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Il Caso CSM. E dall’8% del PD in Sicilia all’operazione simpatia

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Rina Brundu

media e regime (17)

Adesso manca solo la Presidenza della Repubblica e poi ci siamo davvero fottuti tutto! L’Arma dei Carabinieri è stata violentata nei mesi scorsi e ora è toccato al CSM, un po’ come se a un cattolico praticante gli facessero fuori il Padre e il Figlio e adesso fosse costretto a dialogare solo con lo Spirito Santo, con tutti i problemi che questo comporta. Mi sto rendendo conto che il Caso Consip (e il renzismo più in generale) è soprattutto un’altra guerra civile incancrenante per il nostro paese. La differenza con la guerra dei vent’anni tra Berlusconi e De Benedetti è che adesso non ci sono due forze uguali a fronteggiarsi, ma c’è la nazione dei vinti, delle anime perse che tenta di fronteggiare come sa, e come non sa, quello che è sostanzialmente un mostro. Un mostro che è una rara espressione politico-mediatica di tutte le paure mirabilmente immortalate dal genio letterario e pittorico dei tanti, da Orwell a Munch, da Conrad a T. S. Eliot, cominciando da Rabelais, perché come al solito non c’è maggiore disgrazia che non affondi le sue radici nel grottesco quotidiano.

L’ho già scritto in altra occasione. Quando nell’Italia attuale si parla di questi argomenti bisogna discuterne come se ci si stesse parlando con i posteri, con qualcuno che, molto più saggio, saprà guardarci con lo spregio che meritiamo e giudicarci di conseguenza. Con il coraggio e con la determinazione che servirebbe. Mai avrei pensato che la nostra Italia potesse finire in questo modo spregevole e mai avrei pensato che un branco di anelanti arrivisti, anelanti a fare gli imprenditori col denaro pubblico, potessero arrivare a tanto. Fermo restando che ciò che offende di più lo spirito sono quegli italiani senza arte ne parte che giustificano questa situazione o, peggio ancora, si zittiscono vittime delle loro paure, della coda di paglia, dell’istinto familista e darwiniano di conservazione.

Un breve articoletto di pochi giorni fa pubblicato su Il Fatto Quotidiano, e poi sparito dalla prima pagina con una velocità inconsueta per il giornale di Travaglio, raccontava di come un sondaggio (dell’Istituto Piepoli, mi pare di ricordare) sulle incombenti elezioni regionali in Sicilia desse il candidato piddino-alfaniano all’8%. Con tutta la buona volontà: dove li hanno trovati otto ipotetici elettori su cento che si abbasserebbero a tanto? Chi sono? Nipoti di Alfano? Parenti lontani ancora speranzosi in un posto alle Poste? Renzisti ibernati prima del 4 dicembre 2016?

Tutto può essere e tutto fa vomito… specialmente l’operazione simpatia pro-ducetto che sembrerebbe si stiano giocando adesso, come fosse la carta del disperato, le televisioni italiane a schermo unificato, dimentichi dell’ira popolare e del danno immane causato alla nostra democrazia, ancora prima che all’economia, da questo signore. Sì, bisogna parlare ai posteri, bisogna gridare da qualche parte il nostro disgusto per come hanno sputato sulle nostre istituzioni più amate, quelle che avevano maggiore credibilità, e siano riusciti a farlo nel silenzio connivente di chi avrebbe dovuto vigilare. Un po’ come se Garibaldi fosse spirato ieri e la prece recitata in memoria negli alti pulpiti deputati a ricordarlo fosse stata: finalmente si è tolto dai coglioni!

Vergogna e onta sulla nostra nazione e sulla sua memoria più degna!

Rina Brundu

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