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Diario dai giorni del golpe bianco – Quando di golpe interno ne parlavano i giornali stranieri ma gli italiani li ignoravano (Nick Squires e il caso Federica Mogherini sul “The Telegraph”)

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

Per l’E-Book clicca qui.

Rina Brundu

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Dato che ora di “golpe” ne parlano un po’ tutti, anche a scazzo… ecco cosa dicevano i giornali stranieri, completamente ignorati dalla stampa italiana, nel “lontano” 2014… Enjoy!

16 Luglio 2014

Il Caso Federica Mogherini

Il britannico The Telegraph va diritto al punto e spara un titolo alla maniera del miglior giornalismo anglosassone: L’Italia propone un ministro novellino quale successore di Catherine Ashton. Preciso che l’aggettivo originale era “inexperienced” che ho tradotto con il termine italiano “novellino” preferendolo all’alternativa “inesperto”.

Il titolo però rimane straordinario nel suo dire tutto ciò che c’era da dire: dice cosa sta facendo l’Italia e dice pure perché gli inglesi considerano il nostro operato politicamente orbo. Non ci sono dubbi che qui non siamo su un campo di calcio: Inghilterra – Italia 1- 0. Se il titolo suona ispirato, l’incipit dell’articolo di Nick Squires, il corrispondente da Roma, non è da meno quando si tratta di rigirare il coltello nella piaga: “L’Italia spinge per avere il suo ministro degli Esteri (nda Federica Mogherini), che è in carica da soli cinque mesi, a capo della politica estera europea, nonostante il grande scetticismo di alcuni paesi membri sul fatto che la signora abbia l’esperienza e la grinta necessarie”.

D’accordo, sono tempi in cui un affanculo non si nega a nessuno, e non si vedono ragioni per negarlo alle posizioni sempre troppo schierate della stampa d’oltremanica. Il fatto è che Squires, non dimenticando di menzionare che la stessa Ashton fu a suo tempo criticata per la sua “inesperienza”, intesse un discorso condivisibile. Ribadendo che la Mogherini è stata eletta solo cinque mesi fa quando Mr Renzi effectively staged an internal coup and deposed Enrico Letta (quando il Premier Renzi con un vero e proprio golpe interno detronizzò Enrico Letta), la mette all’angolo accusandola di essere troppo tenera nei confronti di nazioni come la Russia.

Il corrispondente inglese procede poi a tracciare una sorta di profilo personale del nostro giovane ministro, cita il suo blog, la tesi sull’Islam, la capacità plurilinguistica, il suo essere descritta come persona lavoratrice e coscienziosa. Un ritratto breve ma intenso, prima di passare alla vera e propria crocifissione giornalistica: The choice of Federica Mogherini, who was plucked from relative obscurity earlier this year by prime minister Matteo Renzi to serve in his cabinet, will only reinforce British suspicions about the opaque way in which top EU posts are filled (La scelta di Federica Mogherini – strappata a una relativa anonimità all’inizio dell’anno dal Primo Ministro Matteo Renzi per includerla nel suo governo, servirà soltanto a rafforzare i sospetti britannici sulle modalità torbide con cui vengono coperte le alte cariche UE).

Il renzismo è servito! O meglio, il machiavellismo regna, mentre Squires sembrerebbe avere scoperto l’acqua calda proprio oggi e il suo redattore capo non è riuscito a tenersi dal darne notizia: corri a spararla subito in Rete dunque, che nella vita non si sa mai. Ovviamente, ognuno, pro-domo-sua, può scrivere ciò che vuole; io stessa, per esempio, non avrei problemi a perorare la causa renzista all’insegna del patriottico motto, o Roma o mort… sorry, o Bruxelles o morte. Come si fa? Personalmente della Mogherini non ricordo alcun claim-to-glory[1], alcuna presa di posizione sostanziale (gli interventi a Ballarò non fanno testo), che giustifichi anche la sola scrittura di un mezzo rigo dedicato. Questo è in realtà un problema di tutte le donne di Renzi: dipendono.

[1] Claims to glory, si tratta di un’espressione ironica in lingua inglese che si potrebbe tradurre con: i successi rivendicati (o quelli supposti tali)

Tratto da:

diario3

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