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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Media e regime (22) – Il caso della guerra de “Il Fatto” contro “Repubblica” su Consip. Sulla compravendita delle linee editoriali e ancora sul ruolo dell’editore “impuro” in Italia.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

Rina Brundu

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La mia idea è che Maurizio Belpietro – che pure non è mai stato tenero con il M5S – sia stato sostituito perché nell’ultimo anno Libero, il giornale di cui era direttore, ha fatto numerose inchieste sullo Scandalo Banca Etruria e ha detto chiaramente che le riforme renziste sono pericolose. Ricordiamoci che Feltri, che ne prenderà il posto, ha già detto che voterà SI, e che Angelucci, l’editore, è amico di Verdini che, non dimentichiamolo, ha più processi che elettori e tira Renzi per la giacchetta. Noi siamo nell’era della dittatura mediatica renzista, con il TG1 che è  l’organo mediatico armato. Oggi non si fanno più i colpi di Stato, ci si compra una linea editoriale e si monopolizza l’informazione.

Alessandro Di Battista, DiMartedì, 17 maggio 2016

(tratto da “Diario dai giorni del golpe bianco”)

Fatte le debite proporzioni i patemi di questi giorni di Marco Travaglio sul Caso Consip e sull’attitudine dei suoi colleghi giornalisti a creare “puns” con i titoli degli articoli dedicati al malaffare politico nostrano, mi sembrano molto simili ai miei autorali ed editoriali dopo gli attacchi subiti, con la differenza che le denunce che sta facendo oggi Travaglio, soprattutto contro il giornale fondato da Eugenio Scalfari, le avevo già fatte pochi giorni fa (vedi il post “Il caso Repubblica”) e in verità molto, molto prima.

L’ottimo direttore de “Il Fatto Quotidiano” con l’epocale battaglia che sta portando avanti sul Caso Consip sta facendo un’opera altamente meritoria, ma purtroppo, almeno rispetto sulle accuse mosse ai colleghi di “la Repubblica” (Prendono i buchi e gridano al golpe) sta scoprendo l’acqua calda, così come la sta scoprendo rispetto al ruolo che hanno e hanno sempre avuto gli editori in Italia; o forse pensava che costoro servissero per creare intellettuali validi capaci di produrre opere da ricordare e che sappiano fare una differenza nella società civile?

Il grande editore in Italia è fondamentalmente editore “impuro” ed esiste solo per un motivo, ovvero per portare avanti battaglie politiche e per incatenare una serie di servi della gleba ai suoi voleri, nonché per usarli come cani da guardia delle sue malefatte, non esistono altre alternative. Il peggio è che viviamo un paese in cui il 99% della cosiddetta intellettualità italica (un ossimoro avvilente e deprimente nella sua pochezza significazionale), è ben felice di comportarsi come servo della gleba e di sponsorizzare questo sistema di compravendita della “linea editoriale”.

Nel mio piccolo, non ho dubbi che “brillanti menti” che siano capitate tra queste pagine in questi giorni mi abbiano dato dalla pazza per avere gridato alla censura, o anche per avere “osato” protestare: che diritto ho io di farlo non avendo alle spalle un editore di nome? Il fatto è che da queste parti non amiamo parlare senza avere le prove in mano e soprattutto io come persona non ho complessi di subalternità intellettuale rispetto a nessuno; meglio ancora non li auspico in nessuno spirito raziocinante che si ritenga capace di una qualche qualità cogitativa. Questi discorsi li lascio alle casalinghe di Voghera, non importa quale sia il pulpito da cui parlano, in qualche caso molto alto, putroppo.

Travaglio è un raro personaggio, un raro autore ed editore italico che si è fatto da sé, ma abbia l’onestà di ammettere, quanti suoi colleghi di “Repubblica”, del “Corriere”, della “Rai”, avrebbero un “nome” se non esistessero avendo alle spalle quei poderosi editori di riferimento? E che dire degli scrittori italiani? Dei critici? Degli intellettuali? Fatte poche eccezioni – eccezioni che sono tali perché hanno subito sulla pelle la scure della censura, quando non peggio, e hanno avuto la forza di lottare – direi proprio che nessuno tra questi cosiddetti VIP informazionali sarebbe conosciuto. Lo stesso Grillo è diventato il Grillo politico dopo l’allontanamento dalla Rai, mentre la prossima vittoria del Movimento alle Elezioni Politiche 2018 immagino che per lui rappresenterà soprattutto un formidabile momento di riscatto personale e intellettuale.

Il più grande peccato che si può commettere in Italia, è quello di osare ribellarsi al pensiero omologato, mainstream, al pensiero pseudo intellettualeggiante, pseudo-nietzschiano che vorrebbe pochi grandi super-ometti o super-donnette  che muovono di studio televisivo in studio televisivo, o di redazione in redazione trascinandosi con i grossi coglioni altrui, in grado di decidere per tutti, per tutti gli altri. Il peccato capitale è insomma osare pensarla diversamente dai sacerdoti del radical-chichismo senza arte ne parte; è tentare di sfuggire al destino, anche politico, che costoro, codesti “venerati maestri” del nulla, non avendo altro da fare, hanno già preparato per noi. Questo fanno le redazioni come quella di “Repubblica” e quella del “Corriere”, che oggidì purtroppo è ben diverso dal giornale che è stato, e nel far ciò non si vergognano a costruire trame complicate per difendere gli interessi di una casta politica immonda e immorale come nessuna prima d’ora.

Vivaddio per i Travaglio che riescono ancora a lottare per noi. Per quanto mi riguarda, per quanto potrò fare, preferisco seguire il suo esempio, altrimenti sì che dovrei vergognarmi, di guardarmi allo specchio.

Rina Brundu

PS Grazie a tutti coloro che frequentano questo sito, che per certi versi è mirabile, me ne sto rendendo conto solo ora!

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1 Comment on Media e regime (22) – Il caso della guerra de “Il Fatto” contro “Repubblica” su Consip. Sulla compravendita delle linee editoriali e ancora sul ruolo dell’editore “impuro” in Italia.

  1. Buona settimana con tante belle sorprese!

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