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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Media e regime (12) – Il caso Sicilia

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – IL TEOREMA RENZI-TAVECCHIO-VENTURA

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per leggere tutto l’articolo)

Rina Brundu

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Il caso Sicilia è solo un’altra di quelle situazioni “politiche difficili” che i media tradizionali tentano di esorcizzare come possono. Il quotidiano Repubblica, per esempio, tramite i sondaggi dell’infaticabile Ilvo Diamanti (peccato che dai tempi del renzismo non ne abbia ancora imbroccata una!), tenta, come meglio può, e soprattutto come non può, di dipingere un’Italia ammaliata dal corrente governo Renzi II, pardon Gentiloni I, e assolutamente dimentica di cosa sia il concetto di leadership e di buon governo di un paese in tempi complessi (concetto che peraltro non fa rima in nessun modo con il concetto di furbizia). Inoltre, con l’arroganza che è tipica dello scalfarismo che corre a briglia sciolta, vittima del suo wishful thinking, indifferente al concetto di analisi ponderata, azzarda che una eventuale coalizione del centro sinistra consegnerebbe a questa parte politica il governo della nazione, dato che un 40% di consensi porterebbe seco questa inevitabile conseguenza. Per certi versi mi ricorda il tempo in cui, prima delle elezioni amministrative, il TG3 diede il candidato piddino in vantaggio sulla futura sindaca Raggi; non si commenta oltre perché a tutto c’è un limite, anche al ridicolo mediatico e agli strafalcioni correlati.

Naturalmente il caso Sicilia riguarda le prossime elezioni regionali in quell’isola, e nello specifico quell’appuntamento elettorale che, fatte salve improbabili sorprese dell’ultimo minuto, porterà il Movimento di Grillo alla guida della regione, spalancandogli le porte del governo del Paese. Una previsione azzardata? Lo vedremo tra poco meno di due mesi. In realtà di azzardato in questo discorso c’è poco, e i fattori che fanno ipotizzare questi scenari come scenari molto plausibili nel futuro prossimo sono molti, soprattutto esulano dal chiaro sintomo di crescita del M5S in questi mesi in cui la nazione politica tenta di riprendersi dallo sfascio procurato dal renzismo.

Nell’ultima decade la Sicilia ha avuto una lunga storia pentastellata, una lunga storia che dimostra come i siciliani ne abbiano ormai piene le scatole della politica d’antan, collusa con la mafia, e una lunga storia che dimostra come non abbiano mai esitato a scrollarsi di dosso questa pesante eredità. Da questo punto di vista fanno dunque sorridere anche le ultime notizie che vorrebbero il ministro degli esteri del presente governo Gentiloni, già ministro degli interni dell’infame governo Renzi I, nonché un politico che in quest’ultima legislatura ha dato evidenza plastica di cosa sia la  politica da dimenticare, impegnato a “blindare” i suoi uomini per le prossime elezioni, ovvero a imporli anche al compagno di merende renzista.

La situazione fa sorridere se non fosse che in tutto questo non c’è niente da ridere, salvo il rilevare, una volta ancora e con profonda tristezza, quanto incancrenita sia l’abitudine di questi personaggi a dare il volere del popolo per scontato, a pretenderlo cornuto e mazziato quello stesso popolo, a fare della furbizia l’unica metodologia d’azione. Fa quindi impressione la povertà d’intelletto che si evidenzia dietro queste realtà politiche tradizionali, a cui era stato affidato il governo della nazione nell’Italia repubblicana. Basti sottolineare, per esempio, come non abbiano ancora capito che l’Italia è cambiata, che il mondo è cambiato, che la realtà quotidiana e nazionale vive di altre necessità amministrative rispetto a quelle in cui sono nate e hanno prosperato le loro datate dinamiche colluse, colluse un po’ con tutto, soprattutto con l’ossimorico mal operare per il bene del Paese che avrebbero dovuto servire.

“L’orrore!” direbbe Conrad guardando al nostro attuale stato di repubblica mediatica canaglia, perché purtroppo siamo costretti a realizzare che i sacerdoti mediatici che abbiamo sono peggiori dei sacerdoti politici che proteggono a spada tratta, in dato modo sono loro a foraggiarli, a farli prosperare, proprio come accadde in occasione dell’ultimo referendum.

Ecco, dai siciliani di oggi ci si aspetta quindi che abbiano la forza per dare il calcio in culo che si meritano a tutte queste male pratiche. Per meglio scrivere, la liberazione dell’Italia parte ancora una volta dalla Sicilia, da una rivolta siciliana, da una campagna siciliana, nella speranza che in questa occasione tale liberazione sia definitiva. Mafia politica no more!

Rina Brundu

 

 

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