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Cinema: La macchietta di Baarìa (2009): che fine ha fatto il cinema italiano? E sul Leone d’Oro 2017

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – IL TEOREMA RENZI-TAVECCHIO-VENTURA

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per leggere tutto l’articolo)

Rina Brundu

Baaria_poster_2009Non avevo mai visto il film “Baarìa” (2009) di Giuseppe Tornatore: qualcosa mi diceva che non sarebbe stata una produzione capace di cambiare la mia idea che il cinema italiano sia morto e sepolto da molto, molto tempo. Non mi sbagliavo, purtroppo. Dopo i primi dieci minuti di visione di una macchietta inguardabile, naif, più adatta a registri provinciali che ad essere rappresentata in contesti internazionali, ho creduto di avere le traveggole e dunque sono andata a consultare le bibbie critiche digitali per capire meglio. Ho quindi scoperto che il voto di IMDB per questa produzione è un 6.9 e il voto di ROTTEN TOMATOES è tra il 50% (voto del pubblico) e il 55% (voto della critica).

Ancora una volta ROTTEN TOMATOES si dimostra il sito di critica cinematografica più serio e affidabile, se non fosse che in questa occasione io penso che sia il pubblico che la critica siano stati troppo teneri. Di fatto c’è qualcosa di brutto, di molto brutto in questa promozione della immagine meridionale stereotipata che propone il film di Tornatore; c’è qualcosa di brutto, di molto in brutto in questa proposizione di una retorica posticcia, degna dei peggiori film del nouveau cinéma, del peggior Pasolini, del peggior cinema committed degli anni 70; c’è qualcosa di brutto, di molto in brutto in questo sentimento connotativo che deve per forza fare le veci di una denotazione mancante che, detto terra terra, significa che deve fare le veci delle idee mancanti, della mancanza di immaginazione, dell’incapacità di inventare, reinventare, creare, sorprendere, stupire. Dulcis in fundo c’è qualcosa di immondo in questo continuato fare l’occhiolino – un vizio tipico e capitale della peggior arte italica cinematografica moderna che va, senza distinzione, dai pinocchi benigneschi ai fuocoammare rosiani – ai nostri peggiori vizi celebrati dagli stranieri (come l’eccessiva, fastidiosa, gestualità o il continuato ragionare con il cazzo eretto in presenza di una donna), pur di avere il plauso di quelle stesse comunità, soprattutto per avere il plauso delle comunità d’oltreoceano, meglio se collocabili in quel di Hollywood.

Che dire di più? Nulla, del resto sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. La domanda però è d’obbligo è consequenziale: che fine ha fatto il buon cinema italiano? Che fine ha fatto il miglior cinema italiano? Che poi è un interrogarsi per confondere, per imbrogliare la coscienza sporca che sa benissimo che il cinema italiano è stato fottuto dalle “ficssion” RAI, quelle recitate e girate dai soliti mediocri noti ai meno ma notissimi nei circoli, anche politici, che contanto, ed è stato fottuto da una politica “culturale” (se così la vogliamo chiamare) che, ancora oggi, avrebbe molto da imparare da quel periodo fascista che tenta di prendere per il culo Tornatore. Paradossalmente e ironicamente il maggior pregio di questa sua creazione sta proprio nel suo farci riflettere su come, anche quel periodo nefasto e triste della nostra Storia contemporanea, abbia in fondo qualcosa da insegnarci, finanche in faccende di etica cinematografica: non ho dubbi infatti che i severi critici recensori del Duce avrebbero cestinato “Baarìa” ed esiliato Tornatore, sulla capacità artistica, infatti, non scherzavano e Mussolini pretendeva il meglio.

Non lo nego, il dubbio mi assilla: sarà forse per questo pericolo che avrebbe corso in altri tempi, che a dispetto di queste macchiette leccaculeggianti che produce (mitico il narratore che dice: io sono comunista e di noi comunisti dicono che ci mangiamo i bambini! Sic!),  questo regista è diventato un altro dei falsi miti artistici dei sacerdoti liberal  e radical-chic de noartri? Tutto può essere, tranne l’impossibilità matematica di un valido regista italiano capace di raccontare per davvero questi anni miserabili, e l’impossibilità matematica di un critico cinematografico de Il Fatto Quotidiano che non si meravigli del perché anche quest’anno a Venezia, così come in qualsiasi altro luogo, il cinema italiano sia rimasto a bocca asciutta. Sic!

Rina Brundu

 

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2 Comments on Cinema: La macchietta di Baarìa (2009): che fine ha fatto il cinema italiano? E sul Leone d’Oro 2017

  1. senza girarci troppo intorno, questo film l’ho “cestinato” subito dopo averlo visto e non mi ricordo neanche più di cosa stra-parli, a parte la famosa camminata della diva…Però di Tornatore ho amato tanto il “Cinema Paradiso”. Sarà che erano altri tempi , che era un’altra vita, un’altra Sicilia in cui stavo vivendo forse una delle parti migliori della mia vita. Non so, ma quel film non lo cestinerei mai e le emozioni che mi ha dato le devo pure a Peppuccio, che poi ci ha vissuto sopra sperando, come tanti altri suoi colleghi, di ripetere il miracolo. Ho visto tutti i suoi film, ma rimango ancora affascinata solo dal Cinema Paradiso. Grazie comunque delle tue solite e irrinunciabili incursioni nella nostra realtà. Buona Domenica

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  2. Ciao Ornella,
    lieta di sentirti e grazie della tua cortesia.
    L’ho sempre detto non amo questo cinema italiano e ti diro’ che guardandolo dall’estero ci si vergogna pure (non l’ho scritto per non esagerare, ma e’ la verita’….. paradossalmente siamo noi stessi a presentarci sempre come analfabeti, rozzi, incivili, etc etc, una, due volte va bene ma poi stanca).
    Senza entrare nel cinema di grande respiro. Prendiamo anche solo un film per ragazzi. Te lo ricordi il Pinocchio di Comencini? Ecco, per fare un esempio, il Pinocchio di Comencini, lungi dall’avere i difetti di cui sopra, e’ riuscito a creare un quasi capolavoro da un sicuro capolavoro collodiano.
    Allora io mi domando perche’ non abbiamo piu’ questo tipo di cinema se prima lo avevamo?
    Boh.
    Besos.

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