Advertisements
Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Diario dai giorni del golpe bianco – Sfenomenologia renzista

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

—————————-

No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

—————————-

Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

Per l’E-Book clicca qui.

PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

PERLE POLITICHE – SENILITÀ, OKAY, MA SE DOVESSI DIVENTARE RENZISTA…

…portarmi dal veterinario e sopprimermi subito, please!

(Clicca qui per leggere tutto)

Rina Brundu

 

15  Novembre 2014

Sfenomenologia renzista

C’é voluto Matteo Renzi per mettere d’accordo Carlo De Benedetti e Silvio Berlusconi. Il primo – durante una recente intervista a un noto quotidiano – ha definito il Premier “spregiudicato”; in precedenza, il secondo lo aveva descritto come personaggio dotato di grande e invidiabile cattiveria. In tempi non sospetti si era espressa – in termini altrettanto elegiaci – anche la nomenclatura storica del PD ma, mercé la scarsa credibilità di cui godeva, in pochi hanno prestato la dovuta attenzione. Altri, che sono per lo più intere legioni di anonimi commentatori di notizie, preferiscono chiamare Renzi “il bomba”, “Renzie”, “Mr Bean”, “Leopoldo”, “il piazzista”: perché lo fanno? La domanda non è peregrina.  Così come non è ozioso fare una riflessione più seria su quegli elementi, tanti, che stanno trasformando il renzismo in uno degli “ismi” più preoccupanti della storia dell’Italia moderna.

 

La sovraesposizione mediatica – In altri tempi, i cultori dell’anti-berlusconismo a tutti i costi, poco inclini a usare circonlocuzioni retoriche, non avrebbero esitato a parlare di regime. In epoche ancora più datate, oltre-cortina, nessuno avrebbe osato criticare il Sistema a viso aperto, ma tutti avrebbero dovuto recarsi all’annuale parata militare (un appuntamento obbligatorio), a incensare le virtù del leader, mentre gli organi di informazione si sarebbero occupati di diffondere il suo vangelo ai quattro venti. Più o meno quello che fanno attualmente tutti i telegiornali del servizio pubblico, impunemente e a dispetto di qualsiasi elementare norma di par-condicio: non ce n’é uno che non apra con il faccione sorridente di Matteo Renzi, fatto salvo il caso in cui si trovino costretti a dare notizia di una qualche nuova alluvione in questa o quella città d’Italia; in tali deleterie situazioni il poster digitale gigante scompare all’istante dallo schermo come smaterializzato da portentoso raggio alieno. Che a ben guardare, questa sovra-esposizione mediatica, mercé la naturalità con cui il Premier non riesce proprio a bucare lo schermo, è un boomerang, ma sembrerebbe che nessuno, proprio nessuno dei suoi uomini e delle sue donne, sappia o voglia consigliarlo diversamente.

La retorica inconcludente, senza un fine etico o operativo – Chi pensa che i disastrosi allagamenti procurati dalle piogge autunnali siano la sola calamità che sta interessando l’Italia di oggi, deve ricredersi. In realtà è quasi un anno ormai che il renzismo ci sta sotterrando sotto un mare magnum di retorica inconcludente, senza arte ne parte, senza un fine individuabile e come non si era mai sentita prima. Figure di dizione, di elocuzione, di ritmo, di costruzione, di significato, di pensiero, il nostro beneamato Presidente del Consiglio e i suoi preziosi spin doctors[1] e ghost writers[2] non si fanno mancare proprio nulla per portare l’acqua del discorso al proprio mulino. E quindi vai con l’aferesi in libertà, le non rare agnizioni nei racconti, le allegorie, i motti arguti e allitterativi, le allusioni, le amplificazioni, le anacenosi molto apropos quando si tratta di imbonire il gusto nazionalpopolare, gli anacoluti cool, le anafore, gli anagrammi, le analogie, i climax e gli anti-climax, le antifrasi, le antitesi, le assonanze e via così costruendo costrutti ispirati e acchiappa-consenso… Meglio fermarsi qui perché altrimenti poi dovrei dar conto della lettera B.

La confusione dei ruoli tra partito di governo e di opposizione – Sono poche, secondo me, le colonne portanti che contraddistinguono una vera nazione democratica moderna. Mi spingo fino a dire che in realtà potrebbe essercene una soltanto di queste ideali colonne, ed è quella che ci dà chiara, immediata, visibilità di cosa sia maggioranza politica e di cosa sia opposizione. Questa opposizione manichea bianco-nero, che nelle società più liberali non esclude il grigio, resta una componente essenziale per garantire un minimo ordine sociale, etico, di programma, di visione delle cose. Quando i confini immaginari che separano queste opposte modalità di posizionamento strategico dell’homo-politicus vengono meno, non sono pochi i problemi che ne derivano. Ma se per il renzismo il mettere il piede in più scarpe, anche molto diverse tra loro, pur di portare a casa il risultato, ovvero le riforme di cui l’Italia avrebbe urgentemente bisogno, è prassi politicamente etica, non lo è per i cittadini che dovrebbe servire.

Il rischio che si corre, in presenza di coalizioni tipo la balena bianca democristiana che Matteo Renzi starebbe ingegnandosi a costruire, è quello di vedere i sacrosanti diritti degli ultimi calpestati, ignorati, o guardati con condiscendenza… Da questo punto di vista il social-unrest che si avverte in tutta la penisola in queste settimane, e del quale ha parlato lo stesso Presidente della Repubblica in questi giorni, può raccontare questa situazione politica deteriorata più di mille editoriali giornalistici.

Il tendere verso una gestione amministrativa di tipo politico – Non sono tempi facili per nessuno, e chiunque vedesse nel solo renzismo la causa e concausa di tutti i mali presenti non varrebbe più di una talpa cecata in una galleria senza via d’uscita. Ma in tempi così difficili, la tipologia di approccio alla risoluzione dei problemi può diventare la chiave importante per uscire anche da quella spirale recessiva che in Europa interesserebbe attualmente solo l’Italia e Cipro.

Chiunque si sia mai interessato di management (quello vero), sa bene che dentro una società d’affari esistono due linee principali di approccio alla gestione. Una linea meramente operativa, con la quale si ottiene il risultato e che per sua natura è specificamente tecnica, di-fatica, aliena al politichese, dedita all’approccio logico e preciso,  e una linea più politica. Quest’ultimo livello è quello a cui guarda per lo più il senior-management che costruisce le strategie di sviluppo futuro, mette un occhio sui conti e in teoria dovrebbe assicurarsi che la società d’affari si protegga contro ogni rischio.

La mia opinione è che i tempi che viviamo richiedano un leader sì capace di occupare le posizioni di vertice, e di discutere di strategie di ampio respiro ma, ahimè!, anche capace, quando serve, di rimboccarsi le mani e di lavorare; quindi capace di abbassarsi al livello operativo e di dare una mano, se necessario, anche a scaricare la merce nel porto, proprio alla maniera in cui si comportavano i nobili imprenditori di una volta che hanno fatto grande l’Italia. A dispetto della retorica e dell’arte oratoria con cui Matteo Renzi tenta di convincerci altrimenti, la mia impressione (ma forse non è solo la mia), è che il nostro Premier sia più incline a occuparsi dell’approccio politico alla gestione, e ad evitare la fatica, delegando a Tizio e a Caio il resto… incluso il compito di rimboccarsi le maniche per spalare il fango… Si tratta di un pregio? Di un difetto? Il tempo lo dirà … ma questo elemento resta una delle prime cause del carattere inconcludente del renzismo, e io dubito che possa mutare, proprio perché è uno di quei tratti da DNA del Sistema. Sostituibile, insomma, solamente quando si cambierà il campione sotto esame.

 

La morale machiavellica – Tra i tanti avvertimenti, Machiavelli ammoniva il suo principe ideale anche dicendo: “Tu bada ben che l’aver in le tue mani il potere della Repubblica e il plauso di chi crede che si possa governare senza inganno non ti è bastante, poiché non è tanto la novità che conta, ma produrre il nuovo… (…)….Gli uomini non buoni temono sempre che altri non operi contro di loro quello che pare loro meritare…. (…)….Il mondo fu sempre a un modo abitato da uomini, che hanno avuto sempre le medesime passioni, e sempre fu chi serve e chi comanda, e chi serve mal volentieri, e chi serve volentieri, e chi si ribella ed è ripreso…”. Proprio così, il mondo é abitato da uomini che hanno avuto e avranno sempre le stesse passioni, si lamentano, se la legano al dito…. e prima o poi si ribellano. Per dirne una, io dubito molto che Silvio Berlusconi e i suoi uomini (e donne) dimenticheranno la mezza minaccia ricevuta di recente di venire esclusi dalla partita per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, e a un tempo dubito  che la sinistra radicale scorderà da mattino a sera i molti rospi amari che ha dovuto inghiottire negli ultimi tempi.

 

Detto altrimenti, io non riesco proprio a fare mia la vena elegiaca dei nostri telegiornali nazionali quando raccontano la supposta epopea renzista, e a questo proposito tutto ciò che mi torna in mente in chiusura è un altro passo machiavellico degno dell’uomo e dello scrittore che era quel segretario fiorentino: “Sendo invitato a cena da Taddeo Bernardi lucchese, uomo ricchissimo e splendidissimo, e, arrivato in casa, mostrandogli Taddeo una camera parata tutta di drappi e che aveva il pavimento composto di pietre fine, le quali, di diversi colori diversamente tessute, fiori e fronde e simili verzure rappresentavano, ragunatosi Castruccio assai umore in bocca, lo sputò tutto in sul volto a Taddeo. Di che turbandosi quello, disse Castruccio: – Io non sapevo dove mi sputare che io ti offendessi meno”[3].

 

[1] Consulenti d’immagine che aiutano anche ad azionare la strategia (in questo caso) politica affinché arrivi al fruitore nella maniera desiderata

[2] Autori che scrivo per conto terzi

[3] Da La vita di Castruccio Castracani da Lucca (1520) di Niccolo Machiavelli.

Advertisements

info@ipaziabooks.com

%d bloggers like this: