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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

ANNA MARIA SCARAMUZZINO – Macchie d’anima (Venerdì  22 settembre 2017)

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

PERLE POLITICHE – SENILITÀ, OKAY, MA SE DOVESSI DIVENTARE RENZISTA…

…portarmi dal veterinario e sopprimermi subito, please!

(Clicca qui per leggere tutto)

Gordiano Lupi

Cop (1).jpgRicevo e pubblico:

IL FOGLIO LETTERARIO EDIZIONI IL FOGLIO

UFFICIO STAMPA

 

Venerdì  22 settembre 2017

ORE 17.30

LIBRERIA COOP PIOMBINO

Fabio Canessa (critico) e Gordiano Lupi (editore)

presentano

ANNA MARIA SCARAMUZZINO

Macchie d’anima

Il Foglio Letterario Edizioni

Immaginate di entrare in una galleria dei macchiaioli e, mentre osservate le opere, di assistere a un prodigio: i dipinti si animano, parlano e si muovono come i quadri di Harry Potter o come il tirannosauro e il leone, Attila e Roosevelt nel film “Una notte al museo”. O, per fare un esempio più alto, il Palazzo d’Inverno di San Pietroburgo nel film “L’arca russa” di Alexandr Sokurov. E non prendono vita solo i quadri macchiaioli, ma anche i loro autori; così vi ritrovate accanto Giovanni Fattori e Telemaco Signorini, Silvestro Lega e Nino Costa. L’arte diventa vera, l’incanto si fa reale, adempiendo appieno all’assunto di questi pittori, il cui intento era di aderire alla realtà con schietta naturalezza. Come i loro quadri, i racconti di Anna Maria Scaramuzzino evocano la fragranza di odori e sapori, luci e colori di una Toscana passata, ma non del tutto perduta, visto che ne condividiamo i luoghi e il gusto. Al posto del Caffè Michelangiolo di via Cavour c’è oggi una kebabberia. Ma basta il casuale ritrovamento di un bozzetto di Adriano Cecioni con le caricature di tutti i grandi macchiaioli immortalati in quel caffè per sprigionare la magia di farli rivivere. Allo stesso modo, Woody Allen permette al protagonista del suo “Midnight in Paris”, mentre passeggia di notte per le vie di Parigi, di ritrovarsi negli anni Venti e di conoscere Picasso e Dalì. Così il banchiere della Scaramuzzino non si accontenta di passeggiare stancamente tra la polvere di un museo, ma, accostandosi con passione e umiltà al suo nuovo hobby, riesce a donare carne e sangue ai pittori e alle loro opere, ripercorrendone le biografie e lo spirito, le speranze e le delusioni, recuperando “quell’intimità provinciale e familiare” della vecchia Firenze dei quartieri, celebrata da Pratolini. Le pagine della Scaramuzzino diventano l’appassionato pendant narrativo della pittura macchiaiola, assolvendo il difficile compito di raccontare l’arte con semplicità e immediatezza, equidistante dall’accademica e scolastica compilazione biografica (i caratteri emergono tutti, ma per scorci aneddotici e macchie di bozzetti, mai attraverso una pedante cronologia delle loro vite) quanto dall’invenzione gratuita sganciata dal rigore storico. Sciolti nella narrazione, i macchiaioli diventano i personaggi di storie che, mentre ci avvincono e ci emozionano, ci ammaestrano sulla loro arte e sulla loro personalità. Senza aver durato fatica ed esserci annoiati, a chiusura di libro ne sappiamo di più che se avessimo letto un ponderoso saggio su di loro. “La realtà degli umili, dei semplici, della naturalezza” scaturisce genuina dai medaglioni che la Scaramuzzino dedica ai suoi artisti, sovrapponendosi, mescolandosi e integrandosi con le loro opere, che a loro volta rispecchiano la natura toscana, il cui paesaggio riverbera sui racconti, in una reciproca feconda illuminazione. Cogliendo nei macchiaioli lo snodo nevralgico nel quale la pittura diventa moderna, il libro lascia trasparire gli ideali risorgimentali e la sensibilità febbrile degli artisti della nuova epoca, nonché l’evoluzione della coscienza femminile nel contesto di quegli anni. L’eroico sacrificio di Raffaello Sernesi, la nevrotica personalità di Niccolò Cannicci e l’amore infelice di Adele per Serafino De Tivoli (ma anche la prostituta Angela beneficiata da Luigi Bechi) sono solo gli esempi più significativi di un’abilità narrativa capace di orchestrare motivi diversi per fonderli in una sinfonia di storia, arte e vita quotidiana. All’interno della quale, il Silvestro Lega che torna a visitare, a distanza di anni, l’ex-Caffè Michelangiolo ormai diventato un comunissimo bar, sembra richiamare in un gioco di specchi la cornice ambientata nell’oggi, tra echi che amplificano lo struggimento del tempo e dello spazio. Uniti da una prosa limpida e scorrevole, esente da ogni retorica, vari generi si alternano nel labirinto dei rimandi tra un dipinto e la sua genesi, tra arte e vita: vicende di guerra e d’amore, squarci storici e beffe alla “Amici miei”, come il delizioso bozzetto su Cristiano Banti ingannato dal carbonaio. Si affacciano molti temi, mai casuali ma sempre enucleati dalle pitture, che suggeriscono una nuova attenzione per gli ultimi e gli emarginati, e poi plasmati felicemente in materiale narrativo: i carcerati di Portoferraio di Signorini e i matti del manicomio di Sernesi, le prostitute di Bechi e gli animali di Abbati. Il tutto avvolto da un velo di malinconia: perché le speranze vengono deluse, sia quelle storiche (l’Italia per cui i patrioti sono morti si rivela un’Italietta) che quelle sentimentali (l’amore per le donne o per i cani finisce malissimo), ma soprattutto perché è la vita in sé a sembrarci oggi deludente. Il presente annoia il banchiere, sarà per questo che vagheggia il passato della macchia (termine variamente declinato, dalla macchia della reputazione della prostituta alle macchie dello sporco del carbonaro). Buon per lui che alla fine è riuscito a pubblicare il libro che adesso voi avete in mano. Buon per noi che, leggendolo, ci estraniamo dall’uggia del presente per ritrovarci nei campi della Maremma, nelle pinete di Castiglioncello, sulle marine livornesi o in una cantina di Borgo Ognissanti di un secolo fa. O meglio in un’antica osteria toscana con le botti di vino, “tavolacci e panche alla meglio arrabattati”. Quella che Nino Costa giudica la migliore galleria d’arte per esporre le sue opere. Alla pari, aggiungiamo noi, con le pagine di questo libro.    

  FABIO CANESSA             

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