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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Media e regime (15) – Il caso dell’anno nero dell’arma dei Carabinieri. Dal caso Consip a Firenze e su “Il Fatto” e il caso Rimini.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – IL TEOREMA RENZI-TAVECCHIO-VENTURA

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per leggere tutto l’articolo)

Rina Brundu

media e regime (8).jpgNon ho difficoltà a confessarlo, quando ho saputo delle accuse di stupro delle due ragazze americane contro i carabinieri in quel di Firenze, il momento che mi ha procurato maggior raccapriccio è stato quando ho letto che i vertici dell’Arma (per inciso gli stessi vertici ancora coinvolti nell’infame Caso Consip), si stavano stracciando le vesti e gridando alla lesa maestà: l’orrore!

Ben inteso, se la supposta violenza fosse confermata, il crimine di cui si sarebbero macchiati questi due agenti sarebbe gravissimo, ulteriormente aggravato dal loro essere due servitori dello Stato deputati a proteggere la popolazione non ad aggredirla. C’erano poche istituzioni in Italia che, almeno prima del renzismo, erano in dato modo intoccabili, in cima alla lista c’era proprio l’Arma dei Carabinieri. Dopo il renzismo, certo, le cose sono cambiate e resteranno mutate fino a che non si procederà al necessario ricambio al vertice, ma vero è che le malefatte, o supposte tali, dei vertici non possono in alcun modo infangare il lavoro difficile che porta avanti ogni giorno la fanteria, a cui va il nostro rispetto incondizionato.

Detto questo in una società libera e democratica (sebbene il dubbio che come paese non si stia più in questa categoria sia legittimo), nessuno può essere esentato da critiche. Le critiche non dovrebbero mancare soprattutto da parte della Stampa che ha il compito di denunciare il marciume che viene a galla, dovunque venga a galla. Da questo punto di vista però noi non ci troviamo nella miglior posizione, venendo costantemente relegati (unico paese occidentale) tra gli stati canaglia nelle classifiche delle associazioni deputate al controllo della libertà di stampa nel mondo (si veda, a titolo di esempio, il report della freedomhouse.org). Non dimentichiamoci infatti che noi siamo il paese che solo tre anni fa ha visto tutta la stampa italiana genuflessa davanti al duce del golpe bianco, noi siamo il paese della stampa che lo incensava giorno dopo giorno con poster fotografici giganti, noi siamo il paese che mentre colui sperperava il denaro pubblico elargendo bonus a destra e a manca, la stampa, la grande stampa, chiudeva entrambi gli occhi; noi siamo il paese dei giornali che pur di portare il quotidiano omaggio al potentato di turno hanno ignorato i gravissimi scandali in cui era coinvolto, dallo sdoganamento del sistema clientelare in politica fino al famigerato caso Consip. Che cosa si può pretendere in queste situazioni? Che cosa si può volere quando lo status-quo mediatico e civile si presenta così pernicioso?

Non sorprende dunque notare che anche in questa “diversa” occasione, la stampa “liberal” non si è smentita (fa ridicolo chiamare “liberal” dei cenacoli provinciali dediti a servire l’editore di riferimento, ma in mancanza di altro termine uso questo, parendomi che se si è già nella merda, dovunque si guardi o qualunque cosa si faccia, il profumo non potrà cambiare mai troppo): ne deriva che invece di schierarsi con gli alti valori dell’Arma, e dunque dalla parte delle vittime, ha preferito tenere il piede in due scarpe perché non si sa mai e scavando scavando sarebbe stato pure necessario pronunciare la parola Consip: giammai!

In ultimo, mi duole notare che sugli ultimi gravi episodi di violenza sessuale avvenuti nella penisola, non ha brillato neppure “Il Fatto Quotidiano”. Questo è successo soprattutto con il caso Rimini, dove la violenza è stata perpetrata da immigrati. Mi ha colpito infatti la penna intinta in essenza di acqua di rose usata dai collaboratori di Travaglio in quella occasione (per esempio quando fu data la notizia si sorvolò sul fatto gli aggressori fossero immigrati, e la voce girava a titolo di sussurro), quasi come se costoro temessero di portare qualche consenso in più alle peggiori cause salviniane. La violenza, caro Travaglio, è violenza sempre, e il dito dovrebbe essere puntato con determinazione contro il colpevole, in ogni occasione, non importa il suo colore della pelle, non importa il suo status più o meno privilegiato, non importa quale partito politico si vada ad avvantaggiare difendendo questo sacrosanto assioma!

Ma… si sa… in Italia il calcolo della convenienza… specie politica… viene prima di tutto… anche prima del buon senso. Fermo restando che i peccati veniali de “Il Fatto Quotidiano” sono davvero un’inezia quando comparati al pozzo nero senza fondo dove vivono gli altri giornalucchi italici, come a dire che bisogna accontentarsi….; meglio ancora, bisogna limitarsi a tentare di non cantare… perché la cacca è proprio come Irma: quando tira vento fa onda e… si salvi chi può!

Rina Brundu

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