostra barbarie di intelletto. È in questi momenti quindi, che mi torna in mente, potente, prepotente, la figura gigante di Umberto Eco e rimpiango come poche altre cose al mondo di non averlo potuto conoscere. La mia ammirazione cresce in maniera esponenziale ogni giorno che passa, così come la percezione della brillantezza di questo spirito che deve avere trascorso la sua figura ad “insegnare” – oltre le lezioni universitarie s’intende – e nessuno ha saputo ascoltarlo veramente. Nessuno ne ha compreso le vere lezioni che impartiva. Io meno di tutti gli altri.

Rina Brundu

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